Piazze a ferro e fuoco per il caro vita, ma di quali cifre stiamo parlando? Così gli italiani provano a risparmiare

Si rinuncia sempre più alle spese per i figli: giochi e giocattoli (19%), tecnologia (16%) e paghetta e regali (15%), seguiti da vacanze e tempo libero (10%) e attività extrascolastiche (3%). Per baby-sitter e centri estivi, il 7% dichiara di aver ridotto la spesa, mentre l'11% afferma di avervi rinunciato

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Immagine realizzata con l'AI

I dati di una recente rilevazione Eumetra restituiscono un quadro significativo: il 67% degli italiani registra una contrazione del carrello della spesa rispetto a un anno fa, mentre solo il 28% dichiara di non aver modificato sostanzialmente le proprie abitudini. Questo vuol dire che il caro vita entra sempre più concretamente nella quotidianità delle famiglie italiane: cambia ciò che si mette nel carrello della spesa, aumenta l’attenzione alla convenienza e si ridimensionano alcune spese per i figli.

Non si tratta soltanto di cercare prezzi più bassi, ma di rivedere progressivamente le priorità familiari, con possibili conseguenze anche sulle opportunità di svago, socialità e crescita di bambini e ragazzi. Il cambiamento riguarda sia le categorie di prodotto sia le marche: il 50% degli intervistati segnala una contrazione degli acquisti di prodotti di marca, mentre il 33% dichiara di aver aumentato gli acquisti di prodotti a marchio del supermercato.

Immagine realizzata con l’AI

La contrazione interessa diverse categorie alimentari, ma appare particolarmente evidente per alcuni prodotti freschi: il saldo tra chi dichiara di aver ridotto gli acquisti e chi non li ha modificati è pari al 40% per la carne fresca e al 38% per il pesce fresco. Anche la gastronomia registra un saldo negativo del 36%. Per altri prodotti, come vino e liquori, emerge inoltre una maggiore occasionalità degli acquisti: rispettivamente il 13% e il 21% delle famiglie dichiara di non comprarli più. Il risparmio passa dunque attraverso strategie differenti: scegliere alternative più convenienti, acquistare meno frequentemente alcuni prodotti o rinunciare del tutto a determinate categorie.Un quadro che si inserisce nella pressione più ampia sul bilancio domestico già fotografata da Eumetra.

Nella precedente rilevazione sul caro vita, il 79% degli italiani dichiarava un aumento della spesa per benzina e gasolio negli ultimi sei mesi, il 74% segnalava rincari delle bollette di luce e gas e il 68% un aumento della spesa alimentare. Inoltre, il 71% prevedeva di comprimere ulteriormente alcune spese nei mesi successivi. Quando si considerano le spese per i figli, l’analisi riguarda esclusivamente le famiglie con almeno un figlio. Anche in questo segmento, la necessità di contenere i costi porta a rivedere le priorità, intervenendo soprattutto sulle voci più flessibili del bilancio familiare.

Le uscite destinate ai figli vengono così ripensate, con un equilibrio sempre più delicato tra le necessità quotidiane e le spese legate al tempo libero, alla socialità e alle esperienze di crescita.

Tra le voci che registrano un saldo negativo nella spesa emergono soprattutto giochi e giocattoli (19%), tecnologia (16%) e paghetta e regali (15%), seguiti da vacanze e tempo libero (10%) e attività extrascolastiche (3%). Per baby-sitter e centri estivi, il 7% dichiara di aver ridotto la spesa, mentre l’11% afferma di avervi rinunciato.

Le rinunce sono particolarmente visibili proprio nelle occasioni che contribuiscono ad arricchire la quotidianità dei più giovani. Il 12% delle famiglie con figli dichiara di aver rinunciato o ridimensionato vacanze e tempo libero, l’11% le attività extrascolastiche e il 10% le attività sportive.

Non tutte le spese, tuttavia, seguono la stessa dinamica. Alcune voci legate alla gestione quotidiana dei figli continuano inevitabilmente a pesare sui bilanci familiari: il 25% segnala un aumento delle spese per l’alimentazione nella fascia 0-3 anni e altrettanto per pannolini e prodotti per l’igiene. Il 19% dichiara inoltre un aumento delle spese per libri e materiale scolastico, mentre il 12% segnala maggiori costi per mensa, trasporti e rette.

Il risultato è una gestione differenziata delle spese: da un lato si cerca di assorbire l’aumento dei costi legati alle necessità quotidiane, dall’altro si interviene sulle voci considerate più flessibili, riducendo gli acquisti o rinunciando ad alcune opportunità.

Questi comportamenti si inseriscono in una trasformazione più ampia delle abitudini delle famiglie italiane. I rincari non incidono soltanto sulla capacità di spesa, ma sulle scelte che le persone possono permettersi di compiere nella vita quotidiana.

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