In un campionato di equilibrio sono sempre i campioni d’Italia a festeggiare il primo trofeo della stagione. La Supercoppa è del Napoli per la terza volta e dopo il 2021 quando l’Inter vinse il trofeo torna nelle mani dei vincitori del campionato cosa che non era ancora mai successa in questi quattro anni di Riad e nelle prime edizioni di Supercoppa con semifinali e finale. “Se la logica porta da un punto A ad un punto B, l’immaginazione porta dappertutto” diceva Albert Einstein, e adesso dopo queste prove di forza contro Milan e Bologna il Napoli può veramente pensare in grande per quanto sia davvero difficile fare un pronostico e indicare una favorita tra le tre, anzi quattro forse cinque squadre al vertice del campionato in vista della seconda parte di Serie A. Senza porre limiti all’immaginazione e inseguendo il quinto scudetto che per la prima volta scriverebbe nell’albo d’oro il nome del Napoli per due anni consecutivi, la squadra di Conte ha iniziato a festeggiare, convincendosi di poter vincere riscoprendosi leggermente diversa rispetto lo scorso anno, con nuovi idoli ed eroi ritrovati.
C’è stato l’anno di Kvara e Osimhen, quello di McTominay e Lukaku e adesso si stanno delineando i confini dei nuovi protagonisti che rispondono ai nomi di Hojlund e Neres. La vittoria contro il Bologna è una risposta perfetta a quanto incassato lo scorso 9 novembre al Dall’Ara, anche in quel caso fu un 2-0 ma per la squadra di Italiano che festeggiava con le reti di Lucumì e Dallinga, Proprio loro due oggi sono stati l’uno deleterio e l’altro impalpabile. La prima partecipazione ad una finale di Supercoppa per il Bologna consegna un’altra finale persa ad Italiano (ricordiamo quelle con la Fiorentina in Conference e in Coppa Italia), svanisce la speranza -almeno per il momento- di replicare quanto fatto da Arpad Weisz ossia l’ultimo in grado di portare i rossoblu alla vittoria di almeno uno trofeo in due stagioni consecutive, era il 1936-37. Di contro per Conte è la terza supercoppa, pareggiato il conto con Massimiliano Allegri, meno uno da Lippi e Capello, meno due dal record assoluto di Simone Inzaghi. Nella partita in cui alcuni si erano focalizzati con il derby di Scozia a centrocampo tra Ferguson e McTominay, il simbolo dello scorso scudetto che è diventato anche un’opera d’arte con la sua rovesciata segnata con la maglia della Scozia (contro la Danimarca) esposta alla Great Hall della National Galleries Scotland di Edimburgo, il protagonista diventa David Neres semrpe affiancato da un ottimo Rasmus Hojlund e dalla costante regia geometrica di Lobotka.
Napoli, ora innamorati di Neres
DN7, qualsiasi riferimento al più celebre indossatore del suo numero è puramente casuale anche se quella maglia in passato è stata spesso caricata sulle spalle della storia del Napoli (Lavezzi, Cavani, ma anche Josè Callejon, Massimo Mauro e Josè Altafini per un breve tempo). David Neres, giocatore che non rispose alla prima chiamata dell’allenatore della Nazionale, Tite, nel 2019 perchè semplicemente non aveva salvato il numero del Ct e che in passato, quando era all’Ajax ha dovuto raddoppiare quel 7 -ma solo per le partite di Europa League- perchè a inizio della stagione era stato utilizzato da El Ghazi, si sta prendendo il centro dei riflettori di questa stagione al Napoli, la sua seconda. Come Jair, la freccia dell’Inter di Helenio Herrera, lui è un paulista e non ha mai un gioco banale, gli avversari sanno che è in grado di spaccare la partita, lo ha semrpe fatto all’Ajax arrivando addirittura in semifinale di Champions League con quel 4-1 al Real Madrid in cui lui fu grande protagonista. Poi il gran rifiuto alla Cina, l’infortunio al ginocchio e la cessione allo Shaktar Donestk dove a causa della guerra non è mai sceso in campo e ha continauto a girare l’Europa, destinazione Lisbona sponda Benfica. Ennesima consacrazione, viene paragonato a Neymar, e ridimensionamento con scarso minutaggio per l’arrivo di Di Maria; il Napoli lo ha pagato 18 milioni, ma nel primo anno non è mai stato il vero protagonista del quarto scudetto con 30 presenze e 3 gol. Quello appena trascorso è senza dubbio il mese di Neres, ora sembra che il Golfo si stia innamorando di lui come cantano i Coldplay in Feelslikeimfallinginlove. Doppietta contro l’Atalanta, gol vittoria contro la Roma, assist ad Hojlund contro la Juve e ben tre gol in questa supercoppa, come Shevchenko nell’edizione 2004 anche se quella fu un tripletta. Si aggiugne ad un insieme di grandi nomi, tra gli altri giocatori in grado di realizzare una doppietta in Supercoppa vediamo campioni del calibro di Batistuta, Eto’o, Del Piero, Vieira, Aquilani, Tevez, Immobile, Dybala, Inzaghi e per restare in tema Napoli anche Higuain e Careca. Il voto non è un 10 solo per il contropiede sprecato all’inizio della partita, ma poi è lui che manda in porta Spinazzola (parata di Ravaglia), è lui che riceve al 38esimo il pallone da una rimessa laterale e disegna un arcobaleno con il sinistro solo sporcato dal portiere del Bologna e poi approfitta del malinteso tra Ravaglia-Heggem-Lucumì e chiude i giochi. Un “Tiraggir” che Insigne fece entrare addirittura nella Treccani e un gol di rapina come si direbbe una volta. Conte prepara la partita in pressione, lascia la palla agli avversari che sono costantemente accerchiati da maglie azzurre, neutralizzati i registi e le ali, anonimi quindi Orsolini e Castro, Italiano perde la quarta finale su cinque della carriera mentre Conte arriva all’undicesimo trofeo.
Napoli-Bologna, le pagelle
NAPOLI: Milinkovic-Savic 6; Di Lorenzo 6, Rrahmani 7, Juan Jesus 6/Buongiorno SV; Politano 5, Mctominay 6, Lobotka 7, Spinazzola 5.5/Gutierrez 5.5; Neres 9/Mazzocchi SV, Elmas 5/Lang 6, Hojlund 6.5. All. Antonio Conte 8
BOLOGNA: Ravaglia 5.5, Miranda 4.5, Lucumì 4, Heggem 5, Holm 5; Pobega 5.5, Ferguson 4.5/Dallinga 5, Cambiaghi 5.5/Rowe 5.5, Odgaard 5/ Moro 5.5, Orsolini 6.5/Dominguez SV; Castro 5/ Immobile SV All. Vincenzo Italiano 5
