Un solco lungo il viso come una specie di sorriso, e quel sorriso Jasmine Paolini lo ha sempre sfoggiato, un chiaro e netto contrasto con il linguaggio del corpo e del viso di Lorenzo Musetti. Serenità, esaltazione, felicità perchè era arrivata alla finale degli internazionali BNL d’Italia, l’ultima a riuscirci era stata la sua amica e compagna di doppio Sara Errani, perchè sapeva che il giorno dopo si sarebbe giocata una seconda finale insieme a Sarita e l’occasione di riscrivere la storia dopo quarant’anni era nelle sue mani. Ecco perchè sorride, anche quando perde un punto importante, non si infuria, non spacca la racchetta, non lancia palline e non prende inutili warning, Jasmine Paolini ha vinto gli Internazionali d’Italia danzando per la gioia sul Campo Centrale sulle note di Tutta l’Italia. Mancava da 40 anni come detto il titolo, da Raffaella Reggi nel 1985 che vinse a Taranto, la vittoria in singolare più bella della carriera, più meritata e forse per certi versi inattesa. Qui a Roma non aveva mai passato più di un turno, e quest’anno ha vinto il torneo, si è rivista la giocatrice dello scorso Roland Garros, dello scorso Wimbledon, allora non erano casualità, abbiamo veramente la prossima numero 4 del ranking WTA. Ha passato Iga Swiatek e questo basta per definire i suoi meriti, davanti ad una campionessa di tutto, una giovane leggenda che sembra aver preso troppo presto la strada del declino iniziato dopo la vittoria contro Jas sullo Chatrier. Fa ancora male forse quella sconfitta, come fanno male quelle in finale a Wimbledon e l’uscita anticipata dal tabellone singolare delle Olimpiadi, ma questo successo risana tutto, è la vittoria della conferma è la vittoria che stabilizza Jasmine tra le grandi del tennis mondiale anche con il cambio di allenatore.

Cambio Coach, come Sinner
Ha spiazzato tutti, capacità di sorprendere anche al di fuori dal campo. Jasmine Paolini alcuni mesi fa ha annunciato la sua separazione professionale da Renzo Furlan. Nel momento migliore della sua carriera, al culmine di un percorso dove forse non era più possibile migliorare e quindi ecco che una volta raggiunto un limite estremo verso l’altro per oltrepassarlo c’era bisogno di cambiare anche dopo dieci anni di collaborazione. D’altronde lo abbiamo già visto fare ad un altro campione del nostro tennis, Jannik Sinner che per seguire Riccardo Piatti aveva cambiato le basi della sua concezione di vita, lasciando le sue amate montagne, abbandonando i suoi fedeli sci per intraprendere la strada della racchetta e poi, una volta raggiunto un apparente limite si è affidato a Simone Vagnozzi e Darren Cahill per diventare il giocatore che è oggi. Jasmine ha scelto Marc Lopez nel suo angolo, con Sara Errani semrpe presente. Ora ci sono dalla sua parte ben due medaglie d’oro olimpiche, un club del quale fa parte lei stessa grazie a quel meraviglioso successo a Parigi 2024 con Sarita. Marc è spagnolo, è un nome noto nella penisola iberica, appartiene a quella generazione d’oro che ha visto come punta di diamante Rafael Nadal e proprio insieme al maiorchino Lopez ha vinto l’oro olimpico a Rio 2016. E’ al fianco di Gelsomina adesso, per trascinarla a traguardi che lui ha già raggiunto, pensiamo alla vittoria del Roland Garros in doppio, ottenuta sempre nel 2016 insieme al fratello Feliciano Lopez. Lo scorso anno Sara e Jas ci erano andate vicinissime, perdendo in finale, concedendo a Coco Gauff la rivincita dopo la sconfitta a Roma. La portabandiera americana al fianco di Lebron James alle Olimpiadi di Parigi ormai da quel momento vive con l’incubo ogni volta che incontra Jasmine, in singolare e in doppio. Jasmine ha vinto a Stoccarda, ha vinto con Sara in questi internazionali e ha vinto anche la finale del torneo fermando il viaggio di una giocatrice campionessa Slam che presto tornerà numero due del mondo.

Un dominio, che brivido con Shnaider
Come il torneo di doppio del 2024. Lo scorso anno Errani/Paolini erano in svantaggio 4-0 nel secondo set del primo turno e poi hanno vinto il torneo. In quella situazione ci si è ritrovata ancora, questa volta però era da sola, ma questo torneo ci ha ricordato del fondamentale paradosso alla base del tennis, che è uno sport individuale, ma nel quale si vince in una squadra. E il coaching di Sara Errani ha ribaltato questo 4-0 per l’avversaria, quella Diana Shnaider già affrontata e sconfitta nella fiale per l’Oro olimpico (al fianco di Mirra Andreeva la stessa coppia battuta dalle due anche a Roma quest’anno). “Giocale sul rovescio” un consiglio che ha cambiato le sorti dell’intero torneo perchè da quel momento Jasmine ha vinto sei game consecutivi, ha ribaltato il set e ha vinto il match. Chissà se in quel momento, sul 4-0 in favore della Shnaider che era a due game dalla vittoria, Jasmine ha pensato alle residue speranze di vincere il titolo qui al Foro Italico. In pochi potevano immaginare una tale rimonta che poi si è concretizzata e Gelsomina non ha più perso neanche un set, né con Peyton Stearns (rivelazione di questi Internazionali che ha comunque avuto due set point) ne con Gauff contro la quale il dominio è stato più netto ed evidente. Più si alza il livello dell’avversaria, più si alza il livello del tennis di Jasmine stessa. Davanti al Presidente Mattarella poi in finale quel livello ha raggiunto cime inesplorate, un dritto poetico, un rovescio solido e un servizio che per le rivali è sempre complicato da decifrare, anche se Gauff mette a segno diversi colpi diretti in risposta. Jasmine è la quarta italiana a vincere il torneo, prima di lei c’erano riuscite Lucia Valerio, Annelis Ullstein Bossi e Raffaella Reggi, neanche le migliorie esponenti della generazione d’oro avevano compiuto questa impresa. In campo non conta il palmares, non contano più i precedenti e il ranking, c’è una giocatrice sola, a tratti dominante caricata dal pubblico, dai 10 mila del centrale e dalle bandiere tricolori che sventolano fiere ed orgolose durante l’inno e durante l’esibizione su We Are The Champions. Gauff sbaglia tanto, 31 errori gratuiti contro 14 nel primo set, poche prime il 51%. Nel secondo Jas è implacabile, non conosce ansie, non conosce timori e rende il risultato quasi impietoso nei confronti di una ragazza che a 21 anni ha portato la bandiera americana alle olimpiadi e ha vinto uno US Open. Chiude quasi con il triplo dei gratuiti di Jasmine, con sette doppi falli; sperava nella maratona di errori, ma dall’altra parte c’era la perfezione, Jasmine Paolini.
