La domanda se la borsa salga sempre richiede una distinzione tra orizzonte temporale, struttura degli indici e dinamiche macrofinanziarie. I mercati azionari non crescono in modo lineare né continuo: registrano fasi di espansione, correzione, bear market e ripartenze. Tuttavia, osservati su intervalli pluridecennali, gli indici globali mostrano una tendenza strutturale alla crescita, sostenuta dall’aumento degli utili, dal progresso tecnologico e dall’inclusione progressiva di società più efficienti all’interno degli indici ponderati per capitalizzazione.
La borsa non sale sempre per ragioni cicliche e microstrutturali. I cicli economici influenzano la redditività aziendale e quindi le valutazioni: durante le fasi recessive i profitti si contraggono, la propensione al rischio cala, i premi al rischio aumentano e i prezzi incorporano aspettative più negative. A livello micro, settori specifici possono affrontare shock improvvisi, variazioni normative o rotture competitive, generando drawdown anche significativi. L’eccesso di leva finanziaria, i cicli di politica monetaria e gli squilibri macro globali accentuano ulteriormente la volatilità dei listini. Storicamente il mercato azionario globale ha attraversato correzioni superiori al 10 per cento quasi ogni anno e fasi di ribasso superiori al 20 per cento in media ogni 5-7 anni. Questi fenomeni mostrano che il percorso dei prezzi è intrinsecamente non lineare.
La tendenza di lungo periodo alla crescita deriva invece da fattori strutturali. Gli indici azionari non rappresentano l’intero universo economico, ma selezionano dinamicamente le società più grandi e liquide, sostituendo nel tempo gli emittenti che perdono rilevanza. Questo crea un bias evolutivo: la composizione premia i business con maggior capacità di generare utili e di sopravvivere ai cicli economici. L’aumento della produttività nel lungo periodo sostiene gli utili reali e l’espansione dei flussi di cassa. Inoltre, la crescita nominale dell’economia, guidata dall’inflazione e dall’aumento dei consumi, si riflette nella graduale rivalutazione degli utili aziendali. Le serie storiche dell’Msci World, dell’S&P 500 e dei principali indici europei mostrano che il rendimento reale di lungo periodo rimane positivo nonostante shock geopolitici, crisi energetiche, crisi del credito o aumenti dei tassi.
Il ruolo delle valutazioni è centrale per comprendere la dinamica non lineare dei rendimenti. Nei periodi di tassi reali elevati, i multipli tendono a comprimersi perché il valore attuale dei flussi di cassa futuri diminuisce. Viceversa, nei periodi di tassi reali bassi o negativi, i multipli si espandono. La borsa può quindi attraversare fasi pluriennali di stagnazione pur in presenza di crescita degli utili, oppure fasi in cui i prezzi salgono più rapidamente dei fondamentali. La componente valutativa, insieme alla ciclicità degli utili, determina l’andamento reale dei rendimenti.
L’orizzonte temporale modifica drasticamente la probabilità di rendimenti positivi. Su base annuale gli esiti sono ampiamente distribuiti e comprendono anni di forte rialzo e anni di forti perdite. Su orizzonti di 10 o 15 anni la distribuzione si assottiglia: la maggior parte dei periodi rolling mostra rendimenti reali positivi, grazie all’effetto della crescita composta degli utili e dei dividendi. Ciò non implica che la borsa salga sempre, ma che la natura della crescita economica e la selezione interna agli indici rendono più probabile un trend rialzista sul lunghissimo periodo.
Nel breve periodo prevalgono fattori di sentiment, flussi, politiche monetarie e shock esogeni; nel lungo periodo prevalgono crescita economica, produttività e utili. La borsa non sale sempre perché i mercati scontano rapidamente informazioni nuove e ricalibrano costantemente le valutazioni. Sale nel lungo periodo perché le economie sviluppate e globali hanno storicamente ampliato la loro capacità produttiva. Per l’investitore, questo implica che il rendimento atteso dipende dalla capacità di mantenere un orizzonte adeguato, gestire la volatilità intermedia e diversificare tra aree geografiche e settori. Il mercato azionario non garantisce rialzi costanti, ma offre nel lungo termine uno dei premi al rischio più elevati tra le asset class tradizionali.
