La caccia ai siti sessisti ormai è nelle mani delle procure, che ora indagano su chi, per ottenere clic, ospita sui propri siti immagini ‘rubate’ di donne, celebri e comuni, e su chi le commenta in modo osceno se non proprio minaccioso.
La procura di Roma è in attesa di una prima informativa da parte della polizia postale, che ha già avviato le sue ricerche per risalire a chi gestisce le piattaforme, ma anche per identificare chi postava le foto e gli autori dei commenti sessisti e offensivi. A quel punto i magistrati romani potranno aprire un fascicolo, ma le denunce e gli esposti sono tanti e tali, in tutta Italia, che anche altre procure si affiancheranno per perseguire queste realtà di internet neanche troppo sommerse.
A Genova, per esempio, sono già arrivate segnalazioni di donne che si sono riconosciute nel gruppo Facebook ‘Mia Moglie’, quello da cui è partito lo scandalo. Una attivista del capoluogo ligure, nel giorni scorsi, aveva scovato sulla pagina numerosi concittadini: poliziotti, militari, medici, dirigenti sanitari, avvocati, insegnanti, docenti universitari. Tutti iscritti al gruppo in cui si ci scambiava immagini delle proprie consorti da esporre, senza consenso, agli occhi di estranei. Alcun utenti si erano protetti con l’anonimato ma tanti, che non avevano avuto l’accortezza, con il salire del clamore mediatico si sono affrettati a cancellarsi, pare anche previa richiesta di denaro, episodi che se accertati potrebbero far aprire nuovi fascicoli di indagine.
L’altro lato delle indagini riguarda chi c’è dietro a questi siti. Ha lasciato una risposta on-line, prima di auto cancellarsi dal web, il gestore del famigerato Phica.eu, che raccoglieva su un forum immagini di donne sia comuni che celebri – c’era anche la premier Giorgia Meloni – che poi venivano commentate, coi toni che si possono immaginare, da centinaia di utenti. Stando agli analisti di intelligence Valerio Lillo e Lorenzo Romani – la loro indagine è stata riportata oggi da Repubblica – Phica.eu sarebbe riconducibile alla Hydra Group Eood, una società con sede legale a Sofia in Bulgaria con un giro d’affari sopra il milione di euro l’anno a fronte di un capitale sociale di soli 50 euro. Il proprietario sarebbe un italiano. La Hydra sarebbe una ‘società di consulenza’ secondo i registri bulgari, ma il collegamento con Phica sarebbe stato accertato grazie a un complesso lavoro di ricerca tra scatole cinesi societarie che ha toccato la Francia, la Spagna e il Regno Unito per arrivare a Sofia, dove nello stesso edificio hanno sede legale quattro società, tutte intestate alla stessa persona.
“Sono disgustata da ciò che è accaduto, e voglio rivolgere la mia solidarietà e vicinanza a tutte le donne che sono state offese, insultate, violate nell’intimità dai gestori di questo forum e dai suoi ‘utenti” ha affermato la presidente del consiglio Giorgia Meloni in un colloquio con il “Corriere della Sera”. “E’ avvilente constatare – prosegue la premier – che nel 2025 ci sia ancora chi consideri normale e legittimo calpestare la dignità di una donna e farne oggetto di insulti sessisti e volgari, nascondendosi per di più dietro l’anonimato o una tastiera”. Per questa ragione Meloni confida “nelle autorità competenti affinché i responsabili siano individuati nel più breve tempo possibile e sanzionati con la massima fermezza, senza sconti. Nel nostro ordinamento, la diffusione senza consenso di contenuti destinati a rimanere privati è un reato e si chiama revenge porn”.
Bernardini de Pace: ‘Una class action per tutte le donne ferite’
Intanto l’avvocata Annamaria Bernardini de Pace, specializzata in diritto di famiglia, parlando con l’ANSA annuncia: tutte le “donne che sono state ferite con violenza nella loro identità femminile” possono partecipare a una “class action” contro le piattaforme sessiste “e noi chiederemo un risarcimento danni per loro a carico di Facebook”, in particolare per quanto riguarda il gruppo ‘Mia moglie’. Bernardini de Pace chiarisce che, assieme al penalista David Leggi, sta studiando anche il caso del sito Phica.eu, sempre nell’ottica di azioni civili di risarcimento e penali.
La matrimonialista ha spiegato che in queste vicende “è stato violato il principio costituzionale che tutela l’identità e la dignità della persona ed, in particolare, è stata ferita con violenza, con l’uso brutale di quelle immagini, l’identità femminile”. Per questo, ha chiarito, “a me potranno rivolgersi tutte le donne che hanno subito queste ferite e noi chiederemo per loro un risarcimento danni a carico di Facebook”. Queste donne, ha precisato, “potranno rivolgersi direttamente a me, attraverso la mia email che metto a disposizione, abdp@abdp.it, e io svolgerò questa attività solo per una cifra simbolica – ha chiarito – nessuna alta parcella ovviamente”.
Dall’inizio della prossima settimana, l’avvocata Bernardini de Pace e il collega penalista David Leggi inizieranno a studiare i casi del gruppo Fb ‘Mia moglie’ e del forum on line Phica.eu e a raccogliere le eventuali segnalazioni che arriveranno per preparare azioni civili e penali. “Potremmo agire con due class action”, ha spiegato ancora l’avvocata.
Sul fronte penale, ad esempio, come ha precisato Bernardini de Pace, si potrebbe arrivare a contestare il “revenge porn”, ossia il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ma anche ipotesi di “stalking, violenza o molestia”. A cui si potrebbero aggiungere ovviamente profili di violazione della privacy, oltre che diffamatori e di istigazione a delinquere, in relazione ai commenti che apparivano nel forum sessista. “Voglio vedere anche – ha concluso Bernardini de Pace – se ci sarà pure la possibilità di intervenire rivolgendosi al Garante per la Privacy”.
L’Unione Camere Penali: ‘Eliminazione delle immagini è ristoro minimo’
Secondo il presidente dell’Unione Camere Penali Francesco Petrelli, contattato dall’ANSA, una parte lesa ora può innanzitutto “sperare di ottenere che i gestori eliminino al più presto dai rispettivi siti e social le immagini che costituiscono un danno per la persona offesa, perché questo costituirebbe il minimo ristoro sotto il profilo dell’interruzione delle condotte illecite e dei riflessi di danno”. Si tratta comunque di una materia complessa, anche per gli avvocati: “L’irruzione delle tecnologie digitali accompagnata all’uso sempre più massiccio e indiscriminato e semplice e agevole dell’IA pone un problema di conoscenza di quegli strumenti e del danno che un uso libero e sconsiderato di quei mezzi può determinare. La conoscenza da sola non basta per difendersi e difendere. Da quella conoscenza nasce la consapevolezza della inadeguatezza degli strumenti di difesa. E’ facile e demagogico dire ‘inaspriamo le pene’, ‘introduciamo un reato’. Credo molto poco in questa materia – aggiunge – all’utilità dello strumento penale repressivo. Soprattutto in questo campo contano sicuramente più l’educazione e la cultura, sia a livello individuale che collettivo, e poi bisognerebbe riflettere, strada in salita, su strumenti di controllo nell’ambito della gestione di questi strumenti, che noi sappiamo costituiscono tuttora nonostante una terra di nessuno”.
