Il giorno in cui scoprimmo che la passione in F1 può essere anche azzurra e non soltanto rossa. Grazie Kimi Antonelli per avercelo spiegato, molti di noi, anzi quasi la totalità di noi non poteva neanche immaginare di poter vivere un momento del genere, vedere un campione del mondo italiano, sentendo l’inno di Mameli per primo e non per secondo come accade quando a vincere è la Ferrari, era qualcosa di impensabile per tutta una generazione di appassionati. AKA diventa un nuovo idolo nazionale e generazionale, perché non era mai accaduto di vedere un Gen Z eletto nell’Olimpo dei più grandi, perché erano 73 anni che il tricolore non arrivava alla vittoria al fianco di un pilota e non di una macchina. La Ferrari rimane un simbolo, lui diventa un’icona: un ragazzo di appena 20 anni, il più giovane campione del mondo della storia, non ha solo vinto, ha dominato il mondiale con i suoi predecessori che hanno solo potuto applaudire, loro capaci di mettere la firma in diverse pagine dell’almanacco di questo sport, ma che alla sua età erano ancora nella fase di apprendimento. Lewis Hamilton e Max Versteppen sul podio insieme a lui lo hanno sollevato in trionfo, letteralmente, quasi come fosse uno storico passaggio di testimone: due piloti sconfitti che riconoscono così la superiorità di Kimi, il terzo campione del mondo di F1 della storia a portare la bandiera italiana. Non è sfuggito l’atteggiamento che hanno nei suoi confronti, quasi fosse protettivo, quasi come se si guardassero in uno specchio riconoscendosi nel campione del presente e del futuro. Intanto i nostri ricordi tornano subito a Michele Alboreto, (ma assumono anche un carattere tragico quando ripensiamo a Lorenzo Bandini favorito nel 67 e a Lugi Musso nel 58), non ad Ascari perché la maggior parte di chi oggi guarda la F1 probabilmente era troppo giovane o forse non era neanche nato quando il mitico Alberto nel 1953 festeggiava il suo secondo mondiale. E quindi pensiamo a quando ci andammo vicinissimi, era il 1985 e la Ferrari di Alboreto viaggiava incontrastata in cima alla classifica, davanti ad Alain Prost, il titolo era qualcosa di tangibile, una speranza concreta, ma poi qualcosa si ruppe, letteralmente. Proprio a Monza il motore abbandonò la rossa e così accadde in tutte le gare successive del mondiale. D’altra parte proprio a Monza nel 2026 invece ci siamo resi conto di avere di fronte a noi un fenomeno. C’era stato anche Mario Andretti, lo ricorderete sicuramente, ma non è assolutamente la stessa cosa; nato in Italia (anche se oggi Montona è in Croazia), madrelingua italiana, ha vinto il mondiale nel 1978, ma lo ha fatto portando le stelle e strisce americane. Kimi invece ha portato di nuovo in alto la bandiera italiana ed essendo il più giovane campione mai esistito, è già entrato nel club dei grandissimi del nostro sport (e perdonatemi se manca qualcuno alla lista) al fianco di Valentino Rossi, Marcell Jacobs, Federica Pellegrini, Jannik Sinner, Fausto Coppi, Gino Bartali, Marco Pantani, Gimbo Tamberi, Paola Egonu, Lorenzo Bernardi, Federica Brignone e Alberto Tomba, il suo concittadino che gli ha regalato un braccialetto dal quale difficilmente si separa. Non abbiamo citato i grandi del calcio volontariamente, perché da oggi, l’anno domini 2006 non sarà solo quello dei Campioni del Mondo di Lippi, non sarà solo legato ai nomi di Francesco Totti, Alex Del Piero, Andrea Pirlo, Gigi Buffon, ma sarà anche l’anno in cui è nato Kimi Antonelli, benvenuto tra i più grandi!

Diventerai una Star, la visione di Toto Wolff: aveva ragione
Diventerai una star, una celebrità, cantavano i Finley indovinate in che anno!? Proprio in quel 2006 nel corso del quale eravamo troppo distratti dai successi del calcio (ma anche del ciclismo con Ivan Basso e Paolo Bettini) per accorgerci che era nata una nuova stella. Certo, non potevamo saperlo e a dirla tutta non potevamo neanche immaginarlo perchè ormai per noi, secondo un immaginario collettivo la festa della formula Uno era legata esclusivamente al rosso Ferrari e così è sempre stato fino ad oggi. D’altronde lo affermava anche il Drake, “Date ad un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un’automobile. Sicuramente la farà rossa”, ma non sapeva che questo suo assioma valido e indelebile potrebbe essere ribaltato e sovvertito da un ragazzo bolognese che non più di tre mesi fa festeggiava il compleanno all’acquafan di Riccione e che è stato scoperto da Toto Wolf quando ancora si districava nelle gare dei Kart. Antonelli vincendo il mondiale in un periodo in cui il Cavallino soffre e aggiorna continuamente il conto degli anni senza titolo (siamo a 19 dalla vittoria dell’altro Kimi, Raikkonen), rischia di modificare quell’immaginario collettivo che vede il rosso e la bandiera italiana viaggiare di pari passo. Potrebbe rivoluzionare il modo in cui gli italiani guardano e seguono questo sport, allineandolo con gli altri portando un paese a tifare per l’atleta, non per la squadra. Sono lontani i tempi in cui ad Imola (1983) un pilota italiano veniva fischiato (Patrese), peraltro stampandosi sulle barriere, solo perché aveva superato un francese, se non fosse che quel francese (Tambay) era la volante di una Ferrari. Kimi guida una freccia d’argento, una Mercedes e dominando la stagione 2026 ha messo d’accordo tutti, con quel tricolore che è sventolato anche a Monza nel corso di quella che è stata la gara più incredibile della sua stagione, ma anche con quel numero 12 tanto caro ad ogni appassionato di questo sport, che riporterà ricordi sempre la, sempre alla leggenda di Ayrton. In questo senso è arrivato in anticipo, sarebbe stato bello avere l’aritmetica del titolo mondiale in Brasile dove l’anno scorso al suo primo anno in F1 andò a visitare la tomba di Senna a Morumbi. In Brasile però ci sarà la sua celebrazione, dove Ayrton, che non ha mai visto correre per questioni anagrafiche, è il suo riferimento, insieme a Michael Jordan e a Valentino Rossi, un altro che nel motorsport italiano è riuscito a spostare l’attenzione dalla macchina al pilota; ricordiamo tutti i suoi trionfi e li abbiamo celebrati a lungo anche se erano arrivati grazie ad un moto giapponese. Verrà un giorno in cui dovrà confrontarsi con gli idoli storici nazionali, in cui a lottare per il titolo ci saranno due tricolori, quello di Kimi e quello della Rossa; quello sarà il momento in cui gli italiani dovranno scegliere da che parte stare, per il momento possiamo tifare entrambi godendoci il nostro campione azzurro. Aka a suo modo è figlio d’arte, anche se ha già superato ampiamente la notorietà del padre, Marco, anche lui pilota e proprietario del team Antonelli Motorpsort, che non avrebbe voluto esporre il figlio ai rischi della velocità. Ma il richiamo della pista è stato irresistibile, a 2 anni era già sui kart e a 13 anni è entrato in Mercedes sotto la guida di Dino Chiesa, nel team di Nico Rosberg. Sembra di parlare di un passato remoto, ma sono passati solo 5 anni da quando ha inziato a correre con le monoposto in formula Regional sia quella middle east che quella europea. Non aveva neanche la patente quando nel 2025 venne chiamato a sostituire Hamilton, un simbolo della Mercedes come pilota titolare della stella a tre punte. Anche quella fu una scelta di Toto Wolff che pur di vederlo così presto in F1 era disposto a mettersi contro il decision board Mercedes guidato dal presidente Ola Kallenius che avrebbe preferito attendere e cercare altre soluzioni. “Mi fido di Te” direbbe Jovanotti. Alla prima gara in F1 fu quarto, rimontando 12 posizioni per un problema al fondo che lo aveva fatto uscire in Q1. Arrivarono poi timide conferme, risultati non entusiasmanti e alcune delsuioni come l’11esimo poto in Barhain, due ritiri e Montecarlo. In Canada la svolta, una di quelle piste ormai storiche affrontata quando era in corso la sua preparazione per l’esame di maturità; andò per la prima volta a podio e poi tornò in italia per diplomarsi. In Austria arrivò il primo errore della carriera, tamponò Verstappen e la gara dopo a Silverstone subì la stessa sorte per mano di Hadjar. Il primo anno in ogni caso fino a li era destinato ad esser dimenticato ed etichettato come fallimentare, ma poi arrivarono il quarto posto a Baku e per la prima volta arrivò davanti a Russell, compagno di squadra. Salì sul podio in Brasile e Las Vegas chiudendo settimo nella classifica finale, d’altronde “Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile” cantano i Coldplay. Oggi, alla sua seconda stagione in F1, possiamo già parlare di un ragazzo che non ha altro da imparare perché è il pilota che ha sbagliato di meno, dotato della maggior lucidità ed intelligenza tattica in gara diventando anche uomo squadra, l’unico a credere nel pacchetto di aggiornamenti della Mercedes che aveva deluso all’esordio. Non si rende conto, o almeno pare non rendersi conto da come corre del peso della sua impresa.

Antonelli, il dominio nella stagione del suo primo mondiale
Nel 2025 Kimi Antonelli ha battuto il suo compagno squadra George Russell solamente due volte in tutta la stagione, una parziale bocciatura, al punto che forse qualcuno ha iniziato a criticare l’azzardo di Toto Wolf. No, non è diventato il più giovane vincitore di un gran premio in F1, ma talvolta un NO può esser letto come un acronimo di Nuova Occasione, e quindi era consapevole di poter ancora diventare il più giovane campione del mondo di F1. Il bello è che nessuno gli chiedeva di infrangere questi record, ancora una volta ha smentito le parole di Enzo Ferrari “Più li metti sotto pressione, più saranno a disagio e più saranno veloci”. Ecco Kimi, a parte una scuola da finire, e un sedile che solo l’anno prima era stato occupato da un 7 volte campione del mondo come Hamilton, di pressione non ne aveva così tanta essendo arrivato in Formula Uno a 18 anni e con tutto il tempo per crescere e diventare un campione. Il suo esordio nel 2025 non è stato esattamente dirompente come poteva esser quello di campioni del calcio come Buitragueno che alla sua prima partita entrò e fece doppietta con assist. D’altronde Nello sport non potrà mai esistere un momento uguale ad un altro, lo diceva Michael Schumacher, e quindi sarebbe stata un’utopia pensare di rivedere una vittoria all’esordio, ci riuscì solo Giancarlo Baghetti a Reims nel 1961 e ovviamente Nino Farina a Silverstone nel 1950, ma era la prima gara della storia della F1. E’ proprio però dalla stagione parzialmente deludente del 2025 che Kimi iniziò a “lavorare ad un sogno”, per prendere stavolta in prestito le parole a Bruce Springsteen e quindi, considerando che alcune cose sono destinate a succedere, e in questo caso le parole sono quelle di Elvis Presley, nel 2026 abbiamo imparato a conoscere un nuovo Kimi Antonelli: un pilota dotato della maturità, della freddezza e del giudizio di chi in questo sport naviga sulla cresta dell’onda dei record. Il primo rivale di un pilota è il proprio compagno di squadra, stessa macchina, stesse condizioni all partenza e nel confronto diretto con chi ti sta a fianco nel box conta solo il talento, ma in Australia Russell sembrava ancora il più esperto, apparentemente lanciato e favorito in direzione di un titolo che tutti sapevano sarebbe finito alla Mercedes, senza dubbio la miglior macchina. Vince George e Kimi dopo un incidente nelle libere e una brutta partenza è secondo.
La prima sliding door arriva subito dopo, il 15 marzo 2026, una data da salvare nella memoria: Kimi Anontelli diventa il più giovane pilota della storia a conquistare la pole position (record sfilato a Vettel nel 2008), il primo italiano dal 2009 e poi il giorno dopo il primo italiano a vincere dopo 20 anni. In Asia già lo amavano, ha corso li alcune delle sue primissime gare in carriera sulle monoposto e dopo la Cina non poteva trascurare il Giappone: seconda pole consecutiva dopo la prima in carriera come solo Hawthorne, Fittipaldi, Lauda, Hunt, Jarier, Arnoux, Hamilton e Senna. Ricordate cosa chiese Leclerc quando arrivò a Monza nel 2019? Cercò di informarsi per sapere quanti piloti dopo aver vinto la prima gara hanno vinto la seconda consecutivamente. Al tempo erano 8, con Charles divennero 9 e con Kimi in Giappone 2026 arriviamo a 10 nel giorno in cui divenne leader del mondiale, l’unico a riuscirci prima di compiere 20 anni. Già vediamo una delle prime foto di questa stagione, Kimi che esulta come Usain Bolt, lanciando una simbolica freccia, un’esultanza che il velocista giamaicano aveva reso celebre alle Olimpiadi di Pechino 2008, quando Kimi aveva 2 anni. Non c’è due senza tre e anche Miami è di Antonelli, una gara difficile caratterizzata da Safety Car e che lo vede anche sbagliare la partenza e rimediare subito andando a riprendersi il primo posto e arrivando ad un vantaggio di 20 punti in classifica. Si va in Canada, già un luogo del cuore per Kimi. Lui e Russell questa volta si sfidano senza esclusione di colpi fino a che l’inglese non fonde il motore: altro giro altro record, mai nessuno dopo aver vinto la prima gara era riuscito a vincere anche la seconda, la terza e la quarta di fila. “Anche se ho solo 20 anni dovrò correre. E prometti domani a tutti parlerai di me” dicevano i Maneskin e anche in questo caso una strofa che si addice al nuovo campione del mondo, che senza alcun limite arriva a Montecarlo uscendo vincitore da una gara pazza che si discosta dalla abituale monotonia che si vede tra le strade del principato: quinta consecutiva e un titolo che già sembra archiviato a inizio giugno. “Non pensiamo al campionato perchè semplicemente non avrebbe senso farlo” dice il padre Marco nonostante Kimi si trovi ad aver guadagnato altri 25 punti su Russell. Infatti il destino lo ascolta, a Barcellona arriva la prima battuta di arresto quando era primo e si ferma a 5 giri dalla bandiera a scacchi. Parte la rimonta dell’inglese che vince in Austria, è secondo in Gran Bretagna dove l’azzurro ha un’altro problema facendo 0 punti. Serviva una nuova reazione al primo momento di difficoltà della stagione. L’ultimo italiano a vincere il gran premio del Belgio a Spa Franchorschamps du proprio Ascari (nel 1984 vinse Alboreto, ma si correva a Zolder), un digiuno di 73 anni che profeticamente Kimi ha interrotto restituendo il sorpasso sul rettilineo del Kemmel a Verstappen dopo aver perso la posizione la via. Russell si ritira di nuovo e il distacco torna a 50 punti. Due podi in Ungheria e Olanda e poi si arriva a Monza e per la prima volta gli italiani sono li per lui, è per lui che viene srotolato il cuore rosso sotto al podio. Abbiamo già trovato la più bella gara della sua carriera perché Monza 2026 sta ad Antonelli come Sudafrica 1973 sta a Jackie Stewart o Interlagos 1991 sta a Senna. Kimi parte diciannovesimo per via di una penalità vista la sostituzione del cambio. In gara compie 26 sorpassi, è dodicesimo già al primo giro, fa un secondo pit stop di sicurezza e rimonta ancora, per la seconda volta e quando arriva dietro a Russell per superarlo si lancia nella ghiaia rischiando di compromettere tutto. “E’ il girono più bello della mia vita, e il bello deve ancora venire”, era dal 1966 con Scafiotti che un italiano non vinceva il Gran Premio d’Italia, e lui è anche il più giovane della storia a riuscirci. Russell corre in F1 da otto anni e ha vinto sette gare, Kimi in questo conto totale lo sorpassa alla gara successiva, Madrid dove a premiarlo è il Re Felipe VI, una corsa in cui viene aiutato dalla Virtual Safety Car per sua stessa ammissione, effettivamente la direzione gara sbaglia i tempi e toglie il successo a Norris, ma se ne va da una pista in cui la stella a tre punte non era favorita con 81 punti su Russell e 100 su Hamilton… il titolo era ormai conquistato ma nessuno lo diceva per scaramanzia, l’abbiamo già detto che è italiano? Quando a Sepang supera Russell sotto la pioggia, che poi si ritira si cominciano a fare i calcoli e dopo il terzo posto di Singapore cerchia in rosso la prima data, Austin, Texas per il primo, difficile, match point. Kimi non fa come la Spagna, non festeggia il titolo negli Stati Uniti che per l’Italia rimangono sportivamente la patria del rigore di Baggio e di Italia-Olanda di Volley alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Il Mondiale arriva in Messico, li dove perdemmo una finale ai mondiali di calcio e vincemmo l’oro olimpico con Klaus Dibiasi, nella terra del leggendario gol del secolo di Maradona, il paese dove Tommie Smith e John Carlos alzarono i pugni chiusi dentro ai guanti neri entrando nella storia. Andrea Kimi Antonelli, AKA se vogliamo usare l’acronimo, è il più giovane campione del mondo della Formula Uno, non avrà Vent’anni per sempre come direbbe Cremonini, bolognese come lui, ma sicuro il tempo per ritoccare e costruire i propri record è dalla sua parte
