Dimenticate la Sanremo: riecco il dominio Pogacar al Giro delle Fiandre.

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Tadej Pogacar

Non si potrebbe parlare chiaramente di distacchi da Giro delle Fiandre, perché alla fine Tadej ha vinto solo con un minuto sui tre che si sono giocati la volata finale, ci ha abituato a distacchi maggiori, da record, ma ciò non sminuisce l’ennesimo trionfo di Pogacar. Dimentichiamo l’attaccante spregiudicato visto alla Sanremo, questa volta Van der Poel riesce a tenergli la ruota ma deve spendere molte più energie sui ciottoli dei muri della Ronde e quando si è iniziato a parlare di rispondere all’ennesimo attacco, l’ottavo non ne aveva più e ha potuto solo vederlo allontanarsi verso la cima del Vecchio Kwaremont. Tadej fa otto classiche monumento, nessuno in attività lo eguaglia. “Potresti abbattere ogni distanza, potresti correre per chilometri” cantano i The Script in una canzone che rappresenta la dimensione nella quale è entrato Tadej già dal titolo, Hall of Fame. Insegue l’ancora lontano Merckx con 19 Monumento, ma il nuovo Cannibale ad appena 26 ha ancora il tempo per accrescere il suo palmares, magari già dalla prossima domenica nell’inferno della Parigi Roubaix. Sarà la prima partecipazione, si confronterà con la foresta di Arenberg andando contro il volere della sua squadra che ritiene quello del Nord un percorso troppo pericoloso, ma a Tadej piace inventare e sorprendere, e anche rischiare, come ad esempio alla Strade Bianche. Diciamocelo, è andata bene alla prima classica della stagione perché quel volo nei rovi lo ha lasciato miracolosamente intatto, apparentemente senza un graffio, anche se alla Sanremo poi sembrava aver inziato a soffrire di scarsa lucidità. Gli attacchi continui fin dalla Cipressa in quel caso non erano stati sufficienti per far accendere la spia della riserva a Van der Poel che in volata aveva pareggiato il loro confronto nelle Monumento, sette pari e sfida appunto al Fiandre. Stesso copione, diverso finale: vince la maglia iridata come nel 2024, ma questa volta porta il nome di Tadej Pogacar.

Tadej Pogacar

Pogacar sentenzia: Van der Poel il primo degli sconfitti

Due anni dopo torna al successo alla Ronde, nel 2023 fu il Paterberg, questa volta ha scelto il muro simbolo del Nord, il Vecchio Kwaremont, il più lungo, il passaggio forse più iconico del ciclismo di primavera in compagnia di Poggio, Arenberg e Redoute. Continua l’inseguimento alla centesima vittoria in carriera, quest’anno siamo già a tre con UAE Tour e Strade Bianche, 93 in totale numeri che cancellano ogni dubbio di chi ancora non lo reputa il Cannibale del XXI secolo. Ci vogliono 4’05 per domare il Vecchio Kwaremont l’ultima volta, davanti a 50 mila persone ceh si erano appostate solo in quel punto, una piccola parte del milione di spettatori calcolato lungo il percorso della Ronde. Pogacar è tornato a dominare, ha salutato tutti all’ultimo giro del percorso voluto dagli organizzatori ormai una decina di anni fa, lo hanno rincontrato all’arrivo quando lui stava già festeggiando. Splende il sole sull’arcobaleno, vince il campione del mondo in carica in una giornata che richiama la primavera, rischiara l’ambiente e anticipa le infuocate battaglie sportive dell’estate. Non diciamo che questo è solo un’antipasto della Roubaix di domenica prossima, sono due gare diverse di eguale importanza, due Monumento. Siamo circa a metà delle grandi sfide di Primavera e ad ora abbiamo assistito alla Milano Sanremo più incredibile di sempre, ad una serie di fatiche sui muri belgi tra Dwars, E3 e appunto Ronde e anche alle cadute della Bruges De panne che a posteriori hanno evidenziato la pericolosità di ogni corsa e non solo dell’inferno del nord. Come spesso accade il primo dei perdenti è il coprotagonista del racconto sportivo della giornata: Van der Poel è al centro dei riflettori da subito, cade quando mancano 126 km al traguardo, perde 50 secondi e quindi è attardato a lungo, persino quando Tadej lancia il primo attacco che lui ha visto da lontano e si è messo nella condizione di dover intraprendere uno slalom speciale sul Vecchio Kwaremont al primo passaggio. 3’56 il primo rilevamento cronometrico di Pogacar che in quel frangente era ancora all’inseguimento del gruppo Ganna. Si sono parlati i due favoritissimi, erano rimasti senza squadra complice anche la caduta sopracitata, hanno deciso per il forcing insieme e così gli altri avversari sono stati costretti a soccombere ancor prima di poter assaporare il brivido di giocarsi la vittoria al Fiandre. Che nessuno si intrometta, doveva essere Tadej contro VDP e così è stato con la gentile partecipazione di un terzo campione del mondo tanto per gradire, Mads Pedersen. Il danese si arrende sul Kruisberg, il nipote di Poulidor sul Kwaremont, poi vince la volata per il secondo posto, come detto è il primo degli sconfitti.

Tadej Pogacar

Italia, il trio che faceva sognare: ma siamo in un’altra epoca

Fantacicilismo forse, ma alzi la mano chi non ha creduto almeno per un momento di poter assistere ad una storica tripletta azzurra al Fiandre. Filippo Ganna, Matteo Trentin, Davide Ballerini, con anche un momento di gloria per il suo compagno di squadra Alessandro Romele che al primo Kwaremont passa davanti a tutti. Si trovavano in fuga loro tre, con un ottimo margine e consapevoli di non poter competere ad armi pari con i due fenomeni. La via della fuga era quella giusta per cercare l’impresa. Pippo poi si spenge a 44 km dall’arrivo sul Koppenberg e quindi si proietta già alla Parigi Roubaix e al Velodromo dove l’esplosività conta più di tutto. L’abbiamo vinta undici volte la Ronde e Alberto Bettiol conserva ancora l’ultimo alloro mentre Luca Mozzato sprofonda nell’anonimato giungendo al traguardo tra gli ulitmi dopo essere stato un eccellente sorpavvissuto al Koppenberg del 2024 per poi chiudere secondo. Sempre Ganna il miglio azzurro, ottavo a confermare che in ogni caso lui è un uomo da classiche, ma quando davanti a se si ritrova due fenomeni contemporanei come VDP e Pogacar non c’è molto da fare se non sperare nell’allineamento dei pianeti.

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