“Era una giornata come le altre, al parco. Poi è partito il panico: hanno perso di vista i loro figli. Uno va a destra, l’altra a sinistra. Fortunatamente nel giro di un paio d’ore li hanno ritrovati, ma hanno riflettuto su una cosa: siamo circondati di tecnologia, ne facciamo un uso quotidiano. Ma nel momento del bisogno ci è davvero utile?”. Carlo Di Fiore racconta così il problema che ha spinto alla fondazione di SaveFamily, un’azienda di Bilbao lanciata da un padre e da una madre con l’obiettivo di realizzare dispositivi che favorissero da una parte la crescente autonomia nei bambini e dall’altra consentissero ai genitori di evitarsi terribili secondi, minuti, ore senza sapere dove siano finiti i loro figli. La tecnologia wearable, in questo caso, può svolgere diversi compiti.

Tecnologia e limiti
La storia di SaveFamily ci permette di affrontare una questione che da anni governi e opinioni pubbliche stanno affrontando. L’accesso dei minori al digitale, tra controllo, leggi e divieti. Lo smartphone così come gli schermi – è ormai risaputo – va evitato nei primi anni di vita dei piccoli, ma è altrettanto importante considerare le altre avvertenze. La Società Italiana di Pediatria (SIP) consiglia di regalare lo smartphone non prima dei 13 anni. Ma chi è genitore sa quanto sia difficile, anzitutto per se stesso, farne a meno: è una questione di buoni esempi e buone pratiche.

“Il nostro obiettivo è realizzare una nuova categoria di wearable, il cui mercato è molto affollato. La maggior parte dei prodotti pone grande attenzione sui parametri, sul fitness. A noi quello non interessa. Realizziamo smartwatch per la protezione della famiglia”. Presente in vari Paesi europei, tra cui anche l’Italia, SaveFamily ha linee di smartwatch per kids (4-7 anni) e junior (dagli 8 anni in su), oltre che per persone anziane.

Come funzionano i device di SaveFamily
“La protezione è un concetto molto ampio: il genitore può controllare la posizione del figlio a distanza attraverso sensoristica di localizzazione, dal GPS al Wi-Fi. Se siamo in outdoor funziona bene il GPS, mentre in un centro commerciale si può triangolare la posizione con infrastruttura Wi-Fi”. Al netto di intere generazioni che sono cresciute senza la tecnologia, con un’autonomia infinitamente più grande nei più piccoli, l’epoca del digitale pervasivo genera opportunità di controllo, così come ansie di controllo, a volte eccessive.
“I nostri smartwatch danno anche la possibilità del geo-phancing: inserire un limite territoriale, come al parco”. Una sorta di recinto digitale: se il bambino esce dal confine al genitore arriva un’allerta sullo smartphone. Ma non è solo di controllo il lavoro che vuole svolgere SaveFamily nell’industria dei wearable: c’è anche l’obiettivo di tenere lontani il più possibile i minori dagli smartwatch utilizzando device tecnologici alternativi.
“Lavoriamo affinché i bambini raggiungano un primo livello di autonomia”, ritardando la consegna del cellulare che, a certe età, comporta più rischi che benefici. “Facciamo numerosi focus group con le famiglie”. Quanto emerso ha permesso all’azienda di stabilire cosa inserire nei prodotti e cosa escludere. “I bambini vogliano rimanere connessi con gli amici: ecco perché abbiamo previsto WhatsApp. Sfrutta la rete internet senza alcun browser”. Ma niente social.
Ricerche e studi hanno dimostrato che i social possono creare dipendenze, frustrazioni e incidere sulla salute mentale dei più piccoli. Le grandi tech company, su questo, fanno senz’altro i propri interessi e ad oggi le limitazioni non hanno impedito la presenza martellante di minori nei feed (spesso senza nemmeno il loro consenso). “Crediamo che uno smartwatch restituisca il giusto tempo all’infanzia, senza essere dipendenti da uno schermo”.
Minori e schermi: quali sono i rischi?
Ci appoggiamo di nuovo ai dati della Società Italiana di Pediatria. “I bambini dormono meno, si muovono meno, parlano meno. E sono più ansiosi e soli. È il prezzo invisibile della vita digitale che entra troppo presto nelle case e nei giochi”. Secondo la SIP “30 minuti in più al giorno di uso dei dispositivi digitali possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni; ogni ora aggiuntiva di schermi riduce il sonno di circa 15 minuti nei bambini tra 3 e 5 anni; oltre 50 minuti al giorno di schermi si associano a un maggior rischio di ipertensione pediatrica. E già tra i 3 e i 6 anni a quello di sovrappeso”.
Secondo il country manager di SaveFamily non si tratta di vietare. “E non si tratta neppure di negare qualcosa ai nostri figli, ma di accompagnarli in un percorso più adatto, a step”. Oltre alle funzioni classiche che ci si può attendere in un prodotto per bambini, con fotocamera e giochi, negli smartwatch è inserita anche l’intelligenza artificiale, con un avatar. “L’abbiamo studiata per i bambini, con un llm GDPR compliance strutturato per rispondere ad alcune domande e ad altre no. Se chiede cose scabrose o bordeline, legate per esempio al cyberbullismo, l’AI non risponde”.
Nel 2025 SaveFamily ha fatturato 11 milioni e di recente è sbarcata in Germania. “L’aspetto dell’impatto sociale viene prima di quello tecnologico. Si deve comprendere che non stiamo parlando di un giocattolino da pochi euro e neppure di un Garmin: è un dispositivo specializzato per la protezione dell’infanzia”.
Alessandro Di Stefano
