Sangue, sporcizia, dolore e tanto sudore che alla fine si mescolano alle lacrime, è questa l’immagine conclusiva di Tadej Pogacar su Via Roma che crolla nell’abbraccio di Urska Zygart, la sua ormai storica fidanzata, dopo aver vinto per la prima volta la Milano-Sanremo, la gara più ambita del ciclismo di primavera. Come direbbe Sal Da Vinci, l’altro vincitore a Sanremo del 2026 ma in questo caso al festival canoro, “Un Re dal cuore innamorato” sarà per sempre Tadej il dominatore di questo ciclismo, nuovo cannibale che insegue i record di Merckx vestito d’arcobaleno per la seconda stagione consecutiva avendo vinto di nuovo i mondiali dopo Zurigo anche in Rwanda nel 2025 e quindi si è ripresentato da campione alla Sanremo con l’obiettivo di uscire imbattuto in questa stagione. Ad ora c’è riuscito anche se non lo abbiamo visto in tanti giorni di gara prima di oggi, solo alle Strade Bianche dove ormai ha un settore di sterrato a lui intitolato e ha vinto di nuovo diventando il ciclista con il maggior numero di successi in Piazza del campo. Era dal 1984 con Francesco Moser che il vincitore della Sanremo non arrivava alla gara con così pochi giorni di competizione nelle gambe. Vince dopo cinque partecipazioni senza gloria, la sesta è quella buona, dodicesimo nel 2020, quinto nel 2022, poi una scalata progressiva quarto, due volte terzo e finalmente il successo; pensare che siamo solo all’inizo della stagione ed è già al secondo trionfo del 2026. E’ l’undicesima classica monumento della ancora giovane carriera, ha agganciato De Vlaeminck ma il traguardo storico sarà quello che è sempre sembrato inarrivabile, il primato di Eddy Merckx di 19 successi nelle cinque gare di un giorno più prestigiose di sempre. Sono sempre meno le gare che mancano invece per completare l’obiettivo di carriera di raggiungere il primo posto in tutte le corse World Tour: come detto mancano la Vuelta dove fu terzo all’esordio e la Roubaix oltre ad alcune classiche e giri minori, ad esempio il Giro del Quebec, Bretagne Classic, Classica San Sebastián, Paesi Baschi, Attraverso le Fiandre, E3 Harlebeke, Tour Down Under e Great Ocean Road, ma è una questione di tempo per chi domina con facilità i grandi giri e anche le gare come il Fiandre e la Liegi, oltre naturalmente ai mondiali.

Sanremo, Pidckock il rivale che non ti aspetti, Delusione van der Poel
E’ ancor più entusiasmante vincere da sfavoriti, infatti la gioia di Tadej mostrata al traguardo testimonia quanto lui desiderasse questa gara, quanto dopo 300 km di fatica sia complicato effettuare le scelte strategicamente giuste negli ultimi 30 km, e quanto su questo tracciato possano cadere anche i migliori atleti. E’ proprio quel che è successo a Van Der Poel, l’altro volto dello spettacolo perchè a tutti gli effetti era lui il favorito principale per la Sanremo: l’aveva vinta due volte e mezza, inseguiva un tris riuscito l’ultima volta a Freire nel 2010 e nel 2024 si sacrificò per Philipsen da magistrale compagno di squadra. Il figlio di Adrie e nipote di Raymond Poulidor arrivava alla partenza di Pavia dopo una prima fase di stagione perfetta, un dominio nel ciclocross e la vittoria alla Omloop e quando sulla Cipressa ha tenuto il passo di Tadej in molti hanno pensato che in una volata a tre sarebbe stato inevitabile il trionfo oldandese. Poi è arrivato il Poggio e i calcoli della Alpecin sono saltati. Eppure anche questo 2026 sembra volgere il sorriso a VDP, sopratutto dalla caduta di Tadej ai -33, poco prima dell’inizio della Cipressa. Invece se a Pidckock riemergeranno i fantasmi della Strade Bianche 2025 quando ha visto il nuovo cannibale volare tra i rovi rialzarsi e sverniciarlo in vista di Siena, a molti la caduta del Re ha ricordato anche il piccolo intoppo di Oropa al giro d’Italia. Van Der Poel sperava invece in un epilogo in stile Parigi Roubaix 2025, invece dopo Imperia è partita al rimonta slovena (e con lui quella di Van Aert che finalemente con un terzo posto ha sconfitto il suo eterno rivale). Ferito, sanguinante su tutto il lato sinistro del corpo, aveva più l’aspetto di un corridore sulla strada del DNF più che su quella per la vittoria, ma la sofferenza si è trasformata in adrenalina, la posta in palio era troppo alta per lasciarsi abbattere anche metaforicamente: la UAE ha deciso di sacrificare Del Toro (oltre che McNulty), d’altronde in Italia il messicano ha già vinto, alla Tirreno Adriatico e quindi il suo aiuto a Pogacar è risuolato determinate per il primo attacco alla Cipressa ai -24, una mossa che ha sfoltito la concorrenza, ahinoi anche quella di Filippo Ganna. L’Ineos, reduce dal successo nella cronometro della Corsa dei Due Mari ha perso parte della squadra in precedenza, per una caduta che non l’ha coinvolto direttamente ma ha messo fuori gioco il suo gregario di lusso Kwiatkowski. Davanti all’attacco di Tadej risponde Van Der Poel anche lui sanguinante, ma soprattutto ha tenuto il fiato del campione del mondo anche colui che condivide le iniziali dell’iridato, un’altro TP, Tom Pidcock. Il trio scala la Cirpessa a tempo di record 8’47”, segue la discesa supersonica; ricordiamo che uno sloveno proprio in discesa alcuni anni fa festeggiò in Via Roma, Matej Mohoric. Sul Poggio l’altra azione, un colpo da maestro che affonda definitivamente Van der Poel, anche i migliori possono cadere nelle giornate sbagliate e per l’olandese questa è una di quelle. Il nipote di Poulidor scivola a 15 secondi e poi si arrende, viene risucchiato dal gruppo dal quale emerge van Aert che chiude terzo e vede da spettatore privilegiato alle spalle la grande voltata a due, tra Tadej e Tom. Parte prima lo sloveno, aggreddisce in progressione il britannico, recupera la ruota dell’avversario, poi arriva a metà bicicletta, a metà della ruota anteriore ma è a quel punto che per terra compare disegnata al linea del traguardo. Dopo 300 km è quasi un fotofinish a decidere la Classicissima, come è giusto che sia un finale epico per un campione epico. Il Re è vivo e sarà per sempre Tadej.
