L’IA non aspetta che suoni la campanella e non basterà un prompt per capire come cambierà il mondo. La risposta passa da formazione, consapevolezza digitale e nuove competenze per gli studenti.  

Con “Italia Comunità Digitale – Come stiamo cambiando con l’IA”, il Fondo per la Repubblica Digitale e Acri hanno portato tra gli studenti delle scuole superiori un confronto sul ruolo dell’Intelligenza artificiale. Il percorso, articolato in cinque città italiane, è partito da alcune domande sulle competenze, il lavoro e l’informazione in un ecosistema attraversato da dati e algoritmi. Giornalisti, docenti, divulgatori ed esperti hanno dialogato con studentesse e studenti su una tecnologia che sta già modellando il modo in cui impariamo, lavoriamo e costruiamo relazioni

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Se l’Intelligenza artificiale assomiglia sempre più a una nuova grammatica del presente e della complessità, non basta conoscerne solo qualche parola, ma è necessario imparare a leggerne la sintassi, riconoscerne le eccezioni, interpretarne le ambiguità. E questo assemblaggio di nuove competenza deve partire dalla filiera formativa delle nuove generazioni.  

“Italia Comunità Digitale – Come stiamo cambiando con l’IA” porta questa consapevolezza all’interno delle scuole, aprendo un confronto con gli studenti sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella vita quotidiana, nello studio, nel lavoro e nell’informazione. Il ciclo di incontri è stato promosso dal Fondo per la Repubblica Digitale insieme ad Acri, in collaborazione con le Consulte territoriali delle Fondazioni di origine bancaria. 

Dopo la prima edizione del 2024, il percorso del 2026 ha toccato cinque tappe, dal 18 aprile al 25 maggio, coinvolgendo gli studenti delle scuole superiori di Forlì, Pistoia, Verona, Salerno e Genova. Ogni appuntamento ha affrontato diversi focus tematici, dalle competenze digitali al futuro del lavoro, dall’impatto sociale alla partecipazione, fino ai temi dell’etica, della creatività, della formazione, dei dati e dei nuovi media. Dialoghi con esperti, giornalisti, docenti, divulgatori e professionisti chiamati a raccontare come l’IA stia modificando il modo in cui impariamo, produciamo conoscenza, costruiamo relazioni e interpretiamo la realtà.

Ogni appuntamento è stato pensato come un dialogo accessibile e coinvolgente, curato e condotto dagli speaker di Radioimmaginaria, con un format vicino alla puntata radiofonica: domande, voci diverse, ritmo e confronto diretto con ragazze e ragazzi. L’obiettivo del ciclo era promuovere un uso critico, informato e responsabile dell’intelligenza artificiale, aiutando gli studenti a comprenderne opportunità, rischi e implicazioni sociali. A portare punti di vista diversi sono stati Francesco Oggiano, Fabiana Andreani, Alberto Puliafito, Pegah Moshir Pour, Fabio Mercorio, Maristella Matera, Gaia Contu, Simone Arcagni, Pier Luigi Pisa e Donata Columbro: giornalisti, docenti, divulgatori, creator ed esperti chiamati a raccontare come l’IA stia modificando il modo in cui impariamo, lavoriamo, costruiamo relazioni e interpretiamo la realtà.

Non solo prompt: capire l’IA come tecnologia sociale

Il punto di partenza è proprio la consapevolezza. Perché l’IA è già entrata in molte abitudini quotidiane, ma questo non significa che sia davvero compresa. Come osserva Pier Luigi Pisa, giornalista de La Repubblica, divulgatore ed esperto di AI: “Noi che ci occupiamo di Intelligenza Artificiale pensiamo spesso che questa tecnologia sia ormai nota a tutti, ma non è così. Serve più consapevolezza su uno strumento paragonato alla scoperta del fuoco o dell’elettricità, destinato a incidere profondamente su come studiamo, lavoriamo e costruiamo le nostre relazioni. L’IA è molto più di un copia e incolla di un prompt, è una tecnologia che va utilizzata con responsabilità”.

Da qui si apre una seconda domanda: l’Intelligenza artificiale va temuta, subita o allenata? Francesco Oggiano, giornalista e news creator, sposta il discorso dal semplice utilizzo alla capacità di farne uno strumento di crescita: “L’Intelligenza artificiale è un acceleratore di competenze e produttività: non è un tema di usarla o meno, ma di non usarla abbastanza. Può diventare uno sparring partner con cui migliorare noi stessi e il nostro lavoro, capovolgendo il paradigma e chiedendoci cosa possiamo fare insieme che da soli non abbiamo mai fatto”.

Ma perché questo accada, serve uscire dalla doppia trappola dell’entusiasmo cieco e della paura automatica. L’IA non è un destino calato dall’alto: è una tecnologia progettata, allenata, distribuita e utilizzata dentro sistemi sociali precisi. Lo ricorda Gaia Contu, dottoranda in etica della robotica alla Scuola Sant’Anna di Pisa e divulgatrice scientifico-filosofica: “Parlare di Intelligenza artificiale con ragazze e ragazzi è prezioso: spesso l’IA viene demonizzata o idealizzata, ma è uno strumento che costruiamo con i nostri valori. La differenza la fa conoscerla, ed è per questo che iniziative come Italia Comunità Digitale sono fondamentali”.

Conoscere l’IA, però, non significa soltanto imparare a scrivere meglio un prompt o a usare un nuovo strumento. Significa capire chi la sviluppa, quali dati la alimentano, quali interessi la orientano e quali effetti produce sulle persone. In questa direzione va la riflessione di Donata Columbro, giornalista, divulgatrice, scrittrice e femminista dei dati: “Parlare di IA con gli studenti è fondamentale: non basta spiegare come si scrive un prompt, serve mostrare l’infrastruttura sociale, economica e politica che sostiene queste tecnologie. L’impatto dell’IA dipende anche dai rapporti di potere, e il tour – soprattutto la tappa di Genova – ha dato ai ragazzi gli strumenti per capire chi produce queste tecnologie, con quali dati e con quali conseguenze sulle nostre vite”.

Il tema educativo diventa allora decisivo: non per contrapporre scuola e tecnologia, ma per aiutare ragazze e ragazzi a distinguere ciò che può essere potenziato da ciò che non dovrebbe essere delegato. Fabio Mercorio, docente di AI and Data Science all’Università di Milano-Bicocca e direttore del master in AI e Data Analytics, lo sintetizza così: “L’AI generativa oggi si propone come interlocutore unico per tutto: studio, rapporti, amicizia, passioni. Ma sappiamo che il criterio con cui genera segue come unico criterio quello della probabilità: noi però siamo molto di più che probabilità, siamo passione, desiderio, talento. Per questo è cruciale offrire ai nostri ragazzi e ragazze un’ipotesi educativa in cui sperimentare realmente ciò che l’AI si propone di surrogare, affinché sviluppino quelle esperienze positive che fungano da anticorpi per riconoscere dove e quando l’AI serve e dove no”

In questo senso, “Italia Comunità Digitale” non ha raccontato alle nuove generazioni l’Intelligenza artificiale come una promessa astratta né come una minaccia indistinta. Ha scelto una strada più utile, restando lontana tanto dai catastrofismi distopici quanto dagli entusiasmi “senza se e senza ma”, e portando l’IA dentro le discussioni con gli studenti. In ogni tappa, un pubblico di circa 100/150 ragazze e ragazzi, per un totale di oltre 500 partecipanti, ha seguito gli incontri, posto domande e interloquito con gli ospiti sui temi che più da vicino toccheranno il loro futuro. Come cambierà il lavoro? Quali competenze serviranno? Che cosa significa informarsi in un ecosistema attraversato da algoritmi e dati? Come si conserva una capacità critica quando gli strumenti diventano sempre più potenti, persuasivi e accessibili? 

Le risposte, oggi, non possono che restare aperte. Lo scenario cambia rapidamente, si arricchisce di nuove evidenze e rende ogni previsione ancora provvisoria. Una certezza però l’abbiamo: il futuro dell’Intelligenza artificiale passa inevitabilmente da percorsi di alfabetizzazione digitale, confronto e responsabilità condivisa.

Massimo Fellini

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