L’importante è che se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti, dicevano in un famoso film. Jannik Sinner ci abituato all’interpretazione quasi letterale di questa massima, anche se il suo sport è il tennis e non il pugilato. L’esempio lampante lo abbiamo avuto la scorsa estate, con quei match point falliti al Roland Garros e anche la sconfitta contro Bublik ad Halle, come ha reagito la Volpe Rossa? Diventando il primo italiano a vincere Wimbledon. Pensiamo anche all’autunno, sconfitto in finale a USOpen con un servizio deficitario, si è messo al lavoro proprio su quel fondamentale che ora rasenta la perfezione e così è arrivato alla vittoria alle Finals andando a ritoccare per una sola settimana, la numero 66 in totale, il numero uno del mondo. Adesso è in una situazione simile, reduce da un inizio di stagione non positivo con la sconfitta in semifinale all’Australian Open e quella con Mensik a Doha, è andato direttamente in California, senza passare da Montecarlo (a causa di un meteo avverso in Costa Azzurra) si è ambientato così al caldo del West, alle condizioni estreme che ha sempre sofferto ed è arrivato pronto a Indian Wells andando a vincere il Master 1000 sul cemento che gli mancava. Seppur il torneo della Coachella Valley è soprannominato il Quinto Slam, si tratta pur sempre di una categoria un gradino indietro rispetto a Wimbledon e alle Finlas, ma il target per Jan è quello di aggiungere al successo contro Medevedev di settimana scorsa anche un nuovo trionfo a Miami e quindi completare il Sunshine Double, cosa che manca dal 2017 con Federer. Sarebbe l’ottavo giocatore nella storia a riuscirci, vincendo altri tre set senza perderne salirà a 25 consecutivi completando la striscia più lunga di sempre nei Master 1000, superando Djokovic tra Indian Wells e Montecarlo del 2016, sarebbe un ottimo modo per rialzarsi.

Miami giardino di casa, benvenuti italiani
Il pensiero di una possibile terza apocalisse mondiale nel mondo del calcio, in caso di mancata qualificazione ai playoff, è stato attenuato in questi mesi e in questi anni dall’esplosione del tennis. Il successo della racchetta che sta per superare il pallone e che lo ha già fatto in termini di risultati dell’Italia sta anche nel fatto che i giocatori possono essere seguiti pressoché ogni settimana se non ogni giorno un po come accade per quell’Eupalla tanto caro al Brera. Dal 2018, anno in cui per la prima volta Jannik Sinner dopo il torneo di Sharm El Sheik entrava nella classifica mondiale, gli italiani hanno vinto 56 trofei, esattamente la metà di quelli conquistati da tennisti con il tricolore dal 1971 (Panatta a Senigallia fu il primo) ad oggi. Da Fognini a Cecchinato passando per Berrettini, la prima generazione d’oro sembrava insuperabile e invece Jannik ha posto ancora più in alto i limiti dell’ambizione delle nostre racchette, partendo proprio da Miami dove qui ha giocato la sua prima finale in un 1000 nel 2021 perdendo da Hurckacz. Ci sembrava già un traguardo, oggi sarebbe quasi una delusione vederlo sconfitto in una finale. Insomma il torneo della Florida, dove ha vinto una volta e ha fatto due finali è il giardino di casa di Sinner e questa volta ci si presenta come il primo giocatore ad aver vinto due Master 1000 consecutivi senza perdere neanche un set tra Parigi e Indian Wells, nonché capitano di una squadra con 4 giocatori nella top 20, a noi non era mai successo. Oltre a Jannik ci sono Cobolli, Darderi e Musetti che è ancora alle prese con l’infortunio che lo ha fermato in Australia e quindi ha scelto di rinunciare al torneo dell’Hard Rock Stadium per preparare la terra rossa dove difenderà gran parte dei punti che hanno costruito la sua alta classifica. Di punti da difendere invece non ne ha Jannik, che ha specificato come gli sia mancato questo torneo nel 2025 quando non partecipò per la squalifica della WADA e quindi questa volta si trovano in tabellone due giocatori che possono vantare una striscia di vittorie consecutive in Florida: Jannik ha vinto nel 2024 e senza di lui a trionfare fu Jakub Mensik lo scorso anno, al termine di due settimane che per il ceco avevano il sapore della consacrazione. Tra gli azzurri quindi è innegabile che proprio Jannik sia il giocatore con le maggiori pretese da questo torneo. Esordirà con Dzumhur, per poi scontrarsi verosimilmente con Machac o Moutet. Rublev è la testa di serie degli ottavi, ed è anche l’ultimo giocatore in grado di vincere un 1000 dove erano presenti sia Sinner che Alcaraz a Madrid 2024. La rivincita con Mensik potrebbe arrivare ai quarti, Auger Aliassime permettendo, mentre in semifinale sono sempre Zverev e il ritrovato (diciamolo con certezza ormai) Medvedev. Il ritiro di Musetti spiana in qualche modo la strada ad Alcaraz verso il ritorno in Finale di un 1000 che manca per lui da Cincinnati.

Non solo Sinner come abbiamo più volte ricordato e come ormai siamo abituati. Sebbene senza Musetti gli italiani da top 20 siano “solo” 3, le loro speranze per un torneo che si gioca sul veloce Outdoor non sono residuali. Soprattuto ci riferiamo a Flavio Cobolli che dalla vittoria in Coppa Davis e più in generale da una ottima stagione 2025 ha trovato una nuova consapevolezza consolidando il suo posto tra i migliori 20 del mondo. Reduce dalla vittoria ad Acapulco, ma anche da una pesante sconfitta con Tiafoe (lo stesso giocatore affrontato e battuto in Messico) ad Indian Wells sarà lui a farsi carico del tabellone del carrarino che avrebbe dovuto affrontare agli ottavi. Di fronte a se ci saranno o Bublik o De Minaur nei quarti e Carlitos in semifinale e sarebbe un risultato enorme considerando che in questa categoria di tornei non ha mai superato gli ottavi. Luciano Darderi, attualmente al suo best ranking ha avuto una ottima partenza nel 2026 con gli ottavi slam, la finale a Buenos Aires e la vittoria a Santiago. Questi due tornei si giocavano però su terra rossa e l’impatto con il cemento americano è stato traumatico: eliminato ad Indian Wells all’esordio da Hijikata. Storicamente Miami è un torneo ancora più veloce rispetto a quello californiano, la pallina rimbalza più bassa per via dell’umidità che come abbiamo potuto vedere in questi primi giorni a Miami Gardens fa spesso da padrona, ma viaggia anche a velcoità più elevate. Condizioni totalmente differenti quindi ed è per questo che completare il double è un evento raro, riservato solo a pochi campionissimi. Non è altrettanto rosea la situazione per quanto riguarda il torneo femminile, con il calendario che ha collocato Miami come quarto Master 1000 di stagione e con un 2026 che ha portato a pochi acuti del tennis italiano, principalmente sono arrivati per merito di Elisabetta Cocciaretto, la protagonista che non ti aspetti, vittoria a Hobart e quarti a Doha. All’esordio ha sconfitto Semenistaja e ora troverà Coco Gauff. Per quanto riguarda Jasmine Paolini la crisi invece è profonda: dopo le tre sconfitte alle Finals il 2026 è iniziato con più di un passo falso, il ko con Jovic in Australia, poi con Sakkari ed Eala in Medio oriente e la sorprendente sconfitta con Bucsa in semifinale a Merida. Indian Wells neanche è stato positivo considerando il Ko con la qualificata Gibson, Miami deve essere il torneo del riscatto a partire dal match con Taylor Townsend fino almeno ai quarti di finale con Sabalenka. Quel che è certo è che l’Italia ha ambizione in ogni angolo di tabellone, in ogni angolo della florida, Welcome to Miami cantava Max Pezzali, benvenuti italiani.
