Pensavamo che sarebbe stato difficile vivere una giornata come quella del 1 agosto del 2021, con Jacobs e Tamberi abbracciati campioni olimpici nello stesso giorno. Poi però è arrivata Parigi 2024 e la favola di Roncadelle con Bellandi e De Gennaro, e adesso Milano Cortina con la magia dei due ori dello slittino cresciuto nella cittadina di Maranza, per poi finire con oggi 12 febbraio e il dominio delle donne d’Italia. Never too old cantava Elton John insieme a Leon Russell, non si è mai troppo vecchi è il caso di dirlo parlando di Federica Brignone, ma perché no di Francesca Lollobrigida e di Arianna Fontana, (alla quale dedicheremo un articolo ad hoc) campionesse over 30 verosimilmente alla loro ultima olimpiade dove stanno ottenendo i più grandi risuolati della propria carriera. Una prima volta per Fede, le mancava solo l’oro olimpico per coronare una straordinaria seconda parte di vita sportiva, date tempo al tempo, non è detto che tutte le campionesse debbano vincere a 15 anni come invece ha fatto Arianna Fontana. Una dei quattro reduci di Torino 2006 dove vinse un bronzo da giovanissima appunto, vent’anni dopo ha vinto un’altro oro e adesso anche un argento sulla sua distanza, nessuna come lei nel pattinaggio short track, nessuna italiana come lei alle Olimpiadi invernali, nessun donna italiana come lei alle olimpiadi in generale comprendendo anche quelle estive esolo Edoardo Mangiarotti dalla scherma ha le sue stesse medaglie, 13 pari, ma vuole inseguire il primato assoluto. Non era mai successo invece alla Mamma dei Giochi, Francesca Lollobrigida la pronipote della attrice Gina, di affermarsi sulla pista lunga alle Olimpiadi: l’argento e il bronzo di Pechino sembravano il traguardo massimo e invece davanti agli occhi di Tommy, suo figlio nato nel 2023 sono arrivati ben due titoli olimpici. Grandi lavoratrici, grandi professioniste, ma con un talento innato che è innegabile, come diceva la prozia della Lollo: “Io credo che un po’ di scuola faccia bene, però credo anche che l’istinto è quello che vince”.

Ci vuole Fede, il calvario che ha portato all’Oro della Brignone
Catch your dreams before they slip away, ossia cattura I tuoi sogni prima che sfuggano via cantavano i Rolling Stones in Ruby Tuesday. Federica Brignone quei suoi sogni è andata a prenderseli con determinazione, con coraggio e personalità, anche quando tutti le dicevano che non era più possibile, che non c’era più speranza visto l’infortunio subito dieci mesi fa ai campionati italiani. Tutto svanito, l’idea di aggiungere l’oro che le mancava per completare il suo palmares sembrava diventato ormai qualcosa di irrealizzabile e relegato al confine dei sogni. Invece si è presentata la cancellato di partenza dell’Olympia delle Tofane, davanti ad un percorso insidioso, quello del super G tracciato dall’allenatore norvegese che piazzando diverse trappole ha trasformato la finale olimpica in una gara ad eliminazione. Infatti, hanno alzato bandiera bianca cinque sciatrici delle prime nove oltre che ad alcune delle favorite per la vittoria finale. Citiamo Puchner, Weidle, Aicher, Goggia (leader della classifica di Super G, ultima tedofora e già sul podio in discesa), Ortlieb, Grenier, Stuhec, Johnson (campionessa olimpica pochi giorni fa in discesa). Sul podio con lei davanti agli occhi di Sergio Mattarella presidente della Repubblica e Deborah Compagnoni, ultima tedofora con Alberto Tomba e Sofia Goggia, qui a Milano Cortina ci salgono Miradoli e Hutter, quinta Pirovano e settima Curtoni. Nessuna è più riuscita a battere il tempo di 1:23.41 stabilito da Fede con il pettorale numero 6, è la medaglia più bella della carriera per il calvario che ha attraversato per conquistarla , per il prestigio di un’Olimpiade casalinga e per aver completato il palmares con Coppa del mondo generale, titolo mondiale individuale e titolo individuale anche ai giochi da aggiungere all’argento in gigante di Pechino e a due bronzi. A 35 anni è la più vecchia a conquistare l’oro ai giochi, e ricordiamo ancora Elton John quanto canta “Never Too Old”, un primato che in coppa del mondo le è stato tolto da Lindsay Vonn la quale si è complimentata (lei come Gimbo Tamberi, come le società dell’Inter e del Milan, il Presidente del CONI e quello della Repubblica) con una storia su Instagram che ripercorre le fasi dall’infortunio fino al trionfo. 315 giorni, un percorso non privo di delusioni e ripensamenti con anche dei segnali non proprio postivi: se pensiamo alle gare di rientro in coppa del mondo, non tanto al sesto posto di Kronplatz quanto al diciottesimo di Crans Montana, tutto lasciava intendere che i Giochi sarebbero stati una passerella e nulla più per la nostra portabandiera. E’ poi arrivata a quest’ Olimpiade “Senza neanche sapere le date delle gare“, d’altronde ancora a gennaio c’erano dei giorni che il dolore alle gambe non le permetteva di sciare. Anche nelle sue parole prima della cerimonia c’era una vena di rassegnazione: “E’ la mia quarta olimpiade, ho tre medaglie non ho bisogno di un altro risultato, sono andata ben oltre quel che mi aspettavo” Se il feeling in discesa è scoppiato solo la stagione scorsa con le vittorie a Sankt Ankton e Garmisch , il Super G era già parte dei suoi successi dal 2016 a Soldeu al primo trionfo a Cortina nel 2025 sull’Olympia delle Tofane. Tra gli artefici di questo capolavoro, di questa Brignone vincete dominante c’è da pensare al fratello allenatore, colui che le ha affibbiato il soprannome di Tigre con il conseguente casco con dipinto il felino, ma anche il capo dei fisioterapisti del J Medical Federico Bristot al quale si è affidata per il pieno recupero e a Giuseppe Vercelli, psicologo dello sport che l’ha seguita nell’arco di questi dieci mesi. Mai arrendersi, continuare a sognare anche l’impossibile, un po quel che aveva fatto Lindsay Vonn e chissà come sarebbe finita senza quel crociato rotto pochi giorni prima dei giochi. Non vuole più rivivere quel 3 aprile 2025, e per questo che vedendo l’incidete dell’americana Bockock dal leader box si è messa le mani davanti agli occhi. Oggi quello è solo un doloroso ricordo, una ferita cicatrizzata con l’oro della medaglia. Ma anche il contesto di quest’impresa ci racconta molto di Federica, quel giorno di primavera aveva appena festeggiato la Coppa del Mondo generale e un oro mondiale in gigante, che bisogno c’era di cimentarsi con i campionati italiani? Ce lo siamo chiesti tutti, ma per lei era scontato, mai tirarsi indietro perchè gli Italiani sono un orgoglio e un dovere verso il suo gruppo sportivo dei Carabinieri. Ne è uscita con una “Frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra” alla quale si aggiunge la lesione del legamento crociato, un referto che cambiò rapidamente le lacrime di gioia per i precedenti titoli in gocce di dolore che scaturivano dai suoi occhi, di rassegnazione, di terrore perché improvvisamente alle Olimpiadi di casa mancavano “SOLO” dieci mesi. Ma ancora di più le prime dichiarazioni, dopo l’operazione di Andrea Panzieri, facevano temere qualcosa di più che la fine della carriera, “Vediamo se tornerò a camminare bene, mi sono procurata un danno permanente, non recupererò mai la piena funzionalità del ginocchio”. Poi è iniziato il vero calvario, lancinanti dolori durante la fisioterapia, la riabilitazione, una seconda operazione a luglio e quel sogno olimpico che si allontanava semrpe di più per poi riavvicinarsi di colpo in autunno. Non più un’utopia, ma una possibilità, una speranza poi un obiettivo e una certezza: eccola 19 giorni prima della cerimonia, a Kronplatz, senza tutore come aveva chiesto lei e andando anche contro la volontà della federazione che avrebbe voluto preservarla e farla tornare solo a Cortina concedendole magari una o due apparizioni da apripista in Coppa. La determinazione di una 35enne che ha vinto tutto e sconfitto tutti, anche il destino avverso.

Francesca Lollobrigida
Il Never too old di Sir Elton John vale anche per lei. Una giornata ancora straordinaria, ancora memorabile per lo sport italiano incorona anche Francesca Lollobrigida che ora ha preso decisamente quota nel totonomi per la portabandiera alla cerimonia di chiusura dell’Arena di Verona, sarebbe la seconda volta consecutiva dopo Pechino 2022. Olimpiade che continua ad essere a trazione femminile per la maggior parte, considerato i titoli di Federica, di Arianna e di Francesca che nata a Frascati -la madre si fidava di un’ostetrica dei Castelli- e romana (di Colli Aniene) nel cuore, non ha mai voluto abbandonare quel suo carattere spigliato e socievole che contraddistingue i veri abitanti della capitale, proprio per questo non si è mai trasferita stabilmente al di fuori del raccordo, infatti si allena sei mesi in Olanda e poi torna in Italia divisa tra casa e Baselga di Piné. Vince con grande determinazione, sarà una definizione inflazionata per questo tipo di campioni, ma è calzante anche in questo caso: i suoi sogni erano il pattinaggio e la maternità, li ha realizzati entrambi. Il giorno dei 3000 metri, nel suo Perfect day come canterebbe Lou Reed, quando ha compiuto 35 anni e aveva Tommy al suo fianco a fare il tifo per lei sulle tribune (questa volta per i 5000 non c’era ma tornerà per le prossime gare) ha unito i suoi tesori più preziosi, consapevole che ciò è stato reso possibile anche del grande appoggio che ha ricevuto negli anni dalla federazione. Ha parlato con la FISG prima di cercare di avere un bambino e da parte loro ha ottenuto il pieno sostegno e un programma di tutela per permetterle di riprendere gli allenamenti e competer con tranquillità. Ha allattato fino a 18 mesi, la sorella ha poi iniziato a farle da compagna di allenamenti e da Roma quando Tommaso aveva tre mesi sono andate in raduno a Livigno. In questo caso differisce da Arianna Fontana che invece lei con la Federazione è semrpe stata sul punto di rottura, ad esempio dopo essere passata al tribunale federale perché due suoi compagni di squadra l’avrebbero fatta cadere in allenamento e sono stati assolti, come reazione Ari è andata ad allenarsi oltreoceano. La pronipote di Gina no, la fedeltà prima di tutto, d’altronde con questi obiettivi ambiziosi non si può che costruire sulla fiducia un rapporto solido e consolidato nella carriera e nella vita. E’ sposata con Matteo Angeletti anche lui pattinatore, laureata in scienze motorie e Milano Cortina sono le sue olimpiadi numero quattro. Adesso ha rispolverato la notorietà che il nome Lollobrigida aveva ad Hollywood grazie alla prozia estendendola anche al mondo dello sport. Una delle poche italiane in uno sport dominato da olandesi e canadesi per lo più, ma è molto stimata e pensiamo anche alle parole di Jutta Leerdam: “Ha dimostrato che dopo la maternità si può tornare fortissime, è un’autentica ispirazione. E poi mi dice sempre di sorridere, ha ragione”, un elogio da una sua rivale a distanza -sono diverse le loro gare-, ma d’altronde la prozia lo diceva spesso “La Rivalità potevo averla con Sophia Lauren non con una principiante”, allo stesso modo lei di sta ponendo sullo stesso piano di Jutta che sta diventando un simbolo di questo sport. Col sorriso continuamente come i migliori atleti infatti, come un’altra olimpionica Jasmine Paolini; aveva quel sorriso fin dagli inizi con i pattini a rotelle di cui il padre era plurititolato e nel quale lei ha vinto ben 18 titoli mondiali in diverse specialità. Fu proprio il padre Maurizio a metterle i pattini i piedi a 14 mesi e a spostarla da Roma subito dopo la maturità al liceo classico Aristofane del Tufello per portarla a Baselga di Piné dove c’era l’unica pista lunga per allenarsi sul ghiaccio. La sua carriera con i pattini ha preso una svolta proprio dopo la nascita di Tommy, -e qua è simile alla Brignone che ha iniziato a risplendere nella seconda parte di carriera- è vero che aveva già due medaglie olimpiche prese a Pechino, ma è con la determinazione post maternità che si è laureata campionessa del mondo sui 5000 ad Hamar 2025 e che adesso ha pareggiato Enrico Fabris a Torino 2006 con due ori. Pensare che ha rischiato di non partecipare a Milano Cortina per un infezione virale contratta un mese prima dei giochi, in piena preparazione che l’aveva portata alla disperazione: “Ho avuto paura, ho pianto, ho pensato di smettere. A 35 anni lo sport continua a insegnarmi lezioni di vita. I fallimenti ti mettono sempre davanti a una scelta: lottare o cedere. Io scelgo di lottare. Pattino perchè amo pattinare“ scrisse su Instagram. Dal fantasma del ritorno alla storia del pattinaggio con un’impresa che ha pochi precedenti, cinque per l’esattezza sono le atlete che hanno completato la doppietta olimpica su pista lunga. Pochissime da madri hanno vinto quanto lei: erano altri tempi quelli di Fanny Blankers Koen che nell’atletica a Londra 1948 con due bambini a casa si aggiudicò quattro titoli, ma ci sono ancora due gare e la Lollo (anche se ha detto “non aspettatevi la medaglia nei 1500) non si è mai posta limiti. “Amo essere appariscente” riferendosi ai capelli, o agli occhiali e allo stile in generale come si vede dallo smalto; a Milano ha scelto il verde speranza per vincere i suoi primi ori, è il colore giusto.
