Solitamente annoiati, troppo rapidi negli apprendimenti e nella soluzione dei problemi, distratti e in difficoltà sul piano emotivo-relazionale, gli alunni e gli studenti ad alto potenziale cognitivo raggiungono circa l’8 per cento della popolazione scolastica, corrispondente ad almeno 300.000 unità, distribuiti nelle classi di ogni ordine e grado ma non sempre correttamente diagnosticati.
Inserito con la Direttiva del 27.12.2012 nella grande famiglia dei Bisogni Educativi Speciali (BES), con la conseguente stesura di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), il fenomeno dell’alto potenziale cognitivo ha raggiunto l’opinione pubblica e stimolato l’interesse crescente degli studiosi e degli esperti di didattica e pedagogia.
Per approfondire un tema ancora poco trattato, in Italia anche poco sviluppato in ambito scientifico e solo sfiorato marginalmente nei piani di studio universitari dei futuri insegnanti, ci siamo avvalsi della preziosa consulenza della Professoressa Giulia Maria Cavaletto, ricercatrice e docente di Sociologia e Metodologia della ricerca sociale presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali dell’Università di Padova. La Professoressa Cavaletto è inoltre titolare di un Progetto di ricerca sul tema degli studenti plusdotati, realizzato in collaborazione con Federica Cornali e Alice Scavarda, docenti dell’Università di Torino. Con Andrea Maccarini e Martina Visentin, docenti dell’Università di Padova è stato costituito un gruppo di ricerca composto da sociologi dell’educazione e della salute che ha prodotto una prima annualità di ricerca esplorativa in contesti di assoluta carenza di studi in materia.

Definizione di un alunno ad alto potenziale cognitivo e differenze di genere
Gli alunni riconosciuti ad alto potenziale cognitivo e a plusdotazione che sono stati sottoposti al test Wechsler Intelligence Scale for Children (WISC) nei vari livelli a partire da un’età consigliata di circa sei anni, hanno raggiunto o superato un Quoziente Intellettivo (QI) pari a 130-140 o anche 150. La diagnosi, articolata e complessa, non si avvale esclusivamente della somministrazione dei test ma anche di colloqui con i genitori e con i bambini per individuarne le molteplici sfaccettature in un eco sistema scolastico, familiare e sociale. La maggior parte delle diagnosi è riferita al genere maschile perché l’iter di certificazione tende a trascurare le bambine che, con il loro volersi omologare agli altri, attuano strategie compensative di nascondimento e di autocontrollo che le preservano dalla maggior parte delle difficoltà emotive e relazionali, tipiche della condizione di alto potenziale cognitivo e plusdotazione.
Iter diagnostico in ambito pubblico e privato
La valutazione nelle situazioni sospette e la certificazione delle diagnosi nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) comportano spesso lunghi tempi di attesa che scoraggiano le famiglie, soprattutto quelle con un livello socio culturale medio basso e con un background migratorio che, privi di risorse, non intercettano i segni precoci della plusdotazione. Tale situazione non solo isola i bambini e i ragazzi in un limbo senza fine ma contribuisce inconsapevolmente ad alimentare insopportabili disparità sociali. La precedenza nel settore pubblico, infatti, viene data alle ben più numerose diagnosi emesse nei casi di Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), comportamentali, autismo o disturbi cognitivi di vario grado e in comorbidità con altre patologie che richiedono il supporto di un docente di sostegno.
L’iter diagnostico, con percorsi standard riconosciuti a livello mondiale, rileva la prevalenza della plusdotazione nelle aree linguistiche ed espressive, creative o logico-matematiche ma è più che altro ottenibile in ambito privato a costi elevati. I percorsi di accompagnamento, anch’essi a pagamento, che si affiancano a una dettagliata relazione post diagnosi, prevedono il supporto di laboratori, la partecipazione a campus estivi e a giornate di interazione con altri bambini coetanei e ciò costituisce un ostacolo che non tutte le famiglie sono in grado di superare. A seconda delle fasce d’età dunque, la combinazione di fattori, economici, culturali e sociali, penalizza alcune famiglie più di altre nel riconoscimento della condizione di plusdotazione nei propri figli.
Le elevate opportunità di apprendimento provengono da numerosi centri privati specializzati e, a titolo di esempio, citiamo LabTalento ‘Laboratorio Italiano di Ricerca e Sviluppo del Potenziale, Talento e Plusdotazione’ dell’Università di Pavia, diretto dalla Professoressa Maria Assunta Zanetti e dal Professor Eliano Pessa con i quali il team di ricerca, costituito dalle docenti Cavaletto, Cornali e Scavarda, ha già collaborato nell’ambito dell’organizzazione di un convegno sulla plusdotazione, tenutosi a Torino a Ottobre 2025.
Le proposte offerte dai centri privati specializzati sparsi nel territorio italiano coprono comunque le esigenze e si presentano consone allo sviluppo obiettivo dei bambini e dei ragazzi fornendo loro un supporto globale di qualità che non trascura gli elementi caratteriali e di personalità.

Aspetti emotivi e relazionali nei bambini e nelle bambine ad alto potenziale cognitivo
Numerose sono le fragilità che scaturiscono da un’innata ipersensibilità dei bambini e degli adolescenti ad alto potenziale cognitivo o plusdotati, una sorta di sensibilità amplificata che li conduce lungo un percorso accidentato sul fronte relazionale. Le difficoltà emotive di interazione con i coetanei e la dolorosa risposta respingente che ne traggono si associano alla noia riposta verso giochi e programmi scolastici standardizzati per i quali non provano alcun interesse o che affrontano e risolvono in tempi particolarmente rapidi rispetto ai loro coetanei. Dotati di un elevato senso di giustizia e senso morale, non paragonabili in alcun modo a quelli espressi dai loro pari, i bambini e i ragazzi ad alto potenziale cognitivo e plusdotati presentano quasi sempre qualità di leader, temperamento e determinazione al limite del perfezionismo e dell’autocritica serrata. La frustrazione derivante però dall’impossibilità di mostrarsi per quello che sono realmente e di vedere riconosciute e anche apprezzate le loro capacità può in alcuni casi generare ulteriori difficoltà e un percorso scolastico non privo di criticità anche sul piano dei risultati.
Il ruolo inclusivo della scuola e la formazione dei docenti
I docenti, ad oggi privi di una preparazione specifica sulla plusdotazione perché non prevista dal loro percorso formativo universitario, affrontano spesso la presenza in classe di alunni con alto potenziale cognitivo con il solo incremento quantitativo di materiali didattici da svolgere in classe. Riempire i tempi scolastici e gli spazi mentali che rischiano di creare vuoti di azione creativa può ritardare ma non impedire la manifestazione di fenomeni comportamentali avversi e risposte oppositive di difficile gestione quotidiana, quasi paragonabili agli alunni DOP o ADHD. Di solito, è cruciale affrontare il problema nei giusti termini, soprattutto a partire dalla scuola primaria anche se è palese che l’assenza di preparazione pesa e grava contemporaneamente sugli insegnanti e sugli alunni.
Per rispondere alle prescrizioni emesse dal Consiglio d’Europa addirittura nel 1994 con la Raccomandazione n. 1248 e colmare un vuoto legislativo, il 7 ottobre 2025 è stato approvato in prima battuta al Senato il disegno di legge n. 180-1041 ‘Disposizioni in favore degli alunni e studenti ad alto potenziale educativo e delega al governo per il riconoscimento dei medesimi’. Una volta concluso l’iter legislativo, il documento riconoscerà i bisogni formativi degli alunni ad alto potenziale cognitivo e il loro diritto di ‘esprimere e sviluppare le proprie capacità in ambito scolastico e sociale’. Appare dunque possibile che dall’a.sc. 2026-2027 saranno introdotti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito obblighi formativi per i docenti e per i referenti con la frequenza di corsi gratuiti attraverso la Piattaforma S.O.F.I.A.
La scuola italiana, notoriamente rispondente a criteri inclusivi, sarà chiamata ancora una volta ad affrontare il non facile compito di dotarsi di strumenti didattici e relazionali personalizzati, idonei a potenziare e valorizzare i talenti di tutti gli alunni. Per eliminare le disparità sociali e rimuovere gli ostacoli che oggi sempre di più circoscrivono le alunne e gli alunni e le studentesse e gli studenti all’interno di categorie preordinate, sarà necessario prevedere attività di potenziamento, analisi, ricerca e utilizzo di strumenti variegati di apprendimento in un ambiente scolastico stimolante, vivo e produttivo.
Accrescere l’autostima, accogliere il pensiero divergente che caratterizza i bambini ad alto potenziale cognitivo, predisporre per ciascuno di loro un metodo organizzato di studio e favorire attività ludiche e socio-relazionali non standard sono spunti utili di lavoro da attuare in classe per generare benessere psico fisico e accrescimento.
Ringraziamenti
La referente della Rubrica ‘Percorsi Inclusivi’ e l’intera redazione di Informazione Quotidiana ringraziano la Professoressa Giulia Maria Cavaletto per il supporto scientifico dato alla redazione del presente articolo e auspicano ulteriori approfondimenti in vista degli sviluppi inclusivi che la scuola italiana e i docenti si apprestano ad affrontare.
