La guerra in Ucraina potrebbe “essere risolta presto”: sembra tornato l’ottimismo nello Studio Ovale, dove il presidente Donald Trump si prepara al vertice con Vladimir Putin di Ferragosto puntando all’obiettivo della conclusione di un conflitto che immaginava di poter chiudere entro 100 giorni dal suo insediamento.
E che invece continua a mietere vittime.
Ma le proposte che Mosca ha messo sul tavolo sono indigeribili per Kiev e i suoi alleati più stretti, quei Paesi europei che hanno rilanciato con un contro piano che sembra antitetico a quello Usa-Russia.
* IL CAOS SULLA PROPOSTA DI PUTIN. Nel corso della settimana, il presidente russo ha presentato un piano all’amministrazione americana per il cessate il fuoco che include importanti concessioni territoriali da parte di Kiev. L”offerta’ prevede che l’Ucraina si ritiri da tutta la regione del Donetsk.
All’indomani dell’incontro tra l’inviato Usa Steve Witkoff e Putin al Cremlino, Trump ha lasciato intendere in un colloquio con i leader europei e Volodymyr Zelensky che Mosca sarebbe disposta a concessioni, in particolare a ritirarsi dalle regioni meridionali di Kherson e Zaporizhzhia, rispettivamente a ridosso della Crimea e del Donetsk. La disponibilità russa non ha però convinto gli europei, che hanno avviato contatti diretti con Witkoff per chiarire cosa effettivamente Putin avesse proposto: l’inviato di Trump, forse inciampato in un errore di traduzione, ha infine precisato che l’unica offerta sul tavolo era il ritiro unilaterale dell’Ucraina dal Donetsk in cambio di un cessate il fuoco. “La proposta è molto peggiore di quanto Trump abbia detto durante la chiamata”, ha riferito al Wall Street Journal un funzionario europeo. “Si tratta di dare a Putin quello che vuole in cambio di niente”, ha aggiunto un altro.
* IL RILANCIO. Il piano europeo, con Francia, Gb e Germania in testa, concordato con gli ucraini è stato presentato dagli sherpa al vicepresidente JD Vance, al segretario di Stato Marco Rubio e agli inviati Keith Kellog e Steve Witkoff. Stabilisce anche che qualsiasi concessione territoriale da parte di Kiev debba essere tutelata da solide garanzie di sicurezza, inclusa una potenziale adesione dell’Ucraina alla Nato.
* LA SITUAZIONE SUL TERRENO. Diversi analisti militari osservano che sebbene le truppe di Putin siano continuate ad avanzare negli ultimi mesi, nel Donetsk sono ancora impantanate nelle battaglie per Pokrovsk e Chasiv Yar, e che sarà dunque molto difficile conquistare le roccaforti di Slovyansk e Kramatorsk e dichiarare la vittoria nella regione, annessa nel 2022 assieme a quelle di Kherson, Zaporizhzhya e del Lugansk, che è sotto controllo russo. La Crimea era già stata annessa nel 2014 dopo un controverso referendum. Insomma, secondo gli europei se si dovrà arrivare a concessioni territoriali dovranno essere reciproche, e se Kiev si ritira dal Donetsk allora Mosca dovrà cedere il territorio conquistato nella regione del Kherson e in quella di Zaporizhzhya. E il cessate il fuoco deve essere una precondizione, “non una concessione di Putin”.
Fonte: ansa.it
