Netanyahu: ‘Pronti per un cessate il fuoco temporaneo’.

'Non vogliamo una crisi umanitaria, ma controlleremo tutta Gaza'.

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Netanyahu © ANSA/EPA.

Benyamin Netanyahu prova a spezzare l’assedio diplomatico dei Paesi che chiedono lo stop ai bombardamenti a Gaza.

Il premier israeliano, nella prima conferenza stampa dopo 163 giorni, si è detto “pronto ad un cessate il fuoco temporaneo, se ce ne sarà l’opportunità”, per riportare a casa gli ultimi ostaggi in mano ad Hamas (che sarebbero 20 vivi e 38 morti). E di fronte alle denunce internazionali sul blocco degli aiuti per la popolazione civile, Netanyahu si è difeso affermando che la fazione palestinese “saccheggia una parte significativa degli aiuti e vende il resto a prezzi gonfiati per finanziare il suo esercito”.

Lo spiraglio di tregua è stato aperto dal premier israeliano al termine di una nuova giornata di raid sulla Striscia, che secondo le autorità sanitarie locali sono costati la vita ad almeno 82 persone. Per lo Stato ebraico in ogni caso gli obiettivi di medio-lungo periodo non cambiano, ha ribadito Netanyahu: “Al termine dell’operazione Carri di Gedeone tutte le aree di Gaza saranno sotto il controllo di sicurezza israeliano”. E la guerra, ha sottolineato, potrà finire solo “alle condizioni chiare che garantiranno la nostra sicurezza”. A partire dalla “smilitarizzazione” di Hamas, dall’esilio della sua leadership e dall’attuazione del “piano Trump”. Che nella visione della Casa Bianca equivale al ricollocamento di tutti i gazawi in altri Paesi arabi o musulmani.

Nel frattempo, tuttavia, la Commissione Ue ha fatto sapere che “le scorte alimentari sono esaurite”. Non è bastato quindi il primo carico dell’Onu arrivato nella Striscia lunedì scorso, dopo mesi di blocco totale dei valichi.

L’ingresso massiccio degli convogli umanitari ormai viene insistentemente invocato da quasi tutte le cancellerie europee, inclusa l’Italia. Israele oltre a Gaza guarda con attenzione anche alle ambizioni nucleari dell’Iran. E, secondo l’intelligence americana, adesso starebbe preparando attacchi “imminenti” contro le centrali di Teheran. Un’azione che segnerebbe una frattura con la Casa Bianca, impegnata a trattare un accordo con Teheran. L’oltranzismo dello Stato ebraico su questo dossier è alimentato dall’assenza di svolte nel negoziato promosso dagli Stati Uniti con la Repubblica islamica e che va avanti da alcune settimane. Di positivo al momento c’è soltanto che i colloqui proseguiranno.

Il governo dell’Oman, che in questa partita ha un ruolo chiave di mediazione, ha annunciato un quinto giro di consultazioni tra iraniani e americani, venerdì prossimo a Roma. Sarà la terza volta nella capitale italiana, rispetto ai due tentativi fatti a Muscat.

Sul tavolo c’è l’annoso nodo dell’arricchimento dell’uranio: gli Usa sono contrari a qualunque forma di arricchimento, ma Teheran non cede, reclamando il suo diritto all’energia nucleare civile. Uno stallo che, secondo la guida suprema Ali Khamenei, rende molto difficile un’intesa.

Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha negato in conferenza stampa che ci sia ‘una frattura’ tra lui e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Qualche giorno fa ho parlato al telefono con il presidente Trump, che mi ha detto: ‘Bibi, voglio che tu sappia che ho un impegno totale nei tuoi confronti e un impegno totale nei confronti dello Stato di Israele'”, ha riferito. E ha aggiunto: “Ci stiamo coordinando con l’amministrazione. Non ho la capacità di confutare la propaganda e le fake news quattro volte all’ora circa”, ha detto. 

Durante la conferenza stampa di questa sera, Ynet ha chiesto al primo ministro Benyamin Netanyahu perché non si assume la responsabilità del fallimento del 7 ottobre e non delega la questione della fiducia ai cittadini affinché decidano con elezioni. “Comunicavo quotidianamente la decisione al pubblico”, ha affermato il premier in risposta, vengo costantemente criticato, non posso dire di assumermi la responsabilità senza specificare qual è.
Sono messo alla prova dal pubblico ogni giorno, che può esprimere sfiducia. Siamo in guerra, volete le elezioni adesso?”, ha chiesto. 

Impianto nucleare in Iran EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Gli 007 Usa: ‘Israele si prepara ad attaccare le centrali in Iran’

Israele si prepara ad attaccare le centrali nucleari iraniane. Lo riferisce la Cnn citando fonti dell’intelligence americana secondo le quali “i raid sono imminenti”. Se fosse confermato, l’attacco sarebbe una rottura con Donald Trump che sta cercando di raggiungere un accordo con Teheran. Erano settimane che circolavano indiscrezioni sull’irritazione di Benjamin Netanyahu nei confronti dell’amministrazione americana e della sua scelte di negoziare con il regime iraniano.

Fonte: ansa.it