Sale la malinconia, che “ha onde come il mare” compare e scompare rapidamente dice Luca Carboni. Perché quando si arriva alla fine degli Internazionali, dopo ogni edizione inizia subito a mancarci una routine che possiamo vivere solo per due settimane all’anno che per noi appassionati di tennis sono sicuramente le più belle in assoluto. Poi però ci ricordiamo che questo meraviglioso sport non ci abbandona mai e quindi ci consoliamo subito con il Roland Garros che inizia dalle qualificazioni proprio il giorno dopo la fine del torneo al Foro Italico. E non pensiamo che le quali saranno un torneo trascurabile, anzi ritroveremo i nostri protagonisti, con Sara Errani per prima, in procinto di chiudere la carriera in singolare per concentrarsi interamente sul doppio, una disciplina nella quale ha dimostrato in queste due settimane romane di poter portare a scuola ancora tutte le rivali. Sarita ha accompagnato Jasmine Paolini alla doppietta storica, singolare e doppio, non accadeva dal 1990 con Monica Seles e dal 1985 con Raffaella Reggi in quel di Taranto. Entusiasmo, parola d’ordine chiave che ha caraterrizzato tutto il torneo sia in campo che all’esterno. Non ne sono state coinvolte dall’euforia di Roma solamente Jasmine e Sara, ma anche tutto il pubblico, ovviamente lo stesso Alcaraz campione del torneo, Sinner che è tornato a fare ciò che ama di più e anche Lorenzo Musetti che si è confermato con la terza semifinale consecutiva, stabilizzandosi in top ten pur perdendo la testa nella semifinale contro Carlitos. Ci mancherà, girare per il Foro Italico sotto quel sole che è stato oscurato dalla pioggia solo per due giorni, ci mancherà il rumore metallico di ogni passo dentro al GrandStand, ripenseremo con nostalgia ad ogni filo d’erba degli spalti del “Centralino”, a quella giornata infernale sotto il sole del Pietrangeli in cui eravamo pienamente coinvolti da una partita da 3 ore e 46 minuti e non vediamo l’ora di ritrovarci di nuovo in fila per entrare alla Sueprtennis Arena o ad applaudire in piena notte quasi da soli sul Centrale, in compagnia dei più grandi appassionati rimasti dopo la partita di cartello della sessione serale: ci mancheranno gli Internazionali e stiamo già facendo il conto alla rovescia per l’edizione 2026.

Errani Paolini concedono il bis. La doppietta di Jasmine è storica
Il precedente ha un peso specifico importantissimo, l’ultima a riuscire nella doppietta singolare e doppio agli internazionali d’Italia è stata Monica Seles. Adesso in due giorni Jasmine Paolini ha vinto due tornei, ha abbracciato ancora Sara Errani pur scordandosi di ringraziarla durante il discorso, le sarà perdonato, d’altronde era quasi sottinteso il merito di una giocatrice di 38 anni che è ancora una certezza in campo, sotto rete e anche nell’angolo di Gelsomina. “Giocale sul rovescio” un coaching che ha cambiato la storia di questa edizione degli internazionali, che ha fatto scattare quel qualcosa a Jasmine durante la partita contro la Shnaider che da quel omento è andata completamente in confusione, ha litigato con il pubblico, si è scontrata anche con il suo angolo ed è stata rimontata quando era in vantaggio 4-0 dopo aver vinto il primo set. Non è la prima volta che la Paolini si accede mentre è sotto 4-0 nel punteggio, abbiamo più volte citato il primo turno del doppio dello scorso anno da dove poi è partita la rimonta fino al titolo, passando poi per quella partita contro la Shanider e anche nella stessa finale di doppio di questo 2025 contro Mertens Kudermetova le nostre azzurre hanno ribaltato tutto, hanno riportato il trofeo nelle loro mani mantenendo la promessa del tuffo nella piscina del Foro Italico in caso di trionfo. L’ultima a ripetersi in doppio fu Ashleigh Barty, ma con due compagne diverse, un anno con Demi Schuurs e poi con Vika Azarenka nel 2018 2019. Per trovare una coppia in grado di vincere insieme per due anni consecutivi dobbiamo andare indietro addirittura al 1994 e 1995 con Mary Joe Fernandez e Natasa Zvereva. La finale tra Errani/Paolini e Kudermetova/Mertens era quanto di meglio si potesse attendere non per ranking, ma per storia e feeling con questo torneo delle attrici in campo. Veronika vinse insieme a Pavlyuchenkova nel 2022, Elise l’anno successivo nel 2023 al fianco di Storm Hunter e poi c’erano le nostre olimpioniche: tutte e quattro avevano già in bacheca il titolo di doppio agli internazionali. La coppia russo belga aveva sconfitto le nostre recentemente a Madrid, erano in una condizione smagliante e invece devono accontentarsi della seconda finale 1000 persa consecutivamente. Si candidano per un posto tra le favorite al Roland Garros, come le nostre Sara e Jasmine che dopo questi Internazionali, visita la condizione della Swiatek, le sconfitte che capitano, che arrivano in maniera inattesa di Sabalenka potrebbe anche sognare di replicare quanto di buono fatto lo scorso anno sullo Chatrier e chissà, magari incrementare il risultato sulle tracce di Francesca Schiavone. Sara ha perso tre finali a Parigi, due con Roberta Vinci (con la quale ha anche festeggiato il titolo del 2012) e quella dello corso anno con Jasmine, ora l’obiettivo sono le Finals, il sogno è appunto lo Slam.

Sinner, troppo Alcaraz per esultare
Il campo parla chiaro, Carlos Alcaraz è più forte di Jannik Sinner sulla terra rossa. D’altronde gli Internazionali d’Italia sono un torneo in cui vincere rimane un’impresa per tutti, anche per i più grandi, basti pensare che Roger Federer non è mai riuscito ad alzare quella coppa. Speriamo non sia il caso di Jannik Sinner, ma il campo non è idoneo al suo gioco, la sera rallenta, con l’aumento dell’umidità che finisce per accumularsi proprio al Foro Italico nella conca che si crea tra Monte Mario e il Tevere. Carlos Alcaraz invece su questo tipo di campi, con queste condizioni ci è cresciuto e infatti in finale ha espresso il suo miglior tennis raggiungendo al momento giusto la miglior condizione dopo il forfait obbligato a Madrid. Pronto per il Roland Garros dove la rivincita tra Sinner e Alcaraz è attesa, anche perchè a quel punto Jan avrà ripreso il ritmo partita, avrà attraversato nuovi test e non sarà li solo “per passare il primo turno” come da conferenza stampa di inizio torneo. Quindi anche lui in un certo modo se ne va con il sorriso da Roma, dopo la squalifica si è trovato a casa, abbracciato da un quotidiano affetto da parte di migliaia di tifosi, sia agli allenamenti che durante le partite e accompagnato anche da famiglia, amici genitori e dal fratello, almeno fino alla finale quando Mark ha scelto di andare a Imola a vedere la gara di Formula Uno piuttosto che stare li al Foro a supportarlo. Sorride quindi anche la madre Siglinde che l’abbiamo a lungo vista tesa a bordo campo, sropattuto per quel blackout contro Tommy Paul. Per il resto il tennis romano è stato un successo assoluto sulla Rai, tra record su record di ascolti e di Share che hanno spinto anche il presidente federale Binaghi ad ambiziose dichiarzioni sognando di trasformare gli internazionali nel quinto slam (prospettiva difficile anche considerando la proposta di acquisto del fondo Redbird dello slot del torneo di Madrid che supera quella di Roma). Certo prima ci sarà bisogno del tetto sul Centrale e di piccoli miglioramenti all’impianto. Intatno un tifoso appassionato, abbonato da anni al Centrale ha scelto in prima persona di evidenziare i numeri dei seggiolini del suo settore con un pennarello bianco, considerando che il numero scritto in nero su nero era praticamente illeggibile e causava spesso discussioni e complicazioni tra i tifosi che cercavano il loro posto. In ogni caso la risposta al richiamo di Sinner, ma anche di Jasmine, di Lorenzo e del sempre sfortunato Matteo è stata immensa, le coppe, la Davis e la BJKcup esposte al pubblico erano soggette alla continua adorazione da parte dei passanti, stadi per lo più sold out e come detto record di ascolti in tv. Simao un paese di tifosi perchè quando la nostra punta di diamante era Fognini che qui non è mai andato oltre ai quarti si respirava un area diversa, meno coinvolta rispetto ad ora che siamo campioni del mondo con il numero uno del ranking. Siamo tifosi anche occasionali, ma è tipico della cultura italiana, un popolo di tuttologi pronti a specializzarsi all’occorrenza: virologi in tempi di covid, vaticanisti in tempi di Conclave, esperti di qualsiasi sport quando bisogna celebrare un trionfo italiano, dal volley per Paola Egonu al curling per Stefania Constantini e Amos Mosaner. E’ l’effetto Azzurra, in riferimento all’improvvisa passione per la vela scoppiata per la Coppa America negli anni Ottanta. Un pubblico che però si è tradito, nel giorno della semifinale tra Musetti e Alcaraz, quando il nostro artista ha lanciato la pallina con un gesto di stizza ricevendo il secondo warning e quindi il penalty point e solo l’intervento dell’arbitro ha potuto placare gli animi dei tifosi che non capivano il perchè di quel 30-0 dopo un solo punto giocato. D’altronde, l’obiettivo di Binaghi è eguagliare il calcio, siamo sulla buona strada almeno con lo spirito polemico degli ultras del tennis. Sinner è giovane, e come lui lo è anche la passione degli italiani per il tennis, impareremo anche a tifare, ad applaudire un campione come Alcaraz e a sorridere in ongi momento, come Jasmine.
