“La partita con Djokovic mi ha segnato da troppo tempo, potevo trovarmi numero 3 del mondo e andare in semifinale, quella sconfitta l’ho sofferta” a parlare è Lorenzo Musetti, il grande sconfitto della stagione 2026, un giocatore sopraffino artista della racchetta che sembrava essersi smarrito sulle vie di Melbourne, continuamente indirizzato in infermeria. Quando si trovava in vantaggio con un redivivo Djokovic, che in quel torneo arrivò ad eliminare anche Sinner, e a giocarsi la finale dello Slam, è stato colpito da un infortunio agli adduttori che gli ha portato via la partita e soprattutto gli ha lasciato gli strascichi soprattutto mentali di una dolorosa sconfitta. Lorenzo Musetti, medaglia di bronzo olimpica, semifinalista slam e vicinissimo al numero tre del mondo ad inizio anno, per tutto il 2026 ha sofferto fisicamente e psicologicamente la pressione di essere diventato uno dei giocatori da battere in ogni torneo. L’unico italiano della storia insieme a Sinner e Berrettini ad aver raggiunto i quarti in tutti gli slam ha vissuto un’annata anonima fino allo scorso weekend. Dopo sette sconfitte consecutive in finale è arrivato ad aggiungere in bacheca, finalmente, il terzo torneo della sua carriera, l’ATP di Lione, un 250 ma con partecipazione d’élite. Trofeo che si aggiunge ad Amburgo 2022 e a Napoli quello stesso anno che fino ad oggi restava il suo ultimo successo. Il segnale maggiormente positivo forse arriva dal suo fisico considerando che la sua tecnica e il suo talento non sono mai stati messi in discussione. Dopo una maratona di quasi 4 ore con Van Assche, dopo esser arrivato in albergo alle 3.15 del mattino, è tornato in campo contro il numero 6 del mondo Flavio Cobolli al quale annulla 4 match point prima di accedere alla finale, dove non concede neanche una palla break a Taylor Fritz. E sembra assurdo che sia l’americano e non l’azzurro a giocarsi un posto a Torino, alle Finals dove l’anno scorso era presente l’artista carrarino, ma solo per la rinuncia di Novak Djokovic. Musetti ha un gran braccio e soprattutto con il dritto può attingere alle diverse soluzioni che rendono artistico il suo tennis, inoltre adesso sono diventati evidenti anche i miglioramenti al servizio frutto del lavoro di Gianluca Mager. E’ lui la new entry nel team di Tartarini, ex numero 62 al mondo e cognato di Lorenzo. Dopo gli infortuni agli adduttori in Australia, all’ileopsoas a Roma e la microfrattura ad un dito del piede a Pechino, il ranking l’aveva fatto sprofondare oltre il quindicesimo posto, ma il torneo di Lione ha insegnato che lui ha un valore ben diverso di quello che racconta la classifica, ferma al 26esimo dopo il successo nel Delfinato. Intanto chi spera di migliorare ulteriormente per quanto possibile è Jannik Sinner, costretto ai box fino al 2027 per l’infortunio al ginocchio. Anche per lui è il momento di presentare un nuovo elemento dello staff, che proprio in questi giorni ha visto il suo giocatore storico dire addio al tennis: Magnus Norman fino ad ora al fianco di Wawrinka. Svedese, campione di Davis nel 1998 al Forum di Assago contro l’Italia, adesso sarà al fianco del più grande tennista italiano di sempre, ponendosi l’obiettivo di riuscire dove Cahill aveva fallito: vincere il Roland Garros. Proprio quello che a lui è sfuggito in Finale contro Guga Kuerten poche settimane dopo aver sconfitto il brasiliano nella finale di Roma. Da allenatore sa come si vince sulla terra battuta, prima ha portato Robin Soderling a due finali consecutive nel 2009 (eliminò Nadal in semifinale) e nel 2010 e poi legatosi a Stan Wawrinka, il miglior rovescio ad una mano di tutti i tempi, ha vinto Us Open, Australia Open e proprio il Roland Garros del 2015. Lo ripetiamo sempre, il tennis italiano non è mai stato così in alto, ma non c’è alcun limite alle ambizioni.

Tennis, Senza limiti: tesserati record superano il calcio
Un po’ come cantava Bruce Springsteen, we learn more from a three minute record than we ever learned in school, il tennis italiano ha raggiunto più risultati negli ultimi 8 anni che in tutta la sua storia. Da quella semifinale di Marco Cecchinato al Roland Garros 2018 è diventata un’abitudine vedere il tricolore anche nelle fasi finali dei tornei più improntati e anche gli italiani se ne sono resi conto riscoprendosi appassionati di tennis. Con Cecchinato, Fognini e Berrettini le tribune del Foro Italico hanno inziato a riempirsi e a prendere la strada del sold out, dei record e del grande tifo per gli italiani nel corso del torneo romano, ma è con Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Flavio Cobolli che la racchetta è entrata nei discorsi quotidiani del bar sport nazionale andando a prendere il posto di un calcio che verte da parte sua in condizioni critiche. A testimoniare che l’Italia ha scelto il tennis come sport preferito c’è lo storico sorpasso di tesserati per le due federazioni, oggi sono più i tennisti o i giocatori di padel che gli affiliati alla FIGC. La Federtennis conta 1162477 tesserati contro i 1123054 del calcio, numeri impressionati se paragonati alle altre federazioni del coni come la pallavolo, terza a quota 359797, e poco più indietro Basket ed Atletica Leggera. Oltre 4000 circoli, 2500 scuole di tennis o padel che hanno contribuito a far crescere a dismisura un movimento tennistico che contava 148 mila iscritti alla federazione nel 2001, solamente 25 anni fa, nell’anno di nascita di Jannik Sinner. Secondo i dati del Monitoraggio Coni-Fns-dsa, il sorpasso è stato completato nel 2024 e sono quindi tre anni che la crescita non ha trovato alcun ostacolo alla sua interruzione. Il calcio, aiutato anche lui dai successi della Nazionale, dominava questa classifica da oltre un secolo, e guardando i risultati sportivi il vantaggio del tennis è innegabile considerando che l’Italcalcio arriva da 3 mondiali saltati, contro i 3 vinti in maniera consecutiva dalle racchette azzurre. Una rivoluzione nella competitività ma anche tecnica e organizzativa, pensiamo al successo degli Internazionali al Foro Italico e alle ATP Finals di Torino, oltre anche a Next Gen Finals (che da dicembre torneranno in Italia, a Reggio Calabria) e le fasi decisive dalla Coppa Davis a Bologna. Una potenza sportiva che nasce anche da questi elementi che se ai massimi livelli esprimono la loro capacità organizzativa con il master 1000 capitolino ed il torneo dei Maestri piemontese, per chi è più indietro nel ranking si denotano una quantità smisurata di tornei Challenger ed ITF (circa 90 contro gli 8 challenge e 16 futures del 2001) sul nostro territorio che permettono ai giocatori italiani di crescere e di dedicarsi con continuità al loro sport senza caricarsi le spese di una trasferta all’estero. “Quando i ragazzi hanno qualcosa da emulare si genera questo effetto” il commento di Luciano Buonfiglio presidente del CONI. Per semplificare diciamo che l’effetto Sinner continua a far vedere i suoi effetti anche oggi che Jannik è a riposo, ispirando colleghi e fan, che non vedono l’ora di entrare in un campo da tennis e non più di calcio.
