Anche la Corte dei Conti Ue si schiera contro una delle misure più criticate dell’epoca post pandemica, ovvero il Superbonus 110% che secondo recenti conti del Sole24Ore avrebbe visto impazzire la spesa pubblica arrivata a 174 miliardi di euro (per un raffronto, le finanziarie annuali si aggirano sui 20 miliardi, quindi è l’equivalente movimentato dal nostro Stato in oltre 8 anni spalmato però su più voci di spesa e non su un’unica agevolazione).
Cosa dice la Core dei Conti Ue
Secondo quanto si legge nel rapporto siglato dalla magistratura contabile “Le misure di ristrutturazione finanziate dal fondo dell’Ue per la ripresa dal Covid, ossia dal dispositivo per la ripresa e la resilienza, hanno consentito di ottenere solo modesti risparmi energetici”. La Corte dei Conti Ue in particolare contesta l’assenza di “misure più mirate, un’esplicita focalizzazione sui risultati ed un monitoraggio più intenso”, mancanze per le quali “la spesa futura potrebbe non consentire di raggiungere gli obiettivi dell’Ue in materia di clima ed energia”, spiegano i giudici comunitari. Insomma, lo Stato italiano ha speso moltissimo ottenendo risultati potenzialmente insufficienti per soddisfare gli standard green comunitari.
L’analisi della Corte, che prende in esame diverse tipologie di interventi, edifici e scelte d’intervento e ha comparato il Superbonus 110% tricolore con misure affini varate in altri Paesi membri Ue, mostra che il costo dei risparmi ottenuti per unità di energia varia enormemente da uno Stato membro all’altro se esaminato in maggiore dettaglio. Secondo la relazione, il superbonus è “di gran lunga” la misura più cara e meno efficiente tra quelle esaminate: 10 euro per migliorare l’efficienza energetica di un edificio residenziale di appena 1 kWh.
A tale proposito, “il regime italiano del Superbonus, che da solo dovrebbe ricevere quasi un terzo di tutti i finanziamenti dedicati alle ristrutturazioni (14 miliardi di euro) nell’ambito dell’Recovery, costituisce un esempio particolarmente eloquente”. A giudizio della Corte, “si tratta manifestamente di un uso inefficiente dei fondi dell’Ue”.
Chi difende il Superbonus
Non tutti comunque attaccano il Superbonus che, a prescindere dalla spesa, ha avuto un effetto evidente sull’economia reale e sulla ripresa dopo il Covid. Stando ai dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dei principali centri studi, la super agevolazione ha consentito investimenti per oltre 100 miliardi di euro e agevolato la crescita del settore delle costruzioni nel triennio post-pandemia, tra il 2021 e il 2023.
E il rimbalzo registrato dal nostro Paese che in quegli anni ha avuto tassi di crescita superiori a diverse economie europee non sarebbe per diversi analisti esclusivamente tecnico, ovvero conseguenza dello sprofondo dovuto al Covid ma anche sorretto dall’aver adulterato la portata degli investimenti edilizi. Effetti positivi sarebbero ricaduti poi anche sull’occupazione, sulla produzione industriale collegata all’edilizia e sul gettito fiscale generato dall’aumento dell’attività economica.
La sola certezza: i costi non si fermano
Insomma, a fronte di pareri contrastanti, abbiamo un’unica certezza: i costi record del Superbonus 110%. O meglio, il fatto che stanno continuando a lievitare. Secondo il report di marzo redatto dall’Enea per fotografare l’andamento dei cantieri di Superbonus ripreso dal quotidiano di Confindustria, gli oneri a carico dello Stato sono cresciuti ancora: il conto totale di quest’anno, insomma, è di 2,5 miliardi circa. Alla luce degli ultimi censimenti la spesa complessiva per lo Stato legata al Superbonus sarebbe insomma a circa 172 miliardi di euro in cinque anni e mezzo.
Carlo Terzano
