*Prof.Mauro Norton Rosati di Monteprandone de Filippis Delfico
Advisor Studio Cassiel London-UK
All’estero è la norma nella gestione dei grandi patrimoni. In Italia, invece, pesa ancora l’incertezza fiscale e la diffidenza degli intermediari.
Chi gestisce patrimoni rilevanti lo sa bene: oggi non basta investire, serve proteggere, pianificare e strutturare. È per questo che, a livello internazionale, l’integrazione tra trust e fondi comuni rappresenta uno standard consolidato. Il meccanismo è semplice: il trust protegge e organizza il patrimonio, i fondi lo fanno crescere.
In Italia, però, questa combinazione continua a essere poco utilizzata. Non per mancanza di strumenti, ma per un contesto che resta incerto e, spesso, poco favorevole.
Il primo ostacolo è fiscale. Quando un trust investe in fondi, il rischio di una doppia imposizione economica è concreto. I rendimenti sono già tassati a monte e possono essere nuovamente colpiti a valle, a seconda della struttura del trust. Il risultato è una perdita di efficienza che scoraggia gli investitori più attenti.
Il secondo problema è operativo. Aprire un conto per un trust in Italia può diventare un percorso complesso, tra richieste documentali, verifiche AML e resistenze non sempre giustificate.
Il terzo elemento è culturale. Il trust continua a essere percepito come uno strumento “anomalo”, quando invece nei mercati più evoluti è parte integrante della pianificazione patrimoniale.
Il confronto con l’estero è inevitabile: dove esistono regole chiare, il trust è utilizzato senza difficoltà anche in combinazione con strumenti finanziari sofisticati. In Italia, invece, l’incertezza genera immobilismo.
Eppure, la direzione del mercato è chiara. Gli investitori – soprattutto quelli con patrimoni complessi – cercano soluzioni integrate, capaci di unire protezione, rendimento e pianificazione nel lungo periodo. Trust e fondi comuni rispondono perfettamente a questa esigenza. Ma finché il sistema continuerà a trattarli come un’eccezione, anziché come una risorsa, il loro utilizzo resterà limitato.
Con un rischio evidente: che le soluzioni più evolute vengano semplicemente sviluppate altrove.
