Tadej IV, il Tour de France non cambia padrone: e stavolta è un dominio

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Tadej Pogacar

Incontrastato, per la quarta volta e come da oltre un anno a questa parte Tadej Pogacar aggiunge l’ennesimo tassello al suo palmares da nuovo Cannibale. Come fuoco avanzerò per prender tutto quanto come cantano i Maneskin in una canzone chiamata Morirò da Re, e proprio di un Re ormai dobbiamo parlare in Francia perché come Tadej ce ne sono pochi in grado di indossare sul podio finale la quarta maglia gialla della carriera, come Chris Froome. L’anno prossimo tornerà per pareggiare il record di Indurain, Anquetil, Merckx, Hinault, intanto insieme al suo rivale Vingegaard sono diventati gli unici a concludere nelle prime due posizioni per quattro anni di fila, anche se in realtà in questo 2025 il rivale non c’è stato, gli è arrivato davanti solamente a la Plagne quando i giochi erano già conclusi, quando il danese non è riuscito neanche a vincere una tappa. Anche se il danese rispetto ai tempi di scalata degli altri nelle salite più improntati è andato forte e la sua seconda piazza non è mai stata in discussione, proprio come la maglia gialla di Tadej IV.

Tadej Pogacar Jonathan Milan,

Tadej IV, Tour de France senza storia

Abbiamo parlato delle rivincite di Tadej, da hautacm alla cronoscalata di Peyragudes. Il Vingegaard che vinceva quei due Tour de France è ormai un lontano ricordo, ha ormai raggiunto l’apice della sua carriera mentre Pogacar sembra ancora in ascesa e già così è totalmente inarrivabile. Se nel 2024 la scusa della caduta di Vingo al Giro dei Paesi Baschi avrebbe potuto ridimensionare lo strapotere dello sloveno, quest’anno non c’erano alibi, neanche per la squadra che presentatasi con il massimo delle aspettative e con il meglio a sua disposizione tra cui anche il vincitore del Giro d’Italia Simon Yates. Ed ecco che con il fallimento di Jonas naufraga anche la Visma che si riscatta solamente grazie a Wout Van Aert nell’ultima tappa, su quel Montmartre in cui un altro belga un anno fa aveva scritto la storia del ciclismo. Van Aert diventa l’unico in grado di staccare Pogacar e di insieme a Thymen Arensman è l’unico che ha resistito al suo tentativo di rimonta. “Tadej è stato più forte, noi ci abbiamo provato” ha ammesso alla fine, dopo alcuni inspiegabili auto incoraggiamenti, dopo aver negato l’evidenza nelle altre tappe parlando di un tour ancora aperto quando nulla faceva sperare di poter solo avvicinarsi a Pogacar. Ce ne siamo accorti sul Col de la Loze, al termine del quale sono state pronunciate proprio quelle parole, quando il campione in carica con uno scattino non necessario ha quasi umiliato, secondo alcuni peccando di arroganza, il suo rivale. Ce ne siamo accorti anche sul Ventoux, la tappa più attesa di questo Tour de France, sul gigante di Provenza, il monte ventoso levigato dal mistral dove non resistono neanche gli alberi dopo una certa altezza e che ha stregato anche Petrarca. Ci sono cime con maggiore pendenza, maggiore storia, come l’Alpe D’Huez o il Tourmalet, ma il fascino del Ventoux è unico: Pogacar non poteva non lasciare la sua firma anche li pur non entrando tra i viciniori della tappa. 1910 in un panorama lunare infiammate dalle quattro accelerazioni di Vingegaard, inutili, ma che per un momento sembravano in grado addirittura di azzerare il distacco nei confronti del gruppo di Ben Healy dal quale è emerso il vincitore di giornata Valentin Paret-Paintre. In quel vento che può far diventare pazzi, come diceva Victor Hugo, alla fine ad impazzire è stato Vingegaard che dopo aver passato l’inverno a preparare l’appuntamento del Tour ha visto le sue speranze disgregarsi già ad Hautacam e nel trittico pirenaico. Hautacam-Peyragudes-Superbagneres, arrivati sulle Alpi i giochi erano già chiusi perché le prime storiche asperità non solo avevano tolto dai giochi Remco Evenepoel che in maglia bianca ha alzato bandiera bianca all’inizio del Tourmalet, ma hanno anche finito per scavare una prima voragine tra i due favoriti. Aveva motivo di sperare Vingegaard? Evidente no, nonostante l’ammaccatura che Tadej si era procurato cadendo a Tolosa. La montagna che sovrasta Lourdes era la prova del nove, largamente superata dallo sloveno con tanto di vittoria dedicata a Samuele Privitera, un giovane di 19 anni scomparso in corsa durante il giro della Valle D’Aosta. Jonas saliva con il suo passo, cercava di giocare in difesa sui Pirenei, cosa che però non è bastata e quindi ha sancito un cambio di atteggiamento, lo abbiamo visto attaccare anche quando indossava la maglia a pois sulle Alpi. Comunque sia degli attacchi che non hanno fatto altro che sfiatare il danese stesso e favorire la vittoria di Pogacar, semplicemente nettamente superiore in grado di dominare a cronometro, senza il casco ovale e la bici da crono, in salita con le abrasioni, contro il vento, contro il freddo che ha causato una polmonite a Van der Poel costringendolo a ritirarsi. L’olandese è l’unico in grado di sconfiggerlo nelle corse da un giorno, poteva essere un candidato per il gran finale di Montmartre, ma anche lui come Evenepoel, come Ganna, Skjelmose, Almeida non è mai arrivato a Parigi. Fondamentale anche il riposo, Tadej è stato scortato dalla sua squadra nel corso delle salite, cosa che la Visma non è risulta a fare per il suo capitano: Navaez, Adam Yates e Sivakov eroi nell’ombra, che hanno accompagnato il Re alla sua quarta incoronazione. 35 anni dopo Le Mond il campione del mondo riesce a vincere il Tour De France.

Il Tour dell’Italia: festa Milan, sua la maglia verde

Non era iniziato nel migliore dei modi il nostro Tour de France azzurro, con Filippo Ganna che alla prima tappa ha già dovuto togliere una carta importante per interrompere il digiuno di tappe azzurre che perdurava dal 2019. E le prime volate non sono andate meglio: Philipsen e Merlier, hanno messo subito in chiaro che il dominio degli ultimi anni di Johnathan Milan in volata al Giro d’Italia non era di facile replica. Invece con la caduta di Jasper con tanto di ritiro sulle spalle di un italiano è tornata la maglia verde, cosa che non accadeva dal 2010 con Petacchi, con Milan che diventa il più giovane italiano ad indossarla dai tempi di Moser. Il gabbiano non è uno che si accontenta dei record intermedi, e quindi il 12 luglio a Laval si è fatto carico delle speranze di un intero paese che orami da troppi anni non aveva un corridore da classifica (confidiamo in Tiberi o in Pellizzari nei prossimi anni) e che appunto non gioiva in Francia da 6 anni. Nella Loira è lui a trionfare, è lui a festeggiare e a mettere a segno un importante passo, concreto verso la maglia verde contesa da VDP e anche da Pogacar e Merlier. Arriva anche la replica, a Valence nell’ultima occasione per i velocisti considerando che la scelta del percorso Olimpico di Montmartre ha tolto alle ruote veloci l’occasione di giocarsi il prestigioso traguardo degli Champs Elysee. Il primo fu Bitossi, passarono 42 anni e festeggiò Petacchi e ora è la volta di Milan. L’Italia torna protagonista anche in Francia con il suo oro olimpico della pista 2021 già vincitore della ciclamino al Giro.