Siamo Campioni del Mondo!

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La nazionale di pallavolo maschile completa l’opera ed entra nei libri di storia dello sport italiana aggiungendo il titolo mondiale a quello europeo vinto un anno fa.

Quattro anni fa la sconfitta e l’eliminazione nei mondiali di casa aveva spento l’entusiasmo riservato alla pallavolo maschile. La sconfitta era arrivata al terzo turno, quando la Serbia e la Polonia poi campione ci hanno relegato all’ultimo posto del girone a tre equivalente ai quarti di finale e quindi fuori dalle prime quattro. Per i polacchi si trattava del secondo titolo consecutivo vinto per altro in casa nostra al PalaAlpitour di Torino.

A quella sconfitta non è seguito un periodo roseo per la nazionale; nel 2019 gli europei in Francia ci hanno visto qualificarci alla fase finale e vincere contro la Turchia agli ottavi. Tuttavia, ai quarti giocati a Nantes i nostri avversari erano sempre i francesi che dominarono e la nazionale a quel tempo guidata da Blengini non riuscì mai ad entrare in partita. Quell’Europeo lo vinse la Serbia sconfiggendo in finale la Slovenia.

Nel 2020 le Olimpiadi vengono rimandate per la pandemia e nel 2021 ci presentiamo a Tokyo con le aspettative ridimensionate nonostante Blengini potesse disporre di giocatori come Zaytsev, Juantorena, Colaci e l’innesto di un giovane schiacciatore della ITAS Trentino, Alessandro Michieletto.

Le Olimpiadi iniziano con una sofferta vittoria contro il Canada (stesso esordio dei mondiali 2022), e la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta come seconda nel girone alle spalle della Polonia che ci sconfisse nettamente. Ai quarti di finale il nostro avversario era quindi l’Argentina. L’Italia parte bene, per poi lasciar per strada due set, nel quarto sembra aver superato il momento difficile e si avviava verso la semifinale ma poi entrano in azione i fuoriclasse della squadra sudamericana che andrà via da Tokyo con la medaglia di bronzo al collo: Sebastian Solè, Ezequiel Palacios, e soprattutto Luciano De Cecco e Facundo Conte costringono gli azzurri a soccombere ed abbandonare il Giappone presto come la nazionale femminile eliminata anch’essa senza medaglia da Tokyo.

Dopo quella sconfitta Blengini venne sostituito con quella che Malagò ha definito la grande intuizione di Manfredi, presidente della federazione pallavolo: Ferdinando De Giorgi, allenatore della Lube Civitanova (con la quale ha vinto una Champions e un mondiale per club) ed ex palleggiatore della nazionale tre volte campione del mondo in Brasile 1990, Grecia 1994 e Giappone 1998, oltretutto anche campione d’Europa nel 1989 in Svezia dopo che la nazionale era uscita senza gloria della Olimpiadi di Seoul. (Sembra quasi che la storia si ripeta con Fefè De Giorgi a fare da comune filo conduttore tra il passato il presente ed il futuro).

Appena arrivato il nuovo allenatore viene inviato in Repubblica Ceca per la fase a gironi dell’Europeo ad Ostrava dove non trovò rivali, oltretutto sconfiggendo la Slovenia senza resistenza. Le aspettative erano basse ma piano piano la nuova nazionale che ha inserito anche un opposto dalla Serie A2 che sarà poi protagonista, Yuri Romanò, inizia a convincere distruggendo la Lettonia, e poi la Germania ai quarti. Per le fan four si vola a Katowice alla Spodek Arena. La Polonia perde la semifinale contro la Slovenia (da noi sconfitta ai gironi) mentre in serata noi vinciamo contro la Serbia perdendo di misura un solo set.

In finale la Slovenia si rivela un avversario decisamente più ostico rispetto ai gironi, ci portano fino al tie break dove la Nazionale festeggia e si aggiunge alla nazionale femminile e a quelle di Mancini nel ristretto club dei campioni d’Europa del 2021.

Da quel trionfo è passato un anno, e l’Italia ha perso la Nations League volley alla Unipol Arena di Bologna perdendo contro la Francia. Nel frattempo per lo scoppio della guerra in Ucraina i mondiali sono stati spostati in Polonia e Slovenia due squadre che diventano favorite per raggiungere la finale, anche considerando l’estromissione dei russi che avrebbero dovuto ospitare la competizione.

Il torneo dell’Italia inizia con una vittoria contro il Canada con un terzo set che ha dell’incredibile perché si conclude con il risultato di 39-37. Le partite contro Turchia e Cina sono normale amministrazione e arriva la qualificazione agli ottavi da primi nel girone. Dagli altri gruppi vengono riscontrate difficoltà solo dall’Argentina che comunque riesce a qualificarsi in un girone di ferro insieme ad Iran e Olanda. Agli ottavi la sorpresa del mondiale è l’Ucraina che grazie a Plotnychky e soprattuto a Yurij Semeniuk omonimo del più famoso Semeniuk polacco, riesce ad eliminare l’Olanda in tre set.

Noi agli ottavi affrontiamo Cuba, ci toglie un set e va molto vicina al al tie break ma alla fine a spuntarla è l’Italia. I nostri avversari nei quarti sono i campioni olimpici francesi che hanno dovuto annullare un match point al Giappone nella loro partita di ottavi.

La sfida è attesissima, e infatti non delude i 3500 spettatori dell’arena Stozice di Lubiana. Viene giocata punto a punto, d’altronde il sestetto transalpino è composto da un dream team con Ngapeth, Toniutti, Patry, Chinenyeze, Brizard e Grebennikov, forse la nazionale francese più forte di sempre. Tuttavia la Francia regala 49 errori non forzati ma riesce a recuperare almeno due set obbligandoci al tie break dove il padrone del campo è Yuri Romanò, 22 punti nella partita che superano sempre il muro di Ngapeth, e portano l’Italia in semifinale. Michieletto rischia di farsi male alla schiena ma stringe i denti e da icona porta a termine la partita simbolo di un’Italia che sa vincere anche soffrendo.

In semifinale la storia si ripete dopo appena un anno, sempre alla Spodek Arena di Katowice dove l’Italia vinse l’Europeo e sempre contro la Slovenia, il risultato è addirittura più netto. Tre set a zero, splendido Fabio Balaso in ricezione, l’unica macchia i 24 errori non forzati italiani con 11 al servizio. La Slovenia ha sbagliato molto in attacco e il giovane talento Rok Mozic non è riuscito a brillare come invece nelle altre partite del mondiale.

Storia diversa la finale, si gioca sempre alla Spodek arena che era interamente in sostegno della nazionale polacca di CT Grbic, un squadra che cercava di realizzare la tripletta dopo i titoli del 2014 e del 2018, che dato la sua prova a di forza nella durissima semifinale contro il Brasile vinta al tie break era indubbiamente favorita.

L’Italia va subito in vantaggio nel primo set ma viene recuperata da Kaczmarek che chiude il primo parziale in favore dei suoi. Per tutto il secondo set l’Italia è costretta ad inseguire faticando molto ma restando incollata agli avversari senza mai concedere più di due o tre punti di vantaggio, Giannelli in battuta è inarrivabile e riporta la nazionale alla vittoria del set pareggiando la partita. Anche nel terzo set è Kaczmarek contro Michieletto, uno scontro classico della pallavolo maschile ormai, proprio loro due si sono contesi la Champions League in finale lo scorso maggio, a trionfare in quell’occasione furono i polacchi dello Zaksa contro Trento di Michieletto. La difesa polacca è affidata a Sliwcka, un vero fuoriclasse, parte del merito per la vittoria del primo set è sua ma è proprio lui che sul finire di partita inizia a vacillare, risponde quindi Fabio Balaso che ferma più volte Kurek e Semeniuk. Il copione del terzo set è identico ai precedenti, la Polonia subito in vantaggio e Italia costretta ad inseguire ma questa volta il sorpasso arriva prima del previsto e con un importante contributo di Lavia e Giannelli ci portiamo in vantaggio.

Il quarto set ha un nuovo protagonista che è Roberto Russo, grazie a lui i rivali non prendono il largo e poi Romanò decide di chiudere il mondiale prendendo in mano la partita trovando il break e permettendo agli azzurri di lanciarsi verso il quarto titolo.

Fefè De Giorgi è stato il protagonista in tutti i titoli mondiali della Nazionale italiana. Il Brasile dopo 5 finali consecutive di cui tre contro la Polonia si deve fermare in semifinale proprio contro gli ormai storici rivali ma continua la loro striscia di podi ai mondiali ininterrotta dal 2002 vincendo la finale per il terzo posto contro la Slovenia. Per la Polonia invece è stata la terza finale consecutiva e la seconda persa dopo quella del 2006 in Giappone contro il Brasile. Per quanto riguarda noi invece il nostro è il quarto titolo, davanti all’Italia solo l’Unione Sovietica a quota 6, di cui uno vinto al PalaEur di Roma contro gli azzurri nel 1978.

Il giorno dopo la vittoria al loro rientro in Italia i giocatori e il mister sono stati ricevuti al Quirinale, il Presidente Sergio Mattarella ha ironizzato sul primo parziale definendo una cortesia il perdere il primo set in quel modo, una manifestazione di sportività nei confronti di una arena splendida che ha supportato i suoi atleti fino alla fine nonostante la sconfitta. Il capitano Giannelli ha donato al Capo di Stato il pallone autografato del mondiale. Adesso per i giocatori sarà tempo di un periodo di meritato riposo prima dell’inizio del campionato ad ottobre, mentre a breve scenderanno in campo le ragazze della nazionale nel difficile tentativo di replicare quanto fatto da Giannelli, Michieletto e compagni. Chirichella, Egonu, Pietrini e le altre saranno impegnate in Olanda in un girone che comprende oltre alle padrone di casa, Portorico, Belgio, Kenya e Camerun.

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