Si conclude la conferenza Cop26. Un primo bilancio.

Molti gli scontenti per l’accordo conclusivo della Cop26. Su pressione cinese e indiana infatti il termine “ eliminazione” del carbone è stato sostituito con “ riduzione”. Sostanziale delusione del presidente della Conferenza Alok Sharma. Le reazioni di Legambiente e di alcuni stati amareggiati tra l’altro per la mancata nascita dell’ organismo che avrebbe dovuto occuparsi del fondo Loss and Damage Facility.

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Alok Sharma , presidente della Cop26 si è scusato per il testo finale votato dai membri della conferenza dove non si parla più di eliminazione ma di riduzione del carbone. Alok Sharma commosso ha dichiarato: “Capisco la profonda delusione, ma è fondamentale proteggere questo pacchetto”perchè “definisce la rotta affinché il mondo mantenga le promesse fatte a Parigi”. “Penso- ha aggiunto il presidente della Cop26- che possiamo dire in modo credibile che 1,5 °C è vivo. Ma il polso è debole“. Sharma non ha esitato a pronunciare frasi magniloquenti ad uso della stampa: “ la storia si è fatta qui a Glasgow” ma ha ammesso che “ rimane “rimane un abisso tra gli obiettivi a breve termine e ciò che è necessario per raggiungere l’obiettivo di Parigi. Quel lavoro deve iniziare ora”. Con diplomazia Sharma fa notare l’importanza del processo multilaterale “ e si dice fiducioso nel considerare l’obiettivo del 1,5 gradi. La dichiarazione finale è stata voluta nelle sue modifiche da India e Cina, due superpotenze delll’ inquinamento atmosferico globale. La Glasgow Climate Pact scontenta tanti, tra questi anche la Legambiente ,che attraverso il suo Presidente nazionale Stefano Ciafani, commenta: “ L’Accordo di Glasgow èinadeguato a fronteggiare l’emergenza climaticasoprattutto per le comunità più vulnerabili dei paesi poveri, ma si mantiene ancora vivo l’obiettivo di 1.5°C.. “Tra i punti dolenti –continua Ciafani – c’è la questione cruciale dell’abbandono dei combustibili fossili affrontata in maniera inadeguata, anche se la loro strada è ormai segnata. E il fatto che non sia stato fatto nessun passo in avanti sulla creazione del fondo Loss and Damage Facility per aiutare i paesi poveri a fronteggiare la crisi climatica, e sui cui a Glasgow è mancato un forte impegno da parte dell’Europa. Per fronteggiare la crisi climatica e per centrare l’obiettivo di 1.5°C è fondamentale che tutti i paesi più avanzati, a partire dall’Italia, aumentino al più presto i propri impegni di riduzione delle emissioni climalteranti e garantiscano un adeguato sostegno finanziario all’azione climatica dei paesi più poveri”.La mancanza del fondo Loss and Damage Facility ,ovvero di una struttura formale in grado di dare fondi alle nazioni colpite dai cambiamenti climatici, ha suscitato la proteste di alcuni stati in partiocolare di Antigua e Barbuda. Il delegato delle due isole caraibiche ha detto di esprimere, a nome di molte nazioni in via di sviluppo, una forte delusione per la rinuncia a creare la discussa struttura solidaristica. Sono stati in particolare gli stati di piccole dimensioni ad esprimere disappunto per il testo finale. Tra i paesi che maggiormente hanno contestato la Glasgow Clmate Pact ( Accordo di Glasgow) si segnalano la Svizzera, le isole Marshall e le Fiji, il Liechtenstein che considerano fortemente scorretto il fatto che su pressione cinese e indiana sia stato riaperto e modificato l’accordo che ad un certo punto era stato considerato non più negoziabile. Il delegato del Messico si è spinto ad affermare: “Siamo stati messi da parte da un processo non inclusivo e non trasparente”.

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