Alcuni luoghi parlano con voce distinta diceva Robert Louis Stevenson la celebre firma di romanzi come l’isola del tesoro e di dottor Jekyll e Mr. Hyde. La pista di Wengen, quel Lauberhorn che scende dal massiccio dello Jungfrau nel Canton Berna, in termini sportivi è uno di quei luoghi magici che si innalzano al di sopra degli altri nell’immaginario collettivo di tutti gli sciatori come un tempio delle nevi al pari di Kitzbhuel e della Stelvio di Bormio. Vincere a Wengen è un’impresa che ti proietta dritto nella storia, sopratutto se è la prima volta che vinci in Coppa del mondo: è quel che è successo a Giovanni Franzoni. Un successo italiano qui mancava dalla discesa libera del 2013, il giorno di Innerhofer, le altre si contano sulla punta delle dita con Kristian Ghedina nel 1997 e 1995, Herbert Planck nel 1976 e Zeno Colò nel 1948. Si aggiunge a questo gruppo ristretto un giovane talento dello sci azzurro, classe 2001, già in grado di vincere la Coppa Europa quando aveva 21 anni, solamente alcune stagioni fa. Succede nella recente storia dei super G a Wengen a Franjo Von Allmen il padrone di casa che si è comunque verificato un avversario degno, ha gettato al vento la vittoria secondo alcuni con un errore nella parte alta del tracciato quella dove invece Franzoni è stato strabiliante.

Analisi di un nuovo talento: chi è Giovanni Franzoni
Non è la prima volta quest’anno che ci troviamo ad analizzare un nome nuovo degli sport invernali che mai come nel 2026 si colorano d’azzurro. E’ presto per dire se siamo davanti ad una nuova carta da medaglia d’oro in vista di Milano Cortina anche se la prestazione granitica di Franzoni a Wengen ha quantomeno spostato l’accento dei pronostici sul suo nome. Partito con il pettorale numero uno, dopo aver a tratti dominato nelle prove sul Lauberhorn si è preso, nel regno del superteam elvetico dominatore delle ultime olimpiadi di Pechino, la prima vittoria in coppa del mondo della carriera. Non un fulmine a ciel sereno, ma una conferma di una crescita progressiva che aveva come picco più alto il Saslong della Val Gardena dove chiuse con il terzo tempo e quindi con il primo podio in coppa del mondo. Andando a scoprire però il passato del ragazzo coetaneo di Von Allmen, si intravedono in Franzoni tutte le caratteristiche del campione del futuro, colui che può riportare la luce nello sci alpino maschile italiano che è ormai sprofondato al buio da diversi anni. Al maschile non vinciamo una medaglia d’oro ai mondiali dal 2019 con Paris, e addirittura la vittoria alle Olimpiadi i ragazzi la attendono dalla favola di Razzoli nel 2010. Qualche bagliore di speranza in tempi recenti lo avevano dato anche altri giovani come Flo Schieder, a podio sulla Streif nel 2023, e Guglielmo Bosca a podio a Garmisch nel 2024. Con questa Wengen la nazionale, che attende ormai da troppo tempo la consacrazione di Vinatzer, ha ritrovato all’ombra di Paris uno sciatore in grado di vincere in coppa del mondo. Giovanni è nato a Brescia e cresciuto a Manerba del Garda, cittadina affacciata nella parte sud del lago dove si crede che la Dea Minerva abbia piantato gli Ulivi dei quali era la protettrice, un luogo come tanti da quelle parti dove mettere gli sci ai piedi e spostarsi nelle vicine montagne fin da quando si è piccoli è quasi inevitabile. Sul Lauberhorn ha chiuso un cerchio, ha messo a posto i conti con il passato di questa pista che nel 2023 lo vedeva abbandonare lo Jungfrau su un elicottero urlante di dolore per essersi rotto due tendini. Fu un inforntuio che andava seriamente a compromettere la sua carriera in ascesa che lo vedeva presente in nazionale fin da quando sedeva ancora sui banchi di scuola. Ai mondiali juniores di Bansko nel 2021 aveva vinto un oro in super G e un argento anche in Gigante, oggi di ori mondiali giovanili ne conta tre oltre anche alla Coppa Europa 2022. Seguendo le sue parole rilasciate mentre si trovava nel leader box ai microfoni Rai ha evidenziato come proprio la curva che tre anni fa gli consegnò la lesione dei tendini oltre che tante paure e preoccupazioni, sia stata decisiva per la vittoria nel super G. Salslong e Lauberhorn sono le sue piste preferite, apprezzate dalla maggior parte della squadra italiana, un gruppo di atleti, ma anche e soprattutto di amici: in una stagione in cui le lacrime per Matteo Franzoso sono state il tema di apertura, Giovanni in Val Gardena ha alzato subito il dito verso il cielo per ricordare il ragazzo scomparso in Cile a settembre scorso. Insomma, in ogni senso la nazionale maschile dello sci alpino stava cercando un eroe, come direbbe Bonnie Tyler, e potrebbe averlo trovato nell’anno giusto, nell’anno più improntate e a soli 20 giorni dalle Olimpiadi di Milano-Cortina.
