Andarsene al top, nel mezzo della sua carriera sull’onda di un successo cinquantennale non è da tutti, anzi è veramente per pochi. Ozzy Osbourne aveva 76 anni, icona dell’heavy metal, rivoluzionario nel suo genere, personificatore di eccessi e di stravaganze, in poche parole la perfetta definizione di rock star che si è data al Metal con uno dei gruppi più influenti della storia. Ozzy è morto a 76 anni e solo 17 giorni fa aveva tenuto il suo ultimo concerto seduto su un trono come solo ai Re è concesso. 42 mila spettatori di Birmingham, della sua Birmingham commossi per l’omaggio che gli era stato riservato in quella serata dai grandi del Metal, del genere del quale lui e i suoi Black Sabbath si sono rivelati fondatori e demiurgi. La sua vita è stata un’espressione del dark, quasi del gotico rispecchiata nei suoi outfit costantemente neri e nelle sue uscite fuori dai limiti. Come dimenticare quella sera del pipistrello, una sera in cui senza programmarlo, semplicemente esibendosi nei panni di se stesso ha superato il limite della decenza secondo gli ambientalisti e i critici mai convertiti, mai veramente trascinati nelle meravigliose follie del rock. Era il 1982 durante il tour a supporto dell’album Diary of a Madman, diario di un folle appunto che quella sera raccontò una delle pagine più curiose del rock. A Des Moines la capitale dell’Iowa, il luogo natale di un altro gruppo Metal che come la stragrande maggioranza deve parte della propria ispirazione ai Black Sabbath, ossia gli Slipknot, un giovane diciassettenne Mark Neal pensò bene di portare al concerto la carcassa di un pipistrello e di lanciarla sul palco, un gesto che non poteva essere ignorato, non da uno come Ozzy. Il frontman prese i resti dell’animale e gli diede un morso staccandogli la testa. Non un gesto in linea con le direttive sanitarie certamente, il frontman venne subito invitato a lasciare il palco e trasportato in ospedale per un trattamento antirabbico, anche perchè per sua stessa ammissione lui lo definì “Caldo e croccante come il cibo di un fast food. Quando l’ho messo in bocca aveva iniziato a sbattere le ali”. Anche su questo episodio non architettato si è costruito il mito della prima Metal star, che nell’immaginario collettivo ha costruito una carriera su questa e altre macabre uscite (si ricordano anche delle colombe decapitate anche esse a morsi)un personaggio nato anche contro la sua volontà: “Non è così che voglio essere ricordato, ma so che sarà il mio epitaffio. Sulla mia tomba non ci sarà scritto qui giace Ozzy Osbourne, ha fatto delle cose buone. Ma ci sarà scritto qui giace quel pazzo che ha morso un pipistrello”. Quindi ci sembra ingeneroso limitare questo articolo solo all’episodio più macabro che gli ha costruito il soprannome di Principe delle Tenebre e nel ricordarlo partiamo dalla fine, dalla sua Birmingham.

Ozzy Osbourne: il Metal, l’Aston Villa e quell’ultimo concerto.
Era il 13 febbraio del 1970 quando i Black Sabbath pubblicarono il loro primo album con riff demoniaci durissimi e intermezzi vocali maniacali. Ozzy Osbourne il forntman ha insegnato da subito che si poteva andare oltre gli eccessi di Mick Jagger e di Jim Morrison, ha posto un nuovo limite dello scandalo con quei famosi suoni metallici che hanno dato una nuova direzione alla musica degli anni Settanta e hanno aperto la strada ad un nuovo filone di rock star, anzi di Metal Star. I Black Sabbath, in un mondo ancora sconvolto dalle strazi di Charles Manson richiamano un sound violento, duro e quasi satanico che riporta alla mente le suggestioni demoniache della Chiesa di Satana di Anton LaVey. Fin dalla copertina dell’album, una croce capovolta con al foto spettrale di una donna vestita di nero che sembra pronta per uscire dalla copertina e avventarsi contro lo spettatore come in un’anticipazione del personaggio di gore verbinski Samara Morgan che in The Ring esce dal televisore per assalire le sue vittime. L’iconografia dell’horror trasposta in musica, ma ch win ogni caso ha reso i Balck Sabbath il gruppo più influente del rock insieme ai Beatles e ai Led Zeppelin. Riff costruiti con i power Chords di Tony Iommi, degli accordi distorti suonati su tre corde e ripetuti come un mantra ossessivo per quasi tutta la canzone, si pongono all’opposto del musicista virtuoso, lasciano intender che chiunque può fare quel che fanno loro, come si denota nei primi successi come Black Sabbath e Iron man. La flower generation è chiaramente acqua passata, il fascino del gotico Horror alla Edgar Allan Poe ha contagiato i nuovi fan del rock e Ozzy diventa la star del momento, il migliore interprete del dark sound. E’ questa l’immagine che Osbourne ha voluto mostrare in quella sua ultima apparizione, anche seduto sul trono come si addice al Re delle tenebre vestito ovviamente di nero e circondato dai suoi sudditi che, a detta anche di chi “senza di loro non saremmo esistiti” come hanno affermato in quella serata i Metallica. Dai più giovani Gojira ai quasi coetanei dei Sabbath, ci sono i Guns N Roses, ma anche Tom Morello, gli Anthrax, i Tool, Steven Tyler e persino gli esponenti della controtendenza del classic rock come Ron Wood (Rolling Stones) e i messaggi di chi non è potuto esser presente, in particolare Ac Dc e persino Elton John con cui Ozzy ha composto uno dei suoi ultimi capolavori, Ordinary Man. Un pubblico uniforme capelli lunghi e vestiti neri, refrattari alla modernità molto rosa e fiori dei tempi moderni, che ha invaso il quartiere di Aston il luogo dove sono partiti i Black Sabbath, suonando e cercando di raccogliere pochi spicci improvvisandosi momentaneamente parcheggiatori di auto. Origini umili di sfrontati lavoratori che hanno rifiutato da sempre la dinamica del Working Class Hero: “Se non avessi fatto il musicista avrei fatto il ladro pur di non lavorare in fabbrica come mio padre”, una delle tante uscite scandalo di Ozzy. Mai dimenticare però le proprie origini che in qualche modo legano chiunque ai propri luoghi. Birmingham, la seconda città più popolosa del Regno Unito diventata famosa dal suo sobborgo di Aston anche per le sue icone, da una parte appunto i Black Sabbath dall’altra l’Aston Villa che sono ormai da sempre legati, come Gli Oasis con il Manchester City, come Venditti con la Roma. D’inverno il Villa park è il teatro delle gesta dei Villans che proprio qui in una partita in casa dedicarono una commovente coreografia al loro primo tifoso, quello più celebre, quell’Ozzy Osbourne che proprio qui ha salutato il suo pubblico nel concerto che si è rivelato un annuncio funebre, un epitaffio musicale indimenticabile: altro che “il pazzo che ha morso un pipistrello” Ozzy sarà per sempre nella storia della musica.
