MilanoCortina2026, Italia 30L: sono diventati i giochi del record.

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Federica Brignone

Seminiare non è cose difficile come raccogliere diceva Goethe, e pensandoci quanto abbiamo faticato per arrivare a compimento del nostro progetto di crescita sportiva. Torino 2006 sono state delle Olimpiadi soddisfacenti, non abbastanza da entrare nella storia, sufficienti per essere ricordate col sorriso visti i 5 ori e 6 bronzi. Dopo aver ospitato i giochi però lo sport italiano invernale è precipitato nello sconforto, solo nominare i traguardi di Lillehammer 1994 sembrava qualcosa di folle: è arrivata Vancouver con una medaglia d’oro conquistata in extremis nell’ultimo giorno con Giuliano Razzoli, che ha aggiunto la vittoria nello slalom ad altre appena 4 medaglie. Avevamo toccato il fondo, ci siamo messi a scavare per scendere ancor più in basso e nel 2014 a Sochi le medaglie sono diventate otto, ma pesa tanto lo 0 al conteggio degli ori. Non accadeva da Lake Placid 1980, l’Italia stava pian piano uscendo dalla geografia degli sport invernali, in quell’occasione fecero meglio di noi la Lettonia, Slovenia, la Repubblica Ceca erano tempi duri per il nostro sport ma si poteva solo migliorare. E così fu. Pyeongchang, i giochi di Sofia Goggia, Michela Moioli e di nuovo di Arianna Fontana che in questi anni e nelle competizioni che abbiamo nominato ha sempre ritoccato il bottino, ogni quattro anni fino a diventare la più vincente azzurra della storia dei giochi olimpici, contando sia maschi che femmine, Olimpiadi estive ed invernali. Semrpe lei fa da guida al movimento dopo quattro anni, a Pechino, vince un altro oro (dei due conquistati, l’altro è di Constantini-Mosaner) ed è il fiore all’occhiello di un’Olimpiade con 17 medaglie, preludio dei giochi di casa dove il record di Lillehammer non era più una suggestione impossible, bensì un obiettivo. Adesso che l’Arena di Verona ha chiuso il sipario su Milano Cortina è il tempo dei brindisi e dei festeggiamenti perchè non solo l’italia quel record lo ha raggiunto, ma lo ha infranto senza lasciare nulla al passato, neanche quell’unico primato di Vancouver ossia quello dell’ultimo uomo a vincere da solo un oro olmpico invernale. Time to say Goodbye canta Andrea Bocelli, arrivederci con il sorriso ai migliori giochi che abbiamo vissuto, esame superato a pieni voti, un bel 30 come il numero di medaglie ottenute e ci aggiungiamo anche la lode per i dieci ori.

Federica Brignone

Trenta e Lode, Milano Cortina il record dell’Italia

10 e 30, i voti massimi al liceo e all’Università. In qualsiasi modo la si guardi l’Olimpiade italiana è stata la migliore di sempre, completa, emozionante e splendente come le medaglie che l’Italia Team si è messo al collo, 30, come la luce riflessa dal metallo più prezioso, 10 volte. Non avevamo mai vinto medaglie in dieci sport diversi, era da Vancouver che mancava l’oro individuale maschile e per trovare qualcuno in grado di vincere due titoli olimpici nella stessa edizione dobbiamo tornare a Torino 2006 (Fabris e Di Centa) se non a Lillehammer 1994 per cercare un due volte olimpionico con entrambi i titoli conquistati al livello individuale (Manuela Di Centa). Sono state le Olimpiadi del record infranto dopo 32 anni, e di quello distrutto dopo 66 anni, tanti ne sono passati prima di avere una nuova primatista assoluta in termini di medaglie olimpiche conquistate nell’arco della carriera. Abbiamo detto degli argenti che valgono oro, ad esempio Franzoni e Tomasoni oltre alla stessa Fontana, ci sono dei bronzi che raccontano storie e generarno lacrime di gioia come se fossero un titolo, forse perchè insperati, forse perché impossibili come quelli di Flora Tabanelli (si ruppe il crociato a inzio stagione), di Riccardo Lorello (nato e cresciuto a Rho fiera, dove si svolse la sua gara), del Curling (ricordiamo semrpe che si tratta di uno sport con circa 10 professionisti in italia) e del pattinaggio artistico (Italia sul podio solo per la terza volta nella storia). Emozioni che solo le Olimpiadi sanno dare, solo ogni quattro anni ci troviamo a saltare sul divano per una bocciata di Stefi Constantini o per un intermedio dello slittino di Fischnaller. Non dovrebbe essere così raro, ogni sport ha il suo prestigio e il suo valore, ci dovrebbe essere parità sportiva perché prima di ogni altra cosa, guardando l’Olimpiade ci siamo resi conto delle straordinarie doti atletiche di questi ragazzi in grado di far sembrare la normalità lanciarsi a 120km/h in un tunnel di ghiaccio o volare 8-10 metri sopra il pendio del salto con gli sci. Però quel che sanno raccontare i giochi è qualcosa di unico e in un certo senso è anche bello così, l’Olimpiade è un evento unico proprio per la sua rarità, perché riunisce tutti gli sport in due settimane riunendo ogni contendente in quella che è abitualmente la gara più importante della loro carriera. L’unica occasione in cui si vince in tre, in cui festeggiano in tre la maggior parte delle volte perché anche un bronzo è un trionfo, è la medaglia da conservare in eterno in ogni caso, chiedetelo a Dominik Paris che l’ha inseguita per tutta la carriera e l’ha ottenuta solo a quella che forse è la sua ultima occasione, chiedetelo a Sofia Goggia quanto vale il suo bronzo che l’ha resa l’unica sciatrice in grado di vincere tre medaglie consecutive alle olimpiadi nella stessa disciplina. Al centro del mondo per una frazione della carriera, certo non è la stessa cosa rispetto ai calciatori che conquistano la prima pagina dei giornali anche solo con un assist in una serata di Coppa Italia, ma forse quella straordinarietà sarà dimenticata, mentre una medaglia olimpica ti iscrive in eterno nei ricordi degli appassionati di sport italiani. Ne sono esempi Michela Moioli (anche lei ha completato la collezione di metalli), Federico Pellegrino (due bronzi di portabandiera) Lucia Dalmasso (ha salvato lo snowboard parallelo) e Andrea Giovannini (sua la trentesima e ultima medaglia). Nomi che difficilmente dimenticheremo a differenza magari di qualche comparsa calcistica infrasettimanale.

Si dice spesso che chi prende la medaglia di bronzo il più delle volte è il più felice sul podio. A rigor di logica non sarebbe sbagliato pensarlo, chi vince molto probabilmente lo fa da favorito mentre il terzo posto è una vittoria inattesa, mai sminuita, mai deludente come invece può accadere ad un argento. Ci sono secondi posti che bruciano come una sconfitta e altri che valgono oro non solo per modo di dire. Questa volta non abbiamo appartenenti alla prima categoria come accaduto invece a Parigi 2024 (Filippo Macchi il principale esempio), ma principalemente alla seconda, come detto vale il discorso per Giovanni Franzoni e Federico Tomasoni che hanno dedicato la loro medaglia rispettivamente al migliore amico Matteo Franzoso e alla fidanzata Matilde Lorenzi, scomparsi tragicamente mentre facevano quel che amavano, sciare e in parte prepararsi proprio per questa Olimpiade. E’ un argento di festa anche quello del Biathlon, con Dorothea Wierer protagonista di un nuovo record nell’ultimo evento della sua carriera, Sochi, Pyeongchang, Pechino, Milano Cortina, semrpe sul podio, sempre una festa. Lo snowboard cross a squadre è presente da sole due edizioni, ma l’argento è semrpe tricolore con Michela Moioli (a Pechino con Omar Visintin, stavolta con Lorenzo Sommariva) che è a quattro medaglie in tre Giochi olmpici, una ex portabandiera è sempre una certezza. E poi ci sono i podi del record, Arianna Fontana seconda nei suoi 500, ha dovuto inchinarsi alla nuova dominatrice dei pattini Xandra Velzeboer, ma lo fa con il sorriso, come sorride dopo l’ultima medaglia, quella staffetta femminile argentea che chiude il cerchio. I ricordi di Ari viaggiano da Milano a Torino facendo il giro largo passando da Est: tra una staffetta e un’altra passano vent’anni e 14 medaglie, ne ha fatta di strada la ragazzina ribelle con i capelli corti che tremava come una foglia alla prima gara a cinque cerchi li in Piemonte. Sarebbe bastato un argento in più per il podio nel medagliere, ma non è il caso di fare le pulci ad una spedizione olimpica straordinaria, pressocchè priva di fallimenti e di delusioni. Facendo un gioco si potrebbe cercare la gara in cui abbiamo perso il podio nel medagliere, che sia la squalifica difficile da spiegare di Pietro Sighel, il quarto posto di Fontana, quello di Pergher (podio sfumato per 3 centesimi) o il malore di Tommaso Giacomel (personalmente scelgo questo episodio), ma non capita spesso di trovarsi in difficoltà nel trovare un atleta che ha deluso ai giochi che sono anche la gara in cui la pressione è più alta di sempre, e quindi non cerchiamola.

Francesca Lollobrigida e Federica Brignone

Record contro Record, 10 ori non era mai successo

Abbiamo aperto il racconto dell’Olimpiade di Milano Cortina parlando di eventi mai accaduti, di traguardi impensabili e di imprese irrealizzabili. Ne abbiamo visti tanti di tabù sfatati, tante prime volte anche al livello internazionale: da Johannes Klaebo (6 medaglie d’oro) a Lucas Braathen (prima medaglia, per lo più d’oro del Brasile), passando per Ailing Gu, Alysa Liu, Jordan Stoltz e arrivando a chi viceversa sembrava incapace di perdere, Ilia Malinin. Di prime volte ne abbiamo vissute tante anche noi, mai 30 medaglie e mai una doppia doppia (per richiamare un termine dal basket) ai giochi invernali, con la doppia cifra sia per i bronzi che soprattutto per gli ori. Eccolo qua il record che ci rende più orgogliosi, perché se è vero che un bronzo e un argento restano nella memoria, sono gli ori che ci fanno esultare, sono gli ori (alcuni) che passano alla storia. Riviamoli quindi, a partire dal primo già all’indomani della cerimonia di apertura, il giorno perfetto di Francesca Lollobrigida che ha vinto i 3000 metri nel giorno del suo compleanno abbracciando il figlio e arrabbiandosi anche perché il protocollo non le permetteva di portarlo sul podio. Ha dato seguito poi alla sua impresa vincendo anche i 5000, entrando a gamba tesa nella storia olimpica come la prozia aveva fatto in quella del Cinema, riportando il nome Lollobrigida in cima alle cronache mondiali. Un perfect day, come cantava Lou Reed, lo ha vissuto anche Federica Brignone e lei si che ha scritto una pagina di storia dello sport che d’ora in avanti sarà ricordata in eterno non solo da noi italiani. La Tigre di La Salle è stata la protagonista di un’impresa con pochi eguali; il ritorno al titolo di Muhammad Ali, il rientro in gara di Niki Lauda nel 76 o il mondiale di Marc Marquez dopo anni di travagliati infortuni continui. 315, è il numero stampato nella mente di Fede, tanti sono i giorni trascorsi tra il ginocchio frantumato ai campionati italiani e l’inno di Mameli che suonava per lei a Cortina. Al secondo oro poi l’inchino di Stjernesund ed Hector è la testimonianza di quanto abbiamo appena detto, il mondo intero e non solo l’Italia, ha celebrato e festeggiato l’impresa della nostra portabandiera. Ma di pagina in pagina continuiamo a sfogliare il libro di storia e troviamo Lisa Vittozzi, che ha cancellato non solo il ricordo della sua interminabile crisi agonistica -si parlava di una campionessa persa- ma anche il bruciore di un argento, quello si doloroso, che ha lascito per anni il biathlon italiano senza medaglia d’oro. Facciamo riferimetno a quanto accaduto a Pierablerto Carrara alla 20km individuale di Nagano 1998, titolo perso per sette secondi. Quella è stata una giornata da doppio oro, come lo è stata la giornata dello slittino doppio, prima le ragazze poi i ragazzi che insieme hanno ribaltato i pronostici e anche in quel caso a distanza di pochi minuti l’inno italiano ha avuto due esecuzioni a Cortina. Voetter/Oberhofer e poi Rieder/Kainzwaldner, come a Parigi 2024 festeggiò la cittadina di Roncadelle (due ori in pochi minuti dai suoi cittadini, Bellandi e De Gennaro e successivamente quello di Danesi) stavolta il doppio trionfo è della piccola Maranza, patria sportiva degli slittinisti di Milano Cortina. Non ci siamo scordati dei pattini, se non ci fosse stato l’inchino di Stjernesund ed Hector probabilmente il simbolo di queste olimpiadi italiane sarebbe stato Pietro Sighel che taglia il traguardo al contrario per ricevere l’abbraccio dei suoi compagni della staffetta d’oro, e a più di qualcuno ha ricordato Tamberi che il 1 agosto 2021 aspettava Jacobs alla fine del rettilineo di Tokyo. E proprio ai giochi nipponici è tornata la mente perchè nel velodromo svuotato dal Covid a risuonare furono le urla di gioia del quartetto dell’inseguimetno a squadre italiano (Consonni-Milan-Ganna-Lamon), all’ice skating arena di Rho in una disciplina visivamente simile e con lo stesso nome ad accompagnare Ghiotto, Giovannini e Malfatti è un boato di gioia del pubblico di casa. Sono stati dei giochi a trazione femminile c’è da dirlo considerando che sei titoli e mezzo le hanno conquistate le nostre ragazze, ma Simone Deromedis, completando la doppietta italiana che non poteva mancare nell’Olimpiade dei record (Non accadeva da Paruzzi-Belmondo nel 2002 di fare oro e argento nella stessa gara) ha interrotto il digiuno di successi individuali maschili che resisteva da Razzoli nel 2010. E’ veramente tempo di dire arrivederci -riprendendo di Nuovo Bocelli- e soprattuto grazie a Milano Cortina, giochi nati dalla bocciatura del sindaco di Roma per la candidatura della capitale al 2024, giochi nati con poche e ambiziose speranze di riuscita, con un progetto rivoluzionario di Giovanni Malagò che potrebbe far scuola e spingere il CIO a nuove politiche, nuove richieste. Sono state le Olimpiadi più diffuse della storia, sono state le nostre Olimpiadi, quelle dei record azzurri.