Si aprono e si chiudono con le lacrime emotive le Olimpiadi italiane, con il pensiero rivolto a chi non c’è più e che probabilmente avrebbe dovuto essere sulle piste di Cortina e di Bormio. Matteo Franzoso e Matilde Lorenzi erano due sognatori dello sci alpino, due ragazzi che con la divisa della nazionale inseguivano le loro ambizioni, immaginandosi a sfilare alla cerimonia di apertura, a competere per un posto sul podio, quel podio a cinque cerchi sul quale ora sono saliti solo nei pensieri dei loro cari. Ci hanno pensato Giovanni Franzoni e Federico Tomasoni a portarceli, il primo collega di Matteo e suo migliore amico, il secondo fidanzato di Matilde con la quale sperava di partecipare (anche se avrebbero sfilato in due cerimonie diverse uno a Livigno l’altra a Cortina) ai giochi. I loro podi sono dedicati a questi due ragazzi scomparsi, lo ha pensato subito Giovanni quando nella prima gara di queste olimpiadi è salito al secondo gradino del podio davanti a Dominik Paris: una medaglia olimpica per Franzoso scomparso in Cile il 15 settembre 2025 nell tragiche circostanza che ricordano la crudeltà del suo sport. Un’altra medaglia olimpica poi nel penultimo giorno di gare che è stata costruita, pensata e sognata per rendere un tributo a Matilde Lorenzi, lei invece scomparsa il 28 ottobre del 2024 in Val Senales a soli 19 anni. Ci ha pensato il fidanzato Tomasoni a dedicargliela, a Livigno a sciare erano in due l’altro giorno, lui ha voluto portare quel sole sul casco per tutta la sessione, il sole uguale al tatuaggio che la ragazza aveva fatto durante la loro vacanza a Ibiza pochi mesi prima della giornata tragica di due anni fa. Promesse dello sci alpino che un crudele destino avverso ha deciso di cancellare, ma che non potrà mai eliminare dai ricordi del circo bianco italiano.

Tomasoni per Matilde: il ricordo della fidanzata spiritualmente in pista con lui
Sembra la conclusione di una tragedia romantica, ma la vicenda di Tomasoni -che ci consegna una delle immagini più emotivamente cariche di questi giochi- non può che portare alla commozione e alla malinconia. Non riuscivamo a spiegarci la tragedia di Matilde allora e continuiamo a non trovare una spiegazione adesso, una ragazza giovanissima, una promessa del suo sport che stava attraversando una vita felice e che invece è stata cancellata in una notte da incubo nella fase conclusiva della preparazione stagionale. Federico è anche lui cresciuto con gli sci ai piedi, ma la specialità è leggermente diversa da quella della ragazza che salutò con un bacio quel giorno accompagnandola al pullman di un viaggio senza ritorno. Lo ski cross mette insieme la spettacolarità della competizione contro il tempo e l’abilità del confronto diretto in una pista; se lo short track è la motoGp del ghiaccio (come dice Arianna Fontana) il cross (che sia snowboard o sci) potrebbe essere la Formula uno delle nevi. Quattro atleti in una pista che si articola tra curve angolate e paraboliche con rettilinei intervallati da ampi salti, vince chi arriva davanti agli altri e infatti spesso -come per assegnare l’argento di Tomasoni- si ricorre al Photofinish. Una disciplina nella quale con lo snowboard la nostra Michela Moioli è una maestra e ora lo diventa anche Simone Deromedis con gli sci. Per la prima volta forse, la medaglia che verrà ricordata è quella del secondo posto, una storia chiusa con la dedica romantica e la voce rotta tra le lacrime che in questo caso però non sono di gioia: “Ho fatto veramente tanta fatica a stare in giro per le gare, dover centrare la qualifica olimpica è stato un incubo”. Si aggiungeva poi un infortunio al ginocchio a inizio stagione, diverse gare complicate fino all’arrivo a Livigno senza troppe pretese, senza speranze e con un vuoto nel cuore in grado di neutralizzare anche le emozioni positive che si vivono partecipando (seguendo lo spirito di De Coubertin) alle Olimpiadi. E’ la magia del luogo a cambiare le carte in tavola della gara, a sovvertire i pronostici come accaduto ad esempio a Francesca Lollobrigida o al pattinatore Shaimurodov in queste Olimpiadi, un luogo speciale per Fede e per Matilde visto che la prima vacanza insieme la fecero proprio li a Livigno. In qualifica lui parte con il numero diciassette che è lo stesso scelto dalla sua amata quando vinse i campionati italiani. “Significa che le favole e queste storie qua volte esistono. Dedico l’argento a Matilde, era da una settimana che immaginavo questo momento e ci vorrà un po di tempo per realizzare”. Ispirato dalla Lorenzi è riuscito a sovvertire le gerarchie di campo, ha visto uscire i favoriti nelle fasi iniziali della gara e poi come se tutto fosse già scritto nel destino ha vinto un argento per lei, in un posto speciale in un momento speciale, come diceva Ligabue, qui c’è tutto a dire che ci sei.

Franzoni per Franzoso: come era iniziata l’Olimpiade
Quando si tratta di Giochi olimpici le lacrime non bastano mai, di solito come detto e ripetuto sono di gioia perché, ricorda De Coubertin, l’imparentate è partecipare. Tuttavia, il discorso espresso per Federico Tomasoni vale anche per Giovanni Franzoni; parte di quelle emozioni derivate dall’aver vinto la prima medaglia olimpica non possono che essere avvelenate dal ricordo delle assenze. E non parliamo di assenze dovute a fattori di campo come un infortunio, un ritiro anticipato, parliamo di assenze più profonde, più intense e insanabili, di qualcuno che manca nella vita perché di questa vita non ne fa più parte. Nel caso di Federico era la fidanzata, nel caso di Giovanni si tratta del migliore amico, Matteo Franzoso. Nato a Genova, cresciuto al Sestriere debuttò nel 2015 facendo parte di quella generazione di sciatori promettenti tra i quali in tempi non sospetti figurava anche Jannik Sinner (virale l’immagine della classifica in cui la Volpe Rossa precedeva sia Giovanni Franzoni che Michele Franzoso, il fratello di Matteo), dal 2021 dopo le prime vittorie in Coppa Europa entrò a far parte delle rotazioni per la Coppa del mondo e proprio nel Super G di Cortina ottenne i suoi primi punti nel 2023. Tuttavia la carriera in grande ascesa, come d’altronde quella dell’amico Giovanni, si spense bruscamente insieme alla sua vita il 13 settembre 2025 a Santiago Del Cile dove si stava preparando per la stagione olimpica. Anche lui immaginava di poter sognare la qualificazione, c’è riuscito Franzoni che ha vissuto in questo 2025-26 la stagione dell’esplosione, della rivelazione tra i grandi dello sci alpino andando a vincere a Wengen e a Kitzbhuel. Matteo invece, alla viglia della stagione olimpica si trovava in coma, lottando tra la vita e la morte e perdendo la battaglia il giorno prima del suo 26esimo compleanno, il 15 settembre. Giovanni venne duramente colpito dalla perdita, da lì l’idea di portare con se il ricordo dell’amico lo ha accompagnato fino ai giochi dove ha aperto il conto delle medaglie italiane, dove ha vinto la prima delle 30 conquistate dall’Italia nei giochi di casa e non poteva mancare la dedica anche in quel caso a Matteo: “L’energia che ho saputo trarre da quello che è successo è immensa. Sono orgoglioso di essere amico di Matteo. So che mi sta guardando. Abbiamo fatto una stagione fantastica insieme”, come a specificare che è sempre con lui, con i pensieri, mentalmente, spirtualemtne, Matteo non sarà mai solo come non lo sarà Matilde. Loro a queste olimpiadi ci sono andati nonsontatne il destino si sia messo di traverso, su quel podio ce l’hanno portati l’affetto, l’amicizia, l’amore di Federico e di Giovanni che non li dimenticheranno mai e che continuano a sciare e vincere con loro nel cuore. I pensieri d’argento sono tutti dedicati a Matilde e Matteo.
