Milano-Cortina 2026, dove nascono i miti: Paris e Franzoni le prime medaglie per l’Italia.

0
Giovanni Franzoni

Secondo il folklore tedesco, in determinate notti una figura mitologica rilascia della sabbia negli occhi dei bambini mentre dormono e gli permette di sognare. Oggi ai giochi di Milano Cortina, e più precisamente nel tempio dello sci alpino di Bormio, i sogni di due ormai non più bambini si sono realizzati anche senza l’aiuto di Sandman, protagonista tra l’altro di una canzone simbolo del Metal (Enter Sandman dei Metallica), il genere preferito da Dominik Paris e quello che serve a Giovanni Franzoni per caricarsi prima delle gare. Uno più esperto l’altro più giovane, sono loro le prime due medaglie italiane alle Olimpiadi di Milano Cortina, sono loro che si aggiungono a Zeno Colò, Innerhofer e Plank. Il digiuno nella gare regina si protrae ancora dal 1952, ma questa volta con Giovanni ci siamo andati molto vicini, in una pista simbolo di questo sport e contro un Franjo Von Allmen che è stato oggettivamente perfetto. Se per il ragazzo bresciano di Manerba del Garda questa medaglia è arrivata all’improvviso, frutto di una competitività scoperta in questo 2026, per Domme è sempre stato un obiettivo, da sette anni ormai, da quando nel giugno 2019 l’Italia ha sconfitto la Svezia nello scontro finale per l’assegnazione dei giochi.

Dominik Paris, la medaglia inseguita per tutta la carriera

Esordio di bronzo, nella prima gara delle Olimpiadi di Milano Cortina, la gara più importante di ogni edizione dei giochi invernali. La discesa libera è sempre stata la disciplina favorita da Paris e la Stelvio è da sempre la sua pista preferita. Parlano i risultati, sette vittorie una delle quali in super G, è facile immaginare come questo giorno sia entrato nei sogni e nelle ambizioni di Dominik da subito, da quando Bormio è stata indicata come sede delle gare di sci alpino maschile. Insieme alla Streif e al Lauberhorn la Stelvio è il tracciato classico della Coppa del mondo di sci ed è appunto il giardino di casa di Paris che ha sempre interpretato alla perfezione la celebre sequenza di Canalino Sertorelli-Carcentina-Salto San Pietro. All’Olimpiade ci si poteva aspettare qualcosa di diverso è vero, di solito la coppa del mondo si corre qui a Dicembre, ora siamo a febbraio, cambia la luce, cambia il clima, ma i valori in pista sono gli stessi e oggi Paris ha costruito una sorta di riscatto nei confronti della sua storia ai giochi olimpici. Nel 2018 aveva perso il bronzo a Pyeongchang per 36 centesimi; paretecipò a Vancouver in combinata dove fu secondo nella prova di discesa e poi naufragò in slalom; a Sochi chiuse undicesimo ma il suo piazzamento dignitoso alla seconda olimpiade passò all’ombra delle cronache complice anche l’argento di Innerhofer; a Pechino 2022 finì sesto ma a 35 centesimi dal podio. L’anno successivo rispetto alla delusione di Pyeognchang (dove comunque era stato sconfitto dai fenomeni Feuz, Jansrud e Svindal) si è preso la prestigiosa rivicinita andando a trionfare ai mondiali in Super G e vincendo la coppa del mondo in quella specialità. Dopo Tomba è il più vincente sciatore italiano della coppa del mondo al pari con 24 successi di Gustav Thoeni, l’ultimo lo scorso anno a Kvitfjell. In stagione sono invece arrivati due podi uno sul Saslong e uno a Crans Montana, ma è arrivato in top ten in nove occasioni su dodici. La prima vittoria in carriera è stata profetica, proprio a Bormio nel 2012, un anno prima di raggiunger la medaglia d’argento ai mondiali di Schladmig. Il bronzo di Milano Cortina è il coronamento della carriera, non c’è nulla di più prestigioso di una medaglia olimpica nello sport, questo è il traguardo che va a coprire il vuoto nel suo palmares rappresentato ora dalla sola vittoria a Wengen: è il Lauberhorn infatti l’unica classica che manca tra i successi di Dominik. La sua è una carriera di sacrifici, una carriera brillante scelta quando era giovanissimo, quando ha deciso di raddrizzare i suoi comportamenti e passare un’intera estate da diciottenne a lavorare in fattoria. Nel tempo libero ha una band, non suona nessuno strumento ma scrive i testi dei Rise of Voltage: una scossa Metal alle Olimpiadi.

Giovanni Franzoni

Franzoni, l’exploit è completo

Ci si ricorda di un giovane sciatore demoralizzato per un infortunio o di un ragazzino che in slalom arrivava a distanza siderale nelle competizioni juniores da un certo Jannik Sinner. Adesso Giovanni Franzoni e Jan hanno preso strade diverse, la Volpe Rossa è sceso dalle montagne per prendere in mano una racchetta, Franz invece si è innamorato della velocità prendendosi delle rivincite anche contro il fratello gemello che fino ai 16 anni lo batteva regolarmente. Tra un libro e un altro, una biografia sportiva e un altra essendo lui grande appassionato del genere, Giovanni ha scoperto i suoi idoli: Kobe Bryant, Lebron James, gli hanno insegnato a non demordere, a spingere l’asticella dell’ambizione più in là del proprio orizzonte. Gli sono stati utili i suoi guru dopo Wengen 2023, un terribile infortunio sul Lauberhorn che ne ha messo a repentaglio la crescita fino a questo 2026. Prima un podio in Val Gardena e poi la vittoria su quella stessa Lauberhorn di Wengen che prima toglie e poi da. La consacrazione di Franzoni è poi arrivata in coppa del mondo con la seconda vittoria, in questo caso a Kitzbhuel sulla Streif e con Bormio poteva completare una sorta di Grande Slam, ma per 20 centesimi si è dovuto accontentare, o anzi ha dovuto festeggiare l’argento dietro a Von Allmen, perché ai giochi ogni podio è una vittoria. Un enorme passo avanti per uno sciatore che pensava di aver chiuso la carriera dopo il crack del 2023, lo diceva Calvino, “Alle volte uno si crede imperfetto, ma è soltanto giovane”. E’ valsa la pena ripartire e il suo argento ha determinato anche la vittoria nel confronto annunciato tra Italia e Svizzera sulla Stelvio di Bormio. Il modo migliore per iniziare i nostri giochi di Milano Cortina.