Sempre più spesso discusso e argomentato sulla carta stampata e sulle reti televisive nazionali, all’interno delle manifestazioni culturali e delle recenti rassegne estive nelle principali località abruzzesi o marchigiane, luoghi di origine dell’autrice, il MIA, Maieutic Integrated Approach, ideato dalla Prof.ssa Alessandra Irene Anzini capta l’interesse del pubblico per l’efficacia del messaggio di base. L’Approccio, di facile ed immediato impatto, conquista lo studente, fa amare lo studio e trasforma la lezione in apprendimento attivo e significativo. In una recente intervista a ‘Agorà Estate’ su Rai Tre, la Prof.ssa Anzini si è espressa in merito alla circolare emessa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito che introduce, dal primo settembre 2025 il divieto di utilizzo dei cellulari a scuola, limitatamente agli istituti secondari di secondo grado.
La circolare, fortemente dibattuta, ha aperto tra le fila degli insegnanti e dei dirigenti scolastici un dibattito acceso che ha consentito di ragionare intorno alla presunta efficacia del divieto, pur emesso con l’intento di arginare nelle studentesse e negli studenti l’uso compulsivo degli smartphone a scuola per motivi non legati all’apprendimento.
Prof.ssa Anzini, come e perché l’utilizzo dell’Approccio didattico il MIA disinnesca le dinamiche del cellulare?
Il MIA sostituisce il piacere indotto dall’uso compulsivo del cellulare con il piacere prima di tutto di capire ciò che ogni giorno le alunne e gli alunni sperimentano nella loro vita scolastica e sociale. È su tale piacere, inteso come un bisogno primario paragonabile al nutrirsi, addirittura ancora più importante di quello legato alla sessualità, che l’Approccio MIA concentra la sua azione. Creare le condizioni ideali per un setting rilassante d’inizio lezione significa consentire alle studentesse e agli studenti di abbattere ansia da prestazione e stress, in modo particolare in prossimità di una prova scolastica, un’interrogazione o una verifica particolarmente importante.
Ad inizio lezione, dunque, parte una musica da pianoforte che tutti vorremmo sentire nei momenti difficili, si abbassano le luci al neon, spesso presenti nelle aule, si attiva così un gioco di immaginazione che trasforma l’aula in uno spazio svuotato che favorisce l’immaginazione pura ovvero una realtà vera, tangibile con i cinque sensi. La scuola come istituzione educativa, spesso chiamata in causa al tempo stesso come male e panacea di tanti problemi non è sempre in grado di accompagnare gli alunni nello stabilire relazioni interpersonali positive, capaci di creare armonia. I giovanissimi utenti dello smartphone amano scrollare il cellulare passando velocemente da un’immagine all’altra, da uno stimolo visivo ed uditivo di scarso interesse per le finalità educative perdendo di fatto la capacità di stare nello spazio fisico dell’aula con i compagni nell’atto di procedere alla comprensione di un testo.
Come intervenire allora per restituire agli insegnanti il ruolo pedagogico di loro pertinenza?

Intanto la scuola non è un luogo di cura e gli insegnanti non sono psicologi, operatori del benessere o esperti del recupero bensì pedagogisti che accompagnano gli alunni nel loro percorso di crescita e maturazione e che ragionano in funzione preventiva sforzandosi di affrontare i problemi che emergono nelle classi. Ecco che io, attraverso il MIA consento alle mie alunne e ai miei alunni di riappropriarsi del sapore della relazione, dell’ascolto e della comprensione di quanto imparano senza delegare le azioni all’uso di un cellulare. Stimolare l’interesse degli alunni attraverso modelli alternativi e innovativi di insegnamento allontana di molto la necessità di attuare proibizioni che contribuiscono, già da tempo, a compiere passi indietro. Minore capacità attentiva da parte della quasi totalità degli alunni, minore concentrazione e intuizione e una riduzione significativa della terminologia in uso sono fenomeni molto noti agli insegnanti e che giustificano l’aumento esponenziale dei Bisogni Educativi Speciali.
Già nel 2009, il Policlinico ‘Agostino Gemelli’ aveva attivato un ambulatorio per le dipendenze dal web divenendo in seguito un centro psichiatrico per la cura delle psicopatologie adolescenziali conseguenti all’uso dello smartphone e collegato all’assunzione di droghe. Rimane il fatto che la scuola resta ad oggi l’unica isola in grado di far comprendere agli alunni la possibilità di imparare nella schiettezza dei loro cinque sensi e senza l’uso del cellulare.
Di quali esperti si avvale il MIA e quale importanza riveste la formazione dei docenti?
La formazione dei docenti assume un ruolo di fondamentale importanza per trasmettere i benefici derivanti dal MIA. Parliamo innanzitutto del riscoprire se stessi attraverso il piacere di insegnare, della creazione di uno spazio mentale di tranquillità e di presenza attraverso la pratica della Mindfulness e dell’arte di vivere in consapevolezza.
L’arte dell’immaginazione didattica, la comunicazione empatica e l’ascolto attivo, l’approccio investigativo applicato alla realtà educativa e la didattica inclusiva e personalizzata. La sociologia digitale, il pensiero critico e le scelte consapevoli, la Co-intelligenza Artificiale, il pensiero divergente e la creatività con Marcel Duchamp sono solo alcuni spunti formativi di approfondimento che l’Associazione ‘Il MIA’ propone ai docenti attraverso un corso di formazione riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nella piattaforma on line de ‘La Tecnica della Scuola a partire da giovedì 25 settembre prossimo.
I docenti impegnati nella formazione sono, oltre all’ideatrice Alessandra Irene Anzini, Rosaria Brocato, Terry Bruno, Massimo Vucetich, Manuel Fiorentini, Edmondo Grassi e Lucia Carlotta Villa.
Per approfondire:
https://corsi.tecnicadellascuola.it/corsi/webinar/approccio-didattico-mia-nuove-generazioni
