LA MISSION ASIATICA DI GIORGIA.

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier giapponese Sanae Takaichi durante la visita di Meloni a Tokyo /ANSA

E’ l’Italia che si apre a nuove prospettive internazionali.

E’ l’Italia che oggi rappresenta un elemento nuovo di credibilità mondiale.

Dal 15 al 19 gennaio il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata impegnata in una missione ufficiale in Asia, con tappe in Oman, Giappone e Corea del Sud: i diversi appuntamenti ed incontri che si sono succeduti, sono stati occasione per nuovi confronti sul rafforzamento del dialogo politico ed economico tra Italia ed Asia, con particolare attenzione alla situazione in Medio Oriente, Yemen e Iran.

Senza dubbio la visita in Giappone si è svolta sotto il segno dell’amicizia e delle evidenti affinità elettive fra le due leader: entrambe prime donne alla guida dei rispettivi paesi ed uniche rappresentanti femminili nel G7, entrambe appartenenti alla destra conservatrice ed entrambe nazionaliste. Rappresentano i Paesi più vecchi del mondo, e ciò comporta una serie di difficili sfide sui temi della produttività, del welfare, delle politiche sanitarie e della stabilità sociale.

Per effetto di ciò, si trovano ad affrontare problematiche importanti in materia di longevità ed invecchiamento della popolazione. L’incontro italo – asiatico è avvenuto in occasione del 160° anniversario dei rapporti bilaterali fra le due nazioni, ed è stato molto strategico circa i temi economici e di politica internazionale, come la questione delle catene di fornitura, la sicurezza energetica, la cooperazione nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie avanzate, in un momento particolarmente delicato per il Giappone, in vista di nuove elezioni anticipate appena annunciate dalla stessa premier.

Nel pieno di una crisi dei rapporti con la Cina, aggravati dalle recenti dichiarazioni interventiste di Takaichi sulla questione Taiwan, il Giappone necessita ora più che mai di garantirsi una sicurezza economica alle proprie catene di fornitura: a tal proposito il rafforzamento della cooperazione con l’Italia arriva proprio al momento giusto.

Dalle dichiarazioni rilasciate, a bilaterale terminato, si può apprendere una ridefinizione del “piano d’azione 2024-2027 – Special Strategic Partnership”. Nell’ambito di questa partnership, Italia e Giappone si impegnano a “sostenersi reciprocamente e a rafforzare le proprie catene di approvvigionamento, anche attraverso i propri sistemi industriali, e a migliorare la cooperazione per quanto riguarda le materie prime critiche”.

Dentro questa collaborazione l’Italia potrebbe avere un grande interesse per i primi test che Tokyo sta effettuando per estrarre terre rare dai fondali marini, a 6.000 metri di profondità a largo dell’isola di Minamitori.

Fra le materie prime critiche c’è poi sicuramente il gas, a cui si accenna esplicitamente nel capitolo “sicurezza energetica”. In questo caso sarebbe il Giappone, che attualmente dipende da Australia, Malaysia e Stati Uniti, ad aver bisogno del sostegno italiano per far fronte ad eventuali defezioni trumpiane. Il “Sole 24 Ore”, si è espresso circa la possibilità che i due Paesi sarebbero pronti a consolidare un accordo strategico sul gas, che vedrebbe come protagonista ENI, a cui le istituzioni giapponesi darebbero supporto finanziario per lo sviluppo di un progetto in Mozambico.

Di poi il dossier parla anche di industria e ricerca tecnologica: qui, l’intenzione espressa è quella di promuovere ulteriormente la cooperazione in settori avanzati come la robotica basata sull’intelligenza artificiale, i semiconduttori, la biofabbricazione ed anche di rafforzare le partnership industriali già esistenti e gli investimenti in settori come i trasporti, le infrastrutture, la farmaceutica, l’energia e lo spazio, ambito per il quale già esiste una consolidata collaborazione fra l’Agenzia spaziale italiana (ASI) e la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA).

Una nota simpatica da segnalare, sigillo dell’incontro fra le due premier, è stato un selfie in versione manga, prontamente postato da Meloni sui suoi social e accompagnato dalla frase: “Due nazioni lontane, ma sempre più vicine”.

Poi il Presidente del Consiglio si è congedata, con una formula di gentilezza verso la padrona di casa: «Conta su di me per qualsiasi cosa. Sei appena diventata la mia migliore amica».

Dopo la visita in Giappone, Giorgia Meloni si è spostata in Corea del Sud per incontrare il presidente Lee Jae-myung. Da Tokyo a Seoul, la strategia sembra dunque quella di rafforzare i rapporti con le due potenze più avanzate dell’Asia orientale, entrambe alleate degli Stati Uniti: è la costruzione di nuove sponde affidabili, in un contesto sempre più instabile.

“Sono molto contenta di essere il primo leader europeo a venire in visita in Corea dalla sua elezione e dal suo insediamento”, afferma la presidente del Consiglio, rimarcando come Italia e Corea del Sud condividano “molti valori, una vocazione verso la creatività e l’innovazione pur rimanendo ancorate alla tradizione” e dispongano di “un potenziale straordinario ancora inespresso, nonostante rapporti bilaterali già estremamente solidi”.

Il punto nodale del bilaterale è tecnologico: un passo fondamentale per rafforzare l’autonomia strategica, ridurre le dipendenze esterne e sostenere l’innovazione industriale nell’interscambio strategico degli investimenti.

Italia e Corea, ricorda Meloni, sono “nazioni amiche e alleate, oltre a essere democrazie mature e tecnologicamente avanzate”, una convergenza che diventa un vantaggio competitivo in “uno scenario globale nel quale l’incertezza è ormai diventata la normalità”. Da qui l’apprezzamento per l’approccio pragmatico del presidente Lee – riferimento, non esplicitato, al riavvicinamento con la Cina avviato da Seul – e la volontà di trasformare la visita in un punto di partenza per un dialogo politico strutturato su dossier complessi, anche a livello personale, con l’invito ad una visita in Italia nel corso dell’anno.

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