JOSEPH LISTER E L’APPLICAZIONE DELL’ANTI SEPSI.

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Joseph Lister, 1st Baron Lister [1827 – 1912] surgeon Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images images@wellcome.ac.uk http://wellcomeimages.org Portrait of The Right Honourable Joseph Lister, 1st Baron Lister [1827 – 1912], British surgeon Photograph By: Barraud's Ltd.Published: - Copyrighted work available under Creative Commons Attribution only licence CC BY 4.0 http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

Joseph Lister fu un medico britannico che si interessò alla chirurgia in un periodo (metà Ottocento) in cui la ricerca era incentrata principalmente sulla clinica, relegando la scienza chirurgica a poco più di un particolare artigianato. Per decenni, infatti, i chirurgi erano associati ai barbieri nel “Company of Barber-Surgeon”, fino a metà del XVIII secolo, quando costituirono una loro associazione, parallela al Royal College: questa distinzione persiste ancora oggi nella cultura anglosassone, dove il medico clinico è chiamato “Doctor”, mentre il medico chirurgo “Mister”.

La chirurgia degli albori era una branca che può essere tranquillamente definita brutale, soprattutto se confrontata con i nostri standard moderni: fino al XIX secolo la chirurgia era una attività che doveva svolgersi il più rapidamente possibile, in quanto, nell’epoca precedente all’introduzione dell’anestesia, il dolore intraoperatorio era la difficoltà principale; più un chirurgo era rapido, più era considerato di livello.

La scoperta dell’anestesia, pur eliminando questa problematica, permettendo di “operare con più calma”, ampliando il quantitativo di patologie di pertinenza chirurgica, non incideva sull’elevata mortalità postoperatoria, dovuta per la quasi totalità dei casi alle infezioni.

Inoltre la modalità di svolgimento degli interventi chirurgici all’epoca non faceva che aumentare i rischi: la chirurgia era spesso svolta in teatri operatori, affollati di studenti e altri medici, i chirurghi operavano con gli abiti civili e a mani nude, gli strumenti erano spesso sporchi da interventi precedenti o puliti con acqua e panni. Si trattava di un momento nella storia della medicina, in cui non era ancora conosciuta la presenza di microrganismi, non era chiaro il meccanismo del contagio, tanto che i chirurghi dell’epoca di Lister, credevano che per ridurre incidenza di infezioni postoperatorie, fosse necessario evitare l’esposizione delle ferite all’aria.

È curioso come spesso nella Storia alcuni cambiamenti fondamentali avvengano per caso: consigliato da un amico, Joseph Lister si trovò a leggere gli studi di un chimico francese, allora semisconosciuto, che avrebbe fatto parlare molto di sé; si trattava di Louis Pasteur. Il medico inglese apprese allora che la fermentazione di alcuni liquidi fosse legata all’attività di alcuni batteri e che questa era inibita dalla bollitura. L’intuizione fu pensare che lo stesso meccanismo fosse presente nelle ferite chirurgiche che andavano incontro a gangrena.

Nel 1865 Lister adoperò dell’acido fenico per disinfettare una frattura esposta: questo tipo di lesione in quegli anni era molto spesso mortale, in quanto facilmente esitava in gangrena. Gli ottimi risultati lo spinsero a proseguire su quella strada, abbattendo la mortalità postoperatoria. Egli sperimentò l’acido fenico in diversi gradi di diluizione, sia in soluzione acquosa, che adoperava per la disinfezione dei tessuti preoperatoria, che oleosa, utilizzata per le ferite, fino ad inventare uno strumento in grado di nebulizzare il disinfettante in sala operatoria per purificarne l’aria. Questa pratica fu inseguito ritenuta eccessiva e quindi abbandonata, ma la disinfezione accurata degli strumenti operatori divenne pratica comune.

Il 16 marzo 1867, per la prima volta comparve nella storia della medicina il termine “antisepsi”, nell’articolo pubblicato da Lister sul Lancet “Antiseptic Principle of the Practice of Surgery”. Quello fu il primo passo, che migliorò notevolmente, i risultati nei pazienti sottoposti a chirurgia e che porterà, in seguito agli studi di Robert Koch e alla nascita della microbiologia, e all’affinamento delle pratiche igieniche, verso la “asepsi”.

Inizialmente la scoperta di Lister, come fu qualche anno prima per Ignac Semmelweis, non fu accolta ovunque col plauso che meritava: anzi, egli fu a volte anche deriso da quei chirurghi che vedevano nell’antisepsi una perdita di tempo, in un epoca in cui si misurava l’abilità di un chirurgo dalla sua velocità.

A differenza del suo collega ungherese, però, Lister aveva molto più peso nella comunità scientifica e ebbe l’autorità di far applicare il più possibile le sue pratiche.

Grazie alle sue scoperte il chirurgo inglese divenne quindi famoso, tanto che, successivamente, un batterio fu battezzato in suo nome Listeria; fu nominato presidente del Royal College of Surgeon, baronetto nel 1897 e nel 1902 ed ebbe inoltre l’onore di essere chiamato per operare il futuro Re Edoardo VII di Inghilterra, il quale fu colpito da appendicite pochi giorni prima di salire al trono.

Lo studio della Storia ci dimostra che metodiche che adesso appaiono scontate e semplici hanno spesso avuto una strada difficile, fatta di intuizioni geniali, ma anche di contrasti, invidie, ma soprattutto di tanto studio e di lunghe sperimentazioni.

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