Intervista allo scultore molisano Ettore Marinelli tra amore per la sua terra e il respiro internazionale del suo pregiato lavoro.

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Lo scultore molisano Ettore Marinelli.

1) Come si diventa artista provenendo da un piccolo centro del piccolo Molise e vivendoci stabilmente?

Talento, passione, studio, impegno e poi la fatalità di nascere ad Agnone, in una storica famiglia che dal medioevo fonde campane nell’officina più antica del mondo. Da piccolissimo ero già interessato all’arte e incuriosito dalle tecniche, dall’uso dei materiali, dalle “cose antiche”. Nei musei ero sempre in prima fila ad ascoltare i racconti delle guide poi scappavo nei corridoi e nei chiostri a giocare coi miei fratelli. Dopo gli studi liceali che mi hanno dato una seria impronta culturale, mi sono trasferito a Napoli frequentando l’Accademia di Belle Arti dCove ho conseguito la laurea specialistica in Scultura. Dopo un anno di approfondimenti a Parigi sono tornato all’amata “bottega” dei miei antenati. Un viaggio d’ inverno nella Grecia classica ha improntato decisamente il mio stile che è al tempo stesso arcaico e moderno, paleolitico e futurista: in un’esposizione temporanea nel Museo Nazionale di Atene erano in mostra alcune statue ellenistiche recuperate recentemente dai naufragi nel Mediterraneo. La loro parziale corrosione dovuta alla semi-immersione nei fondali marini ha sconvolto la mia percezione del bello e della perfezione. Al mio rientro ho finalmente definito il mio tratto personale fatto di attente anatomie ridotte alla sintesi estrema. Ho cominciato a lavorare convulsamente argilla, cera e ferro realizzando una serie di bronzi “fantastici”esposti in molte mostre, in tutt’ Italia. Quando papa Francesco vide il mio “Cristo” in piazza San Pietro ne rimase impressionato e mi cercò tra la folla. Le sue parole di apprezzamento e di stimolo sono state decisive per la mia futura carriera. Nella “bottega di famiglia” ho appreso con attenzione ed umiltà caratteristiche, qualità e segreti dei tanti materiali utilizzati prima di procedere alla fusione del bronzo. L’argilla è mia amica , si lascia plasmare docilmente ed assume la forma di ogni mio capriccio.

Attraverso me la Fonderia Marinelli ha consolidato un settore fin qui marginale e secondario rispetto alla produzione delle campane, quello della fusione dei grandi monumenti. Ecco che un piccolo centro di una piccola regione sale spesso alla ribalta per le sue opere sonore o scultoree collocate in ogni parte del mondo.

“Madonna madre dell’ accoglienza”- Vaticano

2) A che età hai espresso i tuoi primi talenti?

Mi dicono che da sempre ho espresso grande creatività. Il primo ritratto di mio padre l’ho disegnato a meno di 2 anni di età. A 4, durante un breve ricovero, mostrando già interesse verso l’anatomia, disegnavo scheletri proporzionati rivestendo le pareti dell’ospedale. Piccolissimo , raccoglievo ossa di pollo per ricostruire sagome di dinosauro. Mia madre non temeva che sporcassi me o la casa, anzi,valutava il divertimento dei bambini secondo quanto riuscissero a sporcarsi giocando. Ha sempre messo a mia disposizione materiali e mezzi che sviluppassero la creatività. A pochi mesi, sul seggiolone , maneggiavo polveri e farine ( forse da qui la mia attitudine verso la cucina!). Avevo 13 anni quando nacque il più piccolo dei miei fratelli e ricordo che aspettavo ansioso che , a tre giorni, venisse a casa dall’ospedale. Tardò un po’ perché mio padre gli fece fare una prima sosta in fonderia.

Gli anni del Liceo sono stati pieni di confusione ed incertezza fino ad imbattermi nella conoscenza dell’Accademia di Belle Arti che ho frequentato con grande entusiasmo. Da allora ho sempre vissuto della mia arte.

3) Cosa significa vivere d’arte?

Beh, è davvero un privilegio. Un privilegio che la vita riserva a pochi e non sempre ai migliori,troppo raramente ai più schivi ed autentici.

Nell’ ottobre del 2014 alla sezione semestrale per la Laurea specialistica in Scultura , all’ Accademia di Napoli, la più antica e prestigiosa del sud Italia, eravamo in 2. Questo perché i giovani devono essere concreti e non si vive di sogni. Purtroppo in Italia, la patria di tutte le arti,non è possibile farlo se non si proviene da determinati ambienti. Questo però rende unico e prezioso il nostro artigianato che è di qualità altissima perché realizzato da artisti genuini prestati ad altri mestieri.

Io sono fortunato perché il mio talento è stato riconosciuto e gli è stata data la possibilità di esprimersi. Posso esprimere liberamente la mia creatività perché, differentemente da molti scultori, ho piena padronanza delle tecniche di plasmatura, formatura, fusione e rifinitura. Amo l’argilla perché è duttile, amo il bronzo perché, sapientemente domato, ne riproduce ogni sua piega. Nel laboratorio dei miei avi ho l’opportunità di eseguire personalmente ogni fase di lavorazione e questo mi consente di eternare nel metallo forme delicatissime di consistenza effimera.

4) Qual è il tuo atteggiamento verso le responsabilità imposte dai tuoi natali?

Vivo serenamente il mio ruolo come rappresentante della 27^ generazione di fonditori Marinelli. Lo faccio con naturalezza perché tutto mi è stato assegnato con garbo, senza alcuna imposizione e anche “per merito”. Lo faccio con orgoglio ma con grande rispetto ed umiltà, senza presunzione perché a 20 anni ero già uno scultore e non ho avuto il tempo di chiedermi cosa volessi fare”da grande”. Forse è vero che nelle vene di noi Marinelli scorre sangue e bronzo fuso. Questo ci rende fortemente responsabili verso la storia antica testimoniata dalla nostra famiglia. In un mestiere così inusuale, complesso e totalizzante ti ci trovi immerso alla nascita, se non ti ci abbandoni totalmente devi abbandonarlo e cambiare strada. Per fortuna io non ho avuto dubbi e non ho raggiunto il bivio.

Ettore Marinelli con Sua Santità Francesco I .

5) Chi sono gli acquirenti delle tue opere?

Enti e privati. Poi ci sono le opere sacre( quasi il 50 per 100), quelle sono commissionate da comitati religiosi e dalla Chiesa. In questo caso la mia scultura è condizionata da un giudizio particolarmente critico, su progetto già definito, di solito più tradizionale ma in cui riesco ugualmente ad imprimere la mia impronta. Il mio è un tratto istintivo ed impetuoso che riesce ad imporre dinamismo anche al rigore del metallo.

Prima dei 20 anni ho collocato una piccola scultura di san Francesco nella basilica del Santo, ad Assisi. Ho realizzato il busto dorato di S. Gennaro per la chiesa più amata dalla comunità italiana di Boston e anche quello argenteo del Patrono della mia città. Altre opere per le cattedrali di Ancona e Torino; le immense figure del Cristo per Roma , Macerata e Caserta e poi il monumento a Giovanni Paolo II per Civitavecchia. Statue di Santi di tutte le dimensioni sono in tutt’Italia ed all’ estero.

Poi ci sono le opere pubbliche, tante e varie, dedicate a personaggi e commemorazioni. Cito solo le ultime nominando il ritratto dell’ambasciatore Attanasio o la doppia statua, detta “il Bacio”, un invito all’abbraccio nata in piena pandemia in tempi di lontananza forzata, collocata nel porto di Civitavecchia. Straordinario è poi il complesso monumentale “le Muse” composto da 4 musiciste al centro della fontana caratterizzata da musica e suoni di Viggiano. Ci sono anche i monumenti ai Caduti, a eroi esemplari, ai minatori delle miniere di mercurio di Santa Fiora. Le mie sculture sono richieste anche da galleristi e privati, persone sensibili che desiderano decorare ville, giardini, alberghi ed aziende, ma anche piccoli appartamenti, con ritratti o opere di fantasia.

 “Bacio della memoria”- Porto di Civitavecchia.

1 commento

  1. Complimenti Ettore ho avuto modo di vedere alla ArtGap le tue creature fantastiche basate su figure di animali … in una mostra curata da Carmen d’ Antonino. Ti ricordo con molta stima e apprezzamento per i tuoi lavori e continuò a seguirti

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