IL TERZO SETTORE AL SERVIZIO DI PROGETTI DI INSERIMENTO SOCIO-LAVORATIVO DI PERSONE CON FRAGILITA’.

IQ TERZO SETTORE E DINTORNI- INTERVISTA ad Anna Ventrella, Segretario generale Confassociazioni Terzo settore e Presidente del MoVI Movimento di volontariato italiano Lazio

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Il Segretario generale Confassociazioni Terzo settore e Presidente del MoVI Movimento di volontariato italiano Lazio Anna Ventrella.

Ci puoi raccontare le attività che sono scaturite dalla tuo impegno pluriennale, soprattutto nel MOVI LAZIO, in particolare sui territori nel VIII E XII Municipio di Roma Capitale ?

Il Mo.V.I. – Movimento di volontariato italiano, federazione Lazio , è da sempre attento alle problematiche inerenti l’accoglienza l’inserimento sociale di persone con fragilità, verificando l’importanza ed il ruolo centrale del volontariato proprio accogliendo ed ospitando, ormai con cadenza annuale, persone – donne, uomini e ragazze e ragazzi – con problematiche sociali, tra cui reati di piccola entità, abbandono scolastico, disagio psico-fisico, perdita del lavoro e della casa, e diverse altre forme di esclusione sociale. 

Con queste persone si è avviato per ciascuna un programma personalizzato di inserimento sociale, a seconda delle rispettive peculiarità e, allo stesso tempo, per stimolare la voglia di mettersi in gioco per ricominciare un nuovo percorso di vita, diverso da quello precedente. (ad esempio sono stati progettati e realizzati Corsi di primo soccorso, comunicazione sociale, ascolto e accompagnamento, lettura condivisa, laboratori tematici – corsi di cucina, creazione oggetti da materiale di riuso, teatro, l’orto sociale, la musicoterapia, e tanto altro.

Cosa vi aspettavate e quali risultati avete raggiunto?

Molte le aspettative e i risultati raggiunti: dall’integrazione socio-abitativa, a quella di cancellazione della sanzione, a quella del reinserimento nell’ambito lavorativo, a quella di percorsi condivisi di solidarietà e aiuto verso altre persone con fragilità. Bellissime esperienze che però, giunte alla fine del percorso presso la nostra struttura – e sicuramente in tantissime altre del territorio -, restano tali senza trovare poi uno sbocco all’esterno, nella cosiddetta “società civile”. Infatti, troppo spesso non emergono impegni concreti di persone, aziende ed enti che, invece, dovrebbe sostenere ed accompagnare queste persone per non lasciarle cadere nuovamente nel vuoto di un passato meno “felice”, ma forse, per alcuni, più “facile”. Senza considerare, poi, per le aziende e/o i professionisti, il vantaggio economico che ne trarrebbero assumendo persone svantaggiate, a cominciare dallo sgravio fiscale…per non parlare di quello umano! Infatti, sono persone con risorse davvero speciali che sanno ricambiare anche solo con un sorriso nell’essere accettati per quello che sono:persone.

Che tipo di esperienze hanno di solito alle spalle queste persone ?

Va ricordato che diversi di questi “passati di vita” riguardano, purtroppo, reati di minore entità, tra cui uso e spaccio di sostanze stupefacenti (molto diffuso tra i minori), attività di stampo mafioso, reati legati al nuovo codice della strada, sanzioni per documenti contraffatti, ecc., persone che hanno perso tutto, il lavoro, la casa, o peggio ancora, una persona cara, e tutto questo in molti territori della capitale, con un incremento nella fascia giovanile che va dai 16 ai 20 anni dell’uso e spaccio di sostanze stupefacenti.

Ma ci sono esempi virtuosi e positivi a conclusione dei vostri corsi e percorsi di “accompagnamento ad una nuova vita”?

Per fortuna sì! Non tutto è negativo, come, ad esempio in un nostro ultimo progetto: “Dalle piante officinali un’opportunità lavorativa”, in collaborazione con l’associazione Enigma, ha visto l’integrazione socio-lavorativa di ben 7 persone provenienti dal DSM S. Paolo nell’VIII Municipio della Capitale, e alcuni di loro in forma di stagista, lavorano ancora presso le strutture ospitanti.

Esemplare e da perseguire l’apertura a tali tematiche del Centro commerciale I Granai, che è diventato il “Centro di prossimità” aprendo la struttura ad attività di volontariato e, in particolare ospitando la mostra che i ragazzi dello stesso progetto hanno effettuato con le piante officinali. In questo Centro commerciale una delle ragazze è impiegata nella locale erboristeria. Così pure le altre aziende, tra cui Il Trattore, riconfermeranno lo stage ad alcuni di questi “utenti”.

Questi esempi potrebbe valere per tutti i Centri commerciali del nostro territorio e di altri limitrofi, permettendo a queste persone nuovi sbocchi, ottimizzando il reinserimento lavorativo rimanendo nello stesso ambito di residenza, o zone vicine.

Cosa pensate di proporre alle istituzioni ? quali azioni suggerite?

In effetti la nostra proposta – presentata in audizione da parte dei rispettivi assessori alle Pari Opportunità dei Municipi VII e XII – , parte dall’esigenza di fare qualcosa di diverso che porti questi giovani, queste persone, ad un presente certo e che non le riporti indietro a commettere gli stessi reati, o a cadere nelle stesse fragilità, ma che assicuri loro un futuro concreto, reale. La prevenzione nelle scuole e nei luoghi di lavoro, nelle famiglie, è della massima importanza e va perseguita sempre.

Vorremmo che si riconosca da parte delle istituzioni comunali e regionali, l’istituzione di un patto territoriale per l’inserimento socio-lavorativo, che veda veramente inserite nel tessuto sociale e del lavoro queste persone, con la partecipazione di tutti gli attori del territorio e il coordinamento del Municipio. Riteniamo infatti che sia il Municipio, come ente decentrato e di prossimità, l’istituzione territoriale per eccellenza, cui auspichiamo massima autonomia, che coinvolga tutti, dai commercianti, ai professionisti, alle rappresentanze datoriali e dei lavoratori e dei pensionati. Questo coordinamento dovrebbe anche facilitare e semplificare il rapporto con l’Ufficio per le Pene alternative (UEPE) e dei Centri di salute mentale (CSM) e di altre strutture pubbliche coinvolte nei vari percorsi.

Immaginate che possa svolgere un ruolo positivo in questo processo anche la Confederazione Confassociazioni ed il Terzo Settore?

Certamente, Confassociazioni è un soggetto generale e diffuso su tutto il territorio nazionale con tante professionalità e competenze che può aiutarci a costruire come si dice spesso un “tavolo” cui ciascuno deve fare la propria parte, nessuno escluso, a cominciare dal volontariato che tanto si prodiga per riavviare queste persone ad un percorso socialmente utile, il cui traguardo secondo noi deve essere un inserimento sociale e lavorativo reale e pieno, pena la vanificazione di tanti generosi aiuti e sostegni di tutti i tipi.

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