“Giovanissima e immensa”, uno stralcio del libro in cui si parla di Giulio Sapelli

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“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.

Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Giulio Sapelli, Manager e stock-option.

Se parli con Giulio Sapelli… Giulio dice delle cose che ti fanno riflettere.

«Quando tu leggi che un’impresa automobilistica deve raggiungere la produzione di almeno sei milioni milioni e mezzo di auto – almeno sei milioni e mezzo di auto! – per raggiungere il break-even… Il break-even… non fare utili.

«Capisci che tutto questo starnazzare sull’industria automobilistica fa ridere…

«Sono cifre pazzesche. Vuol dire che tutti i gruppi sono in crisi e non ne usciranno mai. Guarda cosa sta capitando adesso nei grandi gruppi del cemento. Quinto è un gruppo messicano, la Cemex. Noi siamo sesti con Italcementi. C’è una crisi da sovrapproduzione. Si produce di più quello che i mercati possono assorbire. Perché? Perché c’è stata la crisi dei mercati emergenti. Che gli economisti non avevano previsto, questi poveretti degli economisti che misurano tutto con gli average, le medie… Dato che crescevano all’11%. Invece la maggior parte della popolazione mondiale va a piedi. L’unica cosa è che compra telefonini.

Ecco: lì c’è stata una crisi da sovra-capacità produttiva che spinge le nuove masse di disoccupati e poveri ad abbandonare le campagne e trasferirsi in città creando nuove favelas. Non è un fenomeno piacevole.

A nessuna città fa piacere che si creino nuove favelas. Questo nei Paesi in via di sviluppo.»

E a Milano?

«Milano non fa testo perché è una città di ricchi anche se ultimamente iricchi hanno preso un po’ di calci nelle palle. Comunque per quanto riguarda l’Occidente e Milano, la crisi che più ha colpito è una crisi diversa.

Non è una crisi industriale da sovrapproduzione, ma una crisi finanziaria da eccesso di leva, eccesso di rischio. Questa crisi si ripercuote maggiormente sull’Occidente, rispetto ai Paesi in via di sviluppo, e ha un’influenza sulle città e il tessuto urbano.

«Che cosa è successo? Che un gruppo di manager pagati con stock-option e una classe politica – i democratici americani e i socialisti europei – hanno sregolato e distrutto la finanza. Tutto quello che era stato costruito con la grande crisi da Roosevelt col New Deal. Diciamo che l’industria era di destra e la finanza di sinistra… e loro hanno agito di conseguenza. Basta vedere che fine hanno fatto questi qui.»

Che fine hanno fatto?

«Vanno in giro a fare conferenze pagati da quelli che li hanno eletti e a cui loro hanno consentito di diventare miliardari: Clinton, Blair, Schroeder… Questa dinamica di crisi finanziaria ha prodotto un impoverimento della popolazione e una concentrazione delle ricchezze nelle mani dell’1% dellapopolazione che poi non è l’1%, ma il 10%… Perché nei Paesi anglosassoni e del Far East, la tassazione sulla ricchezza è ridicola e non c’è redistribuzione del reddito. La differenza di tassazione è eticamente insostenibile tra i ricchi e i salariati. Lo vogliamo dire? Nei Paesi occidentali, non di common law, ci sono le tasse, ma io contesto le tasse come sistema di redistribuzione del reddito, perché i soldi finiscono in mano allo Stato. Se escludiamo i Paesi scandinavi che sono pochi milioni ed è gente che vive nel gelo… Bisogna aumentare gli stipendi non le tasse per favorire una redistribuzione del reddito, questo il modo più certo.»

Giulio Sapelli con Achille Colombo Clerici

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