Covid: attesa per le nuove disposizioni sulla scuola.

Scuola al bivio. Le Regioni chiedono di rivedere i protocolli.

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Diverse Regioni, capeggiate dal governatore della Campania De Luca, chiedono di spostare la riapertura delle scuole per poter limitare la crescente ondata del virus. Il governo spinge invece per garantire la presenza a scuola e vuole rivedere i protocolli sulla didattica a distanza, aumentando il numero di casi positivi oltre cui si finisce a casa e eliminando la distinzione tra vaccinati e non vaccinati.

Le Regioni chiedono il parare del Comitato Tecnico Scientifico. Al riguardo il governatore del Veneto Luca Zaia ha specificato che “ deve essere la comunità scientifica a certificare la possibilità” di riaprire le scuole. Particolare preoccupazione sembra esserci per la fascia dei bambini che va dai 5 agli 11 anni. Le Regioni propongono al riguardo di applicare la quarantena di sette giorni se si verifica un solo caso nelle classi dei bambini della scuola dell’infanzia mentre per elementari e medie l’interruzione della frequenza si dovrebbe avere con due casi in una classe. Sempre secondo questa intenzione, nel caso in cui ci sia un solo positivo, si attiva l’autosorveglianza con la raccomandazione di astenersi dalla frequentazione di ambienti differenti dalla scuola, senza testing. Per le secondaria di primo e secondo grado ( studenti dai 12 anni in su) è previsto invece la quarantena e con l’interruzione della frequenza con un minimo di 3 casi in una classe. Anche i presidi appoggiano la proposta delle regioni mentre i sindacati denunciano uno “ sgarbo istituzionale” da parte del ministero per non aver portato al tavolo con le parti sociali il tema delle misure da adottare. La volontà di garantire le lezioni in presenza è stata ribadita tuttavia dall’esecutivo dopo l’incontro tra Draghi, il ministro della Salute, Roberto Speranza e quello dell’Istruzione , Patrizio Bianchi. Il governo intende in particolare rivedere il numero dei contagi in grado di far scattare la Dad per garantire che le lezioni possano essere “ in presenza e sicurezza”. Il sindacato Anief giudica negativamente il ritorno in presenza e attraverso il suo presidente, Marcello Pacifico dichiara: “ L’anno scorso con una curva di contagi dieci volte inferiore si ritornava al 50% a fare la didattica a distanza. Quest’anno con i casi in crescita esponenziale decidiamo che i contatti stretti non contano più nulla”.

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