Come cambia il lavoro nel Terzo Settore. Intervista a Massimiliano Morgante sul panorama attuale e sulle sfide future.

Oggi la nostra testata ha il piacere di intervistare Massimiliano Morgante,Responsabile del Dipartimento III Settore EE.LL. della CISL FP Roma Capitale Rieti, che ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni RSU con il suo sindacato.

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il SIndacalista Massimiliano Morgante-Responsabile del Dipartimento III Settore EE.LL della CISL FP Roma Capitale Rieti.

Con la crisi pandemica si è diffuso il lavoro a distanza. Molte sono state le polemiche. Lei cosa ne pensa di questa nuova metodologia ? La ritiene essere un’opportunità o uno strumento limitato all’emergenza?

Di certo un’opportunità, senza alcun dubbio. La grave crisi sanitaria che da oltre due anni stiamo attraversando e che ha sconvolto le abitudini e la nostra vita quotidiana, ha costretto ognuno di noi a rivedere il modo di percepire tutto ciò che ci circonda. Nell’isolamento improvviso in cui tutti ci siamo ritrovati, abbiamo avuto modo non solo di confrontarci con noi stessi ma anche di sperimentare e utilizzare gli strumenti che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione: l’e-commerce ha avuto un’impennata incredibile ed ecco che da un giorno all’altro andare al supermercato non è stato più l’unico modo di fare la spesa; come anche recarsi al ristorante non è stato più l’unico modo per gustare i nostri piatti preferiti.
Ovviamente anche il nostro lavoro non ha potuto sottrarsi a questo processo che personalmente ritengo ormai irreversibile. Finalmente anche in Italia, al pari di altri paesi (nord America e Nord Europa) che ormai da decenni lo utilizzano abitualmente, il lavoro a distanza sta diventando una metodologia diffusa su vasta scala, mentre prima era considerato uno strumento di nicchia utilizzato in settori produttivi molto specifici.
I vantaggi sono molteplici e di varia natura, dalla possibilità di ottimizzare i tempi di conciliazione vita/lavoro, al contenimento dei costi di produzione legati a sedi lavorative che potranno essere più snelle, passando per i benefici che ne derivano per l’ambiente considerato il minore utilizzo dei mezzi di trasporto e la conseguente riduzione delle emissioni di CO2.
Certo questo deve farci riflettere sulla necessità di elaborare nuovi modelli di lavoro e produttivi più legati agli obiettivi/target da raggiungere e che certamente non potranno essere in linea con il concetto classico di lavoro che si è sviluppato nel nostro paese. Un concetto fortemente legato alla presenza fisica sui luoghi di lavoro in fasce orarie ben definite e predeterminate, come avviene nei cicli produttivi tipicamente industriali, quali la produzione di autovetture da parte delle case automobilistiche come la FIAT che per decenni ha rappresentato il paradigma lavorativo in Italia.

Anche le cooperative sociali e altri soggetti del Terzo Settore sono ricorsi allo strumento dello smart working. Quali sono le attività che queste realtà possono delegare a questa forma di lavoro? Pensa che il telelavoro possa essere usato anche dopo l’emergenza?

In primo luogo, TELELAVORO e SMART WORKING non sono la stessa cosa e sono profondamente diversi tra loro.
Ci sono diverse tipologie di lavoro a distanza e sebbene a un occhio un po’ distratto possano sembrare simili, se non addirittura uguali, ognuna di loro è concettualmente e nella pratica diversa dall’altra.
Il Telelavoro è un semplice spostamento della sede fisica del posto di lavoro presso la propria abitazione, gli orari di lavoro restano gli stessi con obbligo di dimostrare l’inizio e la fine della giornata lavorativa e non vi è particolare differenza nella strumentazione utilizzata. Un esempio tipico possono essere i contact center o call center in generale, compresi quelli sociali e sanitari.
Lo Smart Working invece introduce un concetto nuovo, ossia quello dell’autorganizzazione. Un lavoratore in Smart Working deve solo comunicare che quel giorno sarà in lavoro agile e poi può organizzarsi operativamente come meglio crede, purché raggiunga il suo obiettivo giornaliero/settimanale/mensile.
Certamente il settore dei servizi socio assistenziali è di fatto costituito da attività che per lo più vedono nell’assistenza alla persona e alle fasce deboli della cittadinanza il core business del settore. Si tratta di attività e prestazioni svolte in presenza, che non potrebbero essere effettuate altrimenti. Tuttavia, la sfera di servizi che ruota intorno alle attività educativo pedagogiche, soprattutto quelle legate al dopo scuola, possono essere svolte a distanza e con significativi vantaggi sia per l’utenza che per il personale impiegato.

Il mondo sta cambiando. Le opportunità che ci offre la tecnologia sono sempre di più. Lei crede che questi nuovi mezzi siano in grado di alterare i tradizionali servizi socio sanitari? Come pensa che questo cambiamento possa trasformare l’organizzazione del lavoro? Si rischia una ricaduta occupazionale?

Certamente le nuove tecnologie offrono opportunità e strumenti precedentemente inimmaginabili, con possibilità d’introdurre nuove tipologie di servizi piuttosto che modificare quelli già esistenti.
Penso a tutto il filone dei servizi legati alla Telemedicina e alla Teleassistenza, ancora troppo poco diffusi nel nostro paese e che invece meriterebbero maggiore attenzione e investimenti da parte dei nostri Amministratori.
Poi ci sono nuove strumentazioni che costantemente migliorano l’offerta di servizi a categorie d’utenza come gli anziani e i disabili. Questo trova applicazione, ad esempio, nei servizi rivolti a persone con minorazione sensoriale e/o plurihandicap che così tanti benefici stanno ricevendo dall’utilizzo delle nuove “tecnologie assistive” che quotidianamente aiutano e sostengono i percorsi di autonomia.
Come CISL FP di Roma Capitale Rieti riteniamo che in questo settore il rischio di una perdita di posti di lavoro legati all’introduzione di nuove tecnologie sia praticamente uguale a zero. L’elemento umano è centrale e fatico anche solo ad immaginare un processo di “automazione” del settore. È altresì certo che i cambiamenti tecnologici corrono velocemente e un aspetto sempre più centrale sarà quello legato alla formazione e all’aggiornamento costante delle competenze delle migliaia di lavoratrici e lavoratori coinvolti, soprattutto in relazione alle skills digitali con l’obiettivo di sfruttare a pieno le potenzialità offerte dalle nuove strumentazioni.

Da quanti anni si occupa di sindacato? Si è sempre interessato di Terzo Settore?

Sono quasi 28 anni che faccio attività sindacale in CISL e 17 presso la Funzione Pubblica di Roma Capitale e Rieti. Ho iniziato come operatore polifunzionale presso una delle nostre sedi territoriali e mi occupavo dell’ufficio vertenze e dello sportello Informagiovani. Successivamente, dopo essere entrato al Comune di Roma, sono passato in Funzione Pubblica dove dal 2005 mi occupo del Terzo Settore.

Cosa è cambiato in tutti questi anni?

Nel Terzo Settore abbiamo assistito a una progressiva e inesorabile riduzione delle risorse destinate ai servizi, tanto a livello centrale quanto a livello locale. Nel corso degli anni le diverse crisi economiche hanno eroso risorse in un settore che invece richiedeva sempre maggiori investimenti a causa dell’aumentare delle fragilità nella popolazione di Roma e del Lazio. Nel 2015 l’esplosione dell’inchiesta nota come “Mafia Capitale” ha completamente sconvolto il panorama dei servizi socio-assistenziali di Roma, con conseguenze molto pesanti per le lavoratrici e i lavoratori impiegati nelle cooperative e negli organismi del privato sociale, i cui vertici sono stati direttamente coinvolti e travolti dalle indagini e dai processi. Proprio quando la situazione sembrava iniziare a migliorare, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 è iniziata l’emergenza sanitaria da COVID-19 che di certo non ha agevolato la lenta ripresa del settore a Roma. Anzi, sono già diversi gli organismi storici che hanno dovuto cessare la propria attività per diversi motivi e sempre maggiore è il numero di personale coinvolto in procedure di fallimento o liquidazione coatta, con annessa perdita di posti di lavoro . Oggi il rischio concreto è quello di assistere a un aumento esponenziale di questo fenomeno.

Crede che le nuove tecnologie cambieranno anche il modo di fare attività sindacale?

Certamente, saranno sempre più importanti per raggiungere il maggior numero di lavoratrici e lavoratori, penso ad esempio alla capacità penetrativa dei social network in questo senso. Anche qui però il fattore umano è determinante, la vicinanza alle nostre iscritte e ai nostri iscritti si concretizza ogni giorno nei luoghi di lavoro attraverso i nostri RSA e rappresentanti aziendali che quotidianamente, oltre a essere impegnati a svolgere la propria attività lavorativa, sono al fianco delle colleghe e dei colleghi. La rete di prossimità è fondamentale, come sempre sostiene il nostro Segretario Generale Giancarlo Cosentino e la nostra forza è proprio questa. Nel ringraziare Informazione Quotidiana per questa opportunità, voglio concludere con una frase di un noto poeta naturalizzato francese Julio Cortazar: “Se cadi ti rialzo. Oppure mi sdraio accanto a te”. Questa è la filosofia della nostra organizzazione sindacale, nessuno deve rimanere indietro.

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