Ciclismo, Pogacar pentacampione: nessuno come lui al Lombardia.

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Sulle strade di Bergamo c’è addirittura chi si prostra e chi si fa il segno della Croce al passaggio di Tadej Pogacar. Lungi da noi voler sconfinare nel sacrilego, e quindi specifichiamo subito che la sacralità dell’impresa dello sloveno non ha nulla a che vedere con la religione, si iscrive all’interno di un più ampio discorso profano che inserisce il suo nome in quel ristretto insieme di divinità sportive del rito culturale e pagano di dedicare la domenica allo sport, qualcosa quindi che oggi, soprattutto oggi considerando che la sua impresa è stata compiuta di Sabato, può coesistere con la Fede Divina. Non arriveremo a dire parafrasando John Lennon che adesso “Pogacar è più famoso di Gesù”, quel che si è visto per le strade del Lombardia ieri e negli ultimi 5 anni è ormai qualcosa di leggendario che avvicina sempre di più il fenomeno sloveno nuovo cannibale ai caratteri della mitologia. In un weekend senza campionato, di riposo per quel che Gianni Brera chiamerebbe Eupalla se non fosse per le incerte sorti della nazionale italiana, nella città in cui solitamente le celebrazioni sportive domenicali sono dedicate alla Dea nerazzurra, Pogacar ha di nuovo fatto sue le cronache, i pensieri e gli elogi dei bergamaschi come nelle precedenti due volte recenti che il Lombardia ha posto il suo traguardo nel capoluogo Orobico. La Classica che chiude la stagione l’ha anche riassunta in un certo senso, seguendo l’alternanza con Como la corsa è partita dal Lago e in questa edizione ha visto scriversi una pagina che va ben oltre la storia per rientrare nella leggenda.

Tadej pogacar

Ciclismo, nessuno come Tadej: Cinque consecutivi neanche Coppi

Diventare il migliore è un obiettivo relativo. Per Tadej non basta esserlo in questo momento perché come abbiamo capito lo è già, lui con i suoi risultati, con la sua semplicità di pedalata ha manifestato la volontà di staccare i suoi rivali contemporanei e anche quelli del passato e come farlo se non a suon di record? Un altro mito è crollato oggi a Bergamo davanti al nome di Pogacar al termine dei 241 km con 4400 metri di dislivello del Giro di Lombardia, quello di Fausto Coppi che fino ad oggi era l’unico ad aver vinto cinque edizioni ma Pogi lo ha superato perché non solo è arrivata la sua cinquina, ma mentre il Campionissimo attese tre anni tra la quarta e la quinta volta, nelle cinque edizioni disputate il nuovo Cannibale è tutt’oggi imbattuto, non era mai successo a un ciclista di vincere un Lombardia, anzi una classica monumento per cinque edizioni consecutive. Più lontana la sua corsa al primato delle classiche più prestigiose del circuito, ad ora ha vinto 10 di questi appuntamenti, davanti a lui ci sono ancora De Vlaeminck a 11 e Eddy Merckx a 19. Passo dopo passo il prossimo obiettivo è chiaro, raggiungere i belgi (ai due sopracitati si aggiunge anche van Looy) nel ristretto gruppo di ciclisti capaci di compiere il grande slam vincendole tutte almeno una volta. Per ora gli mancano Roubaix e Sanremo, che sono anche le due gare in cui in questo 2025 è uscito sconfitto, ma sempre sul podio.

D’altronde in questa era sembra proprio che Tadej non abbia alcun rivale davanti a sé, soprattutto nelle gare di un giorno in cui Jonas Vingegaard (vedi Europeo) non si trova a suo agio e con Van de Poel che si limita a fronteggiarlo nelle corse di primavera dove lo ha infatti battuto in Liguria e nell’Inferno del Nord. Pogacar è diventato forse l’unico dominatore dell’universo sportivo in grado di vincere sempre anche sorprendendo, anche in condizioni atipiche come quella di queste ultime settimane della stagione. Pensiamo all’attacco in discesa alla Tre Valli Varesine una corsa alla quale forse non avrebbe partecipato senza la cancellazione del 2024 alla quale era iscritto, arrivata peraltro battendo uno specialista della discesa come Quinn Simmons -straordinario quest’ultimo anche al Lombardia passato costantemente all’attacco-. Capace di vincere ai mondiali, durissimi a Kigali in Ruanda e agli europei altrettanto duri in Francia e tenutisi peraltro ad una settimana di distanza e con in mezzo un viaggio intercontinentale, un scelta di calendario da rivedere per non penalizzare le nostre classiche come il giro dell’Emilia vinto da Del Toro e al quale quest’anno il numero uno del mondo ha appunto rinunciato. Per la prima volta forse quest’anno Tadej ha inziato a sentirsi “vecchio” circondato sul podio da ragazzini promettenti come Seixas agli Europei, Albert Philipsen alla tre Valli e anche da Remco e Ben Healy ad Europei e Mondiali comunque più giovani di lui di due anni.

Tadej Pogacar

Il vero livello degli avversari

Non dite neanche che non ci siano degli avversari degni di Tadej. Abbiamo detto di Van der Poel e Vingegaard, e non dimentichiamoci di Remco Evenepoel che anche quando sa di non poter competere, non si tira indietro sperando di non ricevere quell’etichetta di eterno secondo che non piace a nessuno, ma che è il riassunto del suo finale di stagione eccezion fatta per la corsa contro il tempo in cui è ancora l’invincibile numero uno. Certo è vero che se agli europei si era visto un qualche spiraglio, la capacità di tenere il ritmo dello sloveno dopo aver incassato lo scatto, questa volta il ritardo di un minuto e 48 (condizionato anche da una moto imbranata che lo ha fermato negli ultimi km) racconta di un Tadej che ha ucciso la gara in anticipo, quando sul Colle di Ganda ha salutato gli avversari ai -37. Per Evenepoel, dalle parti del luogo tragico dove ha rischiato la vita solo alcuni anni fa al termine del Muro di Sormano (non presente nel percorso quest’anno) l’uiltima apparizione con la maglia della Quickstep è docleamara perchè sancisce la sua inferiorità nei confronti di Tedej, ma il suo strapotere rispetto agli altri “umani”, e parliamo di campioni come Primoz Roglic il suo futuro compagno di squadra alla Red Bull dal prossimo anno, la sua nuova casa alla quale si aggregherà con un anno di anticipo sulla scadenza del contratto. Resta il rammarico perchè lo scontro vero e proprio, corpo a corpo tra i due ancora non si è realmente visto considerando che nelle occasioni in cui vinse il belga, ad esempio nelle due Liegi o alle Olimpiadi il nuovo Cannibale o era assente o era ancora fuori condizione per competere. L’ultima gara di un giorno in cui Pogacar ha fallito è il mondiale di Wollogong del 2022, quello vinto da Remco. Anche alla Amstel, l’altra classica dopo Sanremo e Roubaix in cui lo sloveno non ha vinto è comunque arrivato davanti all’ex promessa del calcio belga, che per marcarlo si è fatto infilare da Skjelmose.

C’è da dire che Pogi ha intorno anche una squadra di grande livello, non c’è stato questa volta il dualismo con Del Toro, ma per Ghisallo, Roncola, Berbenno e Crocetta è stato trascinato dai vari Adam Yates, Jay Vine e Rafa Majka all’ultima gara della carriera per il quale ha riservato un saluto militare al momento in cui il polacco ha deposto le armi, finendo l’ultima prestazione da oscar per l’attore gregario non protagonista in sella alla bicicletta. Replica, dopo il 2024 spaziale con Giro, Tour, Mondiale, Liegi e Lombardia si aggiunge un 2025 forse impensabile con Fiandre, Tour, Liegi, Mondiale, Europeo e Lombardia oltre ad altre vittorie minori come appunto Tre Valli Varesine, Delfinato, Strade Bianche e UAE Tour. E’ stata la stagione della centesima vittoria, un’altra stagione perfetta in cui, forse per noia, forse per volontà di scoprire i suoi limiti si è anche cimentato con la gara meno consona alle sue caratteristiche, la Parigi Roubaix in cui comunque è arrivato secondo. Restano un mistero le sconfitte (se così si possono chiamare) alla Sanremo dove ha attaccato sulla Cipressa regalandoci la gara più bella della stagione e alla cronometro di Kigali dove è stato umiliato da Evenepoel. “Se non pensassi di avere la possibilità di battere Pogacar non mi presenterei” disse Remco alcuni mesi fa, il coraggio di essere sconfitto, la tenacia di riprovarci ancora anche rischiando il naufragio come successo a Peyragudes al Tour de France dove Vingegaard lo ha addirittura rimontato pur partendo due minuti dopo. Anche se Pogi ha imparato ormai ad uccidere le gare, è emblematico il cartellone visto ad un tifoso sulle strade del Lombardia, “Ci fai sempre divertire“, anche con quel suo carattere ultraterreno. Tutti gli sport hanno bisogno di campioni, di personaggi sopratutto nei loro templi in luoghi sportivamente parlando sacri, come il santuario della Madonna del Ghisallo che dall’alto ha visto la nascita e la crescita di un nuovo campione. Succede ormai da decenni, dal 1949 quando Coppi, Bartali e Magni portarono la fiaccola alla Vergine protettrice dei ciclisti proprio alle strade del Lombardia, una gara nata quattro anni prima del Giro d’Italia.