Bosnia-Italia 5-3 dcr, è la fine del calcio: niente Mondiali.

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Bosnia-Italia

Guardiamo in faccia la realtà, siamo noi il terzo mondo del calcio, la quarta fascia, il fanalino di coda dell’Europa. Perché anche la Bosnia ora è tornata ai Mondiali e noi no e per storia, tradizione, bagaglio tecnico e ambizione evitiamo di guardare chi ci sarà ai gironi perché il dolore di questa serata potrebbe in tal caso anche peggiorare. C’è chi ha iniziato a prenotare le vacanze, o a comprare i biglietti dei concerti già da questo freddo martedì sera in cui sulla penisola sembra tornato l’inverno sia dal punto di vista climatico che da quello emotivo: l’Italia per la terza volta consecutiva non si qualifica alla Coppa del mondo, non era mai successo per tre volte a nessuna delle squadre che questa manifestazione l’hanno vinta. Avevamo tanti ricordi in Stati Uniti e Messico (non si è mai giocato il mondiale in Canada prima del 2026), dal 4-3 con la Germania al rigore di Baggio, e saremo fermi li, siamo di nuovo fermi a ripensare a una serie di rigori con la differenza che quei tempi in cui dal dischetto potevamo vincerlo il titolo li rimpiangiamo. Il dolore per quel che sta vivendo il nostro calcio si è presto trasformato in malinconia, chi ha ripensato all’82, chi al 2006, ma quelli che ora provano il sentimento peggiore e non lo sanno sono le nuove generazioni, Z e Alfa che praticamente un mondiale con l’italia non lo hanno mai vissuto. Il sentimento peggiore non è la tristezza, non è la malinconia, è l’indifferenza: per loro è ormai abitudine, il calcio è diventato quel che era il tennis prima dell’Era d’oro, potevamo non essere nel gruppo mondiale di Coppa Davis (che per chi è meno avvezzo, ma di questi tempi sono in pochi, alle cronache tennistiche equivale alla qualificazione al mondiale) e non si sconvolgeva nessuno semplicemente perché era l’abitudine, ma mai avremo pensato di non qualificarci alla fase a gironi del calcio. Fino a 12 anni fa l’umiliazione massima era non raggiungere gli ottavi, non giocare nella fase ad eliminazione diretta (alla quale non partecipiamo da quel 9 luglio 2006), era impensabile non qualificarsi contro Nuova Zelanda, Slovacchia e Paraguay, invece è successo. Era impensabile uscire di nuovo ai gironi nel 2014 e invece è successo. Quel giorno, il 24 giugno del 2014, nessuno pensava al 2030 (a questo punto speriamo sia quella la data del ritorno alla fase finale), nessuno poteva immaginare che la Nazionale sarebbe andata incontro ad un destino ben peggiore di due semplici eliminazioni ai gironi. Era il 2014 la Nazionale si stava giocando il tutto per tutto a Natal in Brasile nel mondiale, tutti ricordiamo con chi eravamo, dove eravamo perché stavamo sofferendo con i ragazzi di Prandelli (che due anni prima ci aveva portato in finale dell’Europeo), ma stavamo vivendo quelle emozioni che solo i mondiali di calcio sanno dare, eravamo felici e non lo sapevamo. Sono passati dodici anni e in questa notte, che per ogni appassionato di calcio è insonne, la malinconia ha posto l’intera storia calcistica italiana sotto un diverso punto di vista al grido di “almeno quella volta c’eravamo”. C’eravamo a USA 94 al rigore di Baggio, c’eravamo nel 2002 in Korea ad inveire contro Byron Moreno, c’eravamo fin dal 1966 alla prima Corea e che dire dell’agrodolce sapore di Messico 1970 a quella finale arrivata dopo Italia-Germania 4-3. E Ripensiamo ancora all’Azteca, anzi a cosa accadde dodici anni prima dell’Azteca, un Italia-Irlanda del Nord ci sbarrava la strada per la prima volta nelle qualificazioni per il torneo in Svezia quello di Pelè e del primo trionfo verdeoro. Dodici anni dopo eravamo in finale di un mondiale, e adesso c’erano troppe coincidenze per non ripensarci, avremmo giocato in Messico e negli Stati Uniti dopo 12 anni dall’ultima partecipazione ai mondiali che si giocavano in Brasile, quante volte il calcio ha mandato in scena queste storie da film. Ma la Regia del demiurgo del pallone che Gianni Brera chiamava Eupalla si è inceppata, sarebbe stata una storia troppo bella per essere raccontata, questa volta non ci saremo, come non ci siamo stati nel torneo giocato sotto Natale 2022 in Qatar, come non ci siamo stati in quello giocato in Russia anche solo per provare a fermare i nostri eterni rivali francesi. Oggi noi vediamo la storia del calcio da un altro punto di vista e quanto ci sembrano affascinanti quelle sconfitte (oltre alle Coree, alle finali possiamo citare Italia-Argentina al San Paolo, Olanda-Italia del 78 e i rigori del 1998), ci mancano anche quelle partite perché alla fine lo sport moderno si fonda sul pensiero di De Coubertin, “L’importante non è vincere, è partecipare”. E ora come spieghiamo alle nuove generazioni questa nostalgia?

Italia-Bosnia

Bosnia-Italia, la tragedia azzurra: si torna ai maledetti rigori

La Malinconia sembra quasi la felicità, puoi scambiarla per tristezza ma è solo l’anima che sa che anche il dolore servirà, canta Luca Cabroni. A chi non è caduta una lacrimuccia questa notte ripensando non solo alle sconfitte, ma soprattuto alle vittorie, all’arcobalendo di Del Piero che pochi secondi dopo la magia di Grosso ci portava fino a Berlino, all’altra festa contro i tedeschi nel 1970 la partita del secolo la chiamarono, oppure all’82, il Mundial, in cui il calcio italiano si è fatto arte con un urlo, non di Munch, ma di Tardelli. Questa notte la mente è tornata per forza di cose al 2006, a Cannavaro, Totti, Pirlo, De Rossi, Materazzi, Gilardino, Buffon, Gattuso e i rigori; eh sì caro Rino, stasera hai imparato che il dischetto dà e il dischetto toglie anche a distanza di vent’anni. L’Italia esce ai rigori, torna a casa anzi rimane a casa ed è costretta a strappare il biglietto per il Nordamerica, un biglietto che sarà ereditato dalla Bosnia di Edin Dzeko che proprio in Italia tra Roma e Inter ha costruito metà della sua straordinaria carriera. Anche loro non andavano al mondiale da 12 anni, ma di certo non si presentavano al playoff con il nostro bagaglio storico di 4 coppe del mondo e 2 europei. Purtroppo mister Barbarez ha preparato perfettamente la partita, pressando stretto l’italia, impostando l’incontro sulla fisicità, sulla supremazia balcanica nelle palle alte e con tanti snervanti falli che alla fine sono stati il tema scatenante delle polemiche in due distanti momenti. Quando il primo tempo stava volgendo al termine e la nottata sembrava passata, Bastoni uccide i sogni azzurri e un arbitro francese, come francese è Kalulu il difensore ingannato nel derby d’Italia proprio dal centrale dell’Inter, estrae il rosso. Eravamo in vantaggio per l’errore del portiere Vasilij, riscattato poi nei supplementari su Pio Esposito, ma giocare più di 45 minuti in dieci contro undici contro questo tipo di squadra e farlo ad armi pari pareva impossibile. In realtà poi gli azzurri hanno avuto anche in inferiorità numerica le loro occasioni, una collezione di orrori per la verità: Kean, Esposito e Dimarco potevano fare meglio era difficile fare peggio. L’impressione è che l’Italia stesse sopravvivendo, grazie a Donnarumma, protagonista dell’errore sul rinvio che ha portato al rosso di Bastoni, ma poi provvidenziale in più di un’occasione, anche in quella del gol avendo parato il primo colpo di testa di Demirovic. Non ci può fare niente sulla respinta, arriva Tabakovic che pareggia e si vai ai supplementari. Il tempo passa, il dramma inizia a consumarsi con anche una dose del nostro classico confronto arbitrale: Palestra scappa via alla difesa fin li perfetta dei balcanici, Muahremovic, un “italiano” cresciuto alla Juventus e ora al Sassuolo, manca il tempo dell’intervento, lo falcia, è un fallo da rosso, ma Clement Turpin estrae solo il giallo, come è possibile? Un arbitro internazionale del suo valore, fischietto di una finale di Europa League e di due semifinali e una finale di Champions (ma anche l’abitro di Italia-Macedonia del playoff 2022); inoltre alcuni hanno ricordato il fallo di Hummels alla Roma contro l’Atletic Bilbao, situazione simile ma lì l’azione era a centrocampo e non al limite dell’area, estrasse il rosso diretto, ma andiamo avanti. Ovviamente la punizione si è conclusa con un nulla di fatto, Vasilij poi ha fatto un miracolo su Pio, siamo andati ai rigori, i balcanici perfetti ne realizzano quattro. Noi mandiamo avanti Esposito il nostro più giovane che spara alto, perde il confronto con il baby talento bosniaco Alajbegovic e poi sbaglia anche Cristiane, il loro portiere non ne para neanche uno sono errori nostri, sono tornati i maledetti rigori.

Bosnia-Italia, le pagelle:

BOSNIA (4-4-2): Vasilij 6; Dedic 6.5, Muharemovic 7, Katic 6.5, Kolasinac 6.5/ Alajbegovic 6.5; Bajraktarevic 8, Sunjic 6.5/ Tahirovic 5.5, Basic 5/Tabakovic 7, Memic 6.5/Burnic 6; Demirovic 5.5/Hadziahmetovic SV, Dzeko 5.5. All. S.Barbarez 7
ITALIA (3-5-2): Donnarumma 6.5; Calafiori 6, Mancini 6.5, Bastoni 4; Dimarco 4.5/Spinazzola 6, Tonali 5.5, Locatelli 7/Cristante 4, Barella 6.5/Frattesi 5.5, Politano 4.5/Palestra 7; Retegui 5/Gatti 5.5, Kean 5.5/Pio Esposito 4. All. G. Gattuso 5. Abritro Clement Turpin: 5