Australian Open, così fa male: Sinner il tabù delle 4 ore e Alcaraz scappa via

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Jannik Sinner

Anche i migliori campioni non possono vincere tutte le partite della stagione, ma perdere così fa male, fa male da morire prendendo in prestito le parole di Tiziano Ferro. Jannik Sinner perde in semifinale contro Novak Djokovic in una giornata di grande tennis sulla Rod Laver Arena teatro dell’infinita sfida anche tra Zverev e Alcaraz. La cosa peggiore per Jan non è l’aver perso sprecando l’occasione di vincere per la terza volte consecutiva in Australia come Crawford, Emerson e Djokovic, ma veder Alcaraz scappare via in calssifca. Considerando che almeno in finale lo spagnolo è già sicuro di esserci ha guadagnato 900 punti in più rispetto al 2025 e Sinner ne ha persi 1200, in caso di vittoria del Murciano del titolo la forbice tra il numero uno e il numero due si allargherebbe a 3350 punti. E’ anche una questione di occasioni sprecate possiamo dirlo, di un Sinner sempre solido mentalmente ma che superate le quattro ore -per l’esattezza 3 ore e 50- di gioco non è mai riuscito a vincere una partita pur restando con tenacia e volontà d’animo incollato all’avversario e ne è una testimonianza il match point annullato dopo uno scambio di diciotto colpi. Nella cornice della città giardino dove in campo c’erano 12 titoli tra Nole e Jannik però l’azzurro è stato passivo, a tratti irriconoscibile, tendeva a subire l’iniziativa del serbo e soprattutto a non aggredirlo, poca cattiveria agonistica in risposa alla seconda, con il colpo che dovrebbe essere il suo principale punto di forza. Invece che rispondere come lo abbiamo visto fare anche a servizi più veloci come quelli di Shelton, quando la pallina arrivava a 232km/h il che significa che se la ritrovava sulla racchetta dopo 0.5 secondi, ha fatto partire lo scambio attendendo l’errore di chi ha costruito un’intera carriera sul non sbagliare mai. Forse memore dei 32 gratuiti contro Musetti -stavolta è stato il classe 2001 a commetterne troppi, 42, 18 con il dritto e 23 di riovescio- non vogliamo pensare che Sinner abbia sperato che Djokvic si possa sconfiggere da solo; Nole ha dato una dimostrazione che non può ancora essere considerato un veterano inc era di applausi o di passerelle a fine carriera, nonostante i 38 anni, nonostante sia arrivato in finale sfruttando due fortunati ritiri di Mensik e Musetti.

epa12432895 Jannik Sinner of Italy reacts during his Men’s Singles match against Tallon Griekspoor of Netherlands at the Shanghai Masters tennis tournament in Shanghai, China, 05 October 2025. EPA/ALEX PLAVEVSKI

Sinner-Djokovic, il record di ace ma non basta

Perde la risposta e guadagna con il servizio. Per Sinner è stato il torneo con il maggior numero di ace della carriera, è stato il torneo del record personale già volte ritoccato in un fondamentale, il servizio, che è da semrpe risultato il colpo con i maggiori margini di miglioramento dell’altoatesino a detta anche di Nole. Ha iniziato con i 18 punti diretti col servizio con Duckworth, diventati 19 con Darderi e addirittura 26 in semifinale. Il supercoach Darren Cahill ha capito da subito che avrebbe potuto costruire un Djokovic 2.0 in grado di tenere un ritmo più alto dello scambio e infatti dopo il quarto di Wimbledon 2022 perso da Sinner dopo un vantaggio di 2 set a 0 l’australiano ha chiesto le pagelle del suo allievo al Djokovic, il quale ha riservato delle dure parole per Jannik, ha evidenziato la mancanza di variazioni, le poche discese a rete e la scarsa aggressività nonostante una buona risposta già allora. La Volpe Rossa ha preso a cuore le critiche del suo modello di riferimento e con il team ha inziato da li a costruire il giocatore dominante che conosciamo oggi e che infatti non perdeva contro Nole da cinque partite di fila, l’ultima sconfitta quella finale delle finali del 2023. In questo torneo però sono emerse ancora delle fragilità di Jannik, dei punti oscuri e dei problemi legati al suo fisico: ormai conosce il suo corpo alla perfezione certo, ma i dejavu di quanto accaduto in passato sono riemersi anche in questo slam, facciamo riferimento alla partita con Spizzirri, ma anche a quella con Darderi. I crampi sono un problema ricorrente per Sinner quando si gioca in condizioni estreme come quelle dell’Australian Open, e dell’estate sull’isola continente. Contro l’americano al terzo turno ha perso un set ed è stato salvato solamente dall’AO Extreme Heat Protocol che ha permesso di chiudere il tetto e refirigerare l’ambiente. In occasioni precedenti, una situazione pressoché identica a questa aveva portato Sinner ad alzare bandiera bianca tendendo la mano all’arbitro di sedia in segno di ritiro, è il caso di quanto accaduto a Cincinnati e a Shangai. Anche nel derby il problema si è ripresentato in forma minore e forse qualche scoria è rimasta tenendo conto del fatto che dalla parte opposta della rete in semifinale c’era un giocatore reduce da un “bye” (se così lo possiamo chiamare) agli ottavi con Mensik e una vittoria per ritiro contro Musetti ai quarti, un match che era perso anche nella mente dello stesso Nole.

Novak Djokovic

Parlare però di stanchezza forse non è la via giusta per spiegare la sconfitta di Sinner contro il redivivo Djoker. Jannik è rimasto sempre focalizzato sul match, con tanto di rituali ricorrenti prima della risposta, quando si soffia sulle dita poco prima di ricevere il servizio dell’avversario. Le percentuali con la battuta sono rimaste su livelli accettabili, 75% di prime in campo e 80% dei punti vinti con la prima oltre ai 26 ace di cui sopra. Il problema è stata l’incisività nei momenti importanti. Pensare che era anche partito bene con la vittoria del primo set per 6-3 e con il successo del terzo parziale 6-4. Poi però Sinner ha mandato Djokovic a giocare con Alcaraz la sua undicesima finale della carriera a Melbourne, la 38esima finale slam e ad inseguire il 25esimo titolo che lo porterebbe al sorpasso anche di Margaret Smith Court. Anche Nole da giovane soffriva il caldo, ma poi ha cambiato la sua alimentazione pur di trasformarsi in quello che Paolo Bertolucci ha definito un crotalo, che attende la sua preda immobile e sfrutta un momento di disattenzione per colpirla. Una testimonianza del Djokovic spietato e infallibile la si denota dal fatto che, se da una parte, Jan ha fallito 8 palle break su 8 nel quinto set e ne ha convertite 2 su 18 nell’arco di tutta la partita, Nole è stato chirurgico soprattutto nel parziale decisivo convertendone una su una. Fa male soprattutto quella situazione di 0-40 nell’ottavo game del quinto e poi sugli errori con il dritto che hanno consegnato il vantaggio decisivo al serbo. “Spero di poter imparare sempre qualcosa ogni volta che me lo trovo davanti” diceva Jannik alcuni anni fa parlando del suo avversario, “Lui è stato semplicemente migliore di me” ha affermato invece sconsolato al termine di questa partita. “Tornerò più forte” ha aggiunto al termine della conferenza stampa, una frase di circostanza che di solito si è rivelata veritiera se pensiamo all’estate scorsa quando dopo i match point falliti in finale del Roland Garros e la sconfitta inattesa con Bublik ad Halle è diventato il primo italiano nella storia a vincere il torneo di Wimbledon. Adesso non avrà punti da difendere fino a Roma, ripartirà del torneo di Doha e poi a marzo lo rivedremo in America per il sunshine double. Rimane il dolore per una sconfitta inattesa, perchè Jan perde una partita nella quale era strafavorito anche secondo i bookmakers che quotavano a 10 il successo di Nole, perchè i precedenti raccontavano di un Djokovic al tramonto della carriera costretto a cedere negli ultimi 5 incontri, 7 se consideriamo anche i due Six Kings Slam. “E’ difficile guarire di colpo d’un amore durato a lungo” ricordava Catullo, e ora Jannik dovrà abituarsi a non essere più l’invincibile contro il resto del mondo, la seconda metà del dominio dei Sincaraz. Sarà Carlitos a determinare se Nole si renderà protagonista di un vero miracolo considerando che era stato preso a pallate da Musetti, con un più piede fuori dal torneo, e che tutto il mondo del tennis ipotizzava un match simile a quello del Roland Garros 2025 o di Wimbledon. Così non è stato perchè nel tennis nulla è scontato, in paritoclar modo quando si fanno i conti con le leggende.