Atletica, Europei: i campioni di Tokyo protagonisti a Monaco .

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Mentre nella piscina del Foro Italico l’Italia dominava nel nuoto, andavano in scena all’Olympiastadion di Monaco gli europei di atletica leggera, anche essi per la prima volta a distanza di pochi mesi dai mondiali.

A Eugene sono mancati i nostri medagliati di Tokyo ad eccezione di Massimo Stano; gli europei di Monaco hanno segnato invece il ritorno al vertice delle nostre punte di diamante dell’atletica leggera.

Il bottino finale azzurro è di 3 ori, 2 argenti e 6 bronzi.

Sul terzo gradino del podio troviamo Sara Fantini nel lancio del martello, un risultato che forse lascia dell’amaro in bocca perché a Eugene la nostra azzurra era arrivata quarta, ma alle spalle di tre atlete nordamericane e quindi era classificata come la prima europea, l’oro continentale invece viene assegnato a Bianca Ghelber che ha lanciato un metro più lontano della Fantini, con la misura di 73,18m lanciata in Oregon sarebbe stata una medaglia d’oro per l’Italia. Nell’ultima giornata di gare arriva un podio inaspettato. Agli europei di nuoto l’ultima gara ha portato una medaglia d’oro, questa volta arriva una medaglia di bronzo conquistata dalla formazione della staffetta 4×100 femminile capitanata da Zaynab Dosso insieme a Dalia Kaddari, Anna Bongiorni e Alessia Pavese; il bronzo arriva nonostante un cambio non eccellente e al limite del regolamento tra Dosso e Kaddari. Gina Luckenkemper ha portato la Germania al titolo europeo.

Massimo Stano non è arrivato al meglio della condizione agli europei e non è riuscito a mettere in bacheca il titolo che gli mancava nonostante fosse il favorito perché si presentava come campione del mondo nella 35km e campione olimpico della 20km. In nessuna delle gare è riuscito a prevalere, tuttavia questa prova su strada porta agli azzurri la prima medaglia degli europei grazie al bronzo di Matteo Giupponi nella massima distanza con record personale.

Sono arrivati grandi risultati anche dalla pista: nei 3000 siepi maschili è addirittura doppietta per l’Italia, secondo posto ad Ahmed Abdelwahed e terzo per Osama Zoghlami. Il fratello gemello di Osama, Ala Zoghlami, era in testa insieme agli altri due azzurri a tre giri dalla fine; il finlandese Raitami a quel punto si lancia riuscendo a rimontare non solo sulle posizioni da podio ma andando anche a vincere la gara togliendo all’Italia l’occasione di un tripletta che sarebbe entrata nella storia.

Nelle gare più attese l’Italia è finalmente competitiva, e schierava due fuoriclasse sia nei 100 che nei 200 metri. Come molti ricorderanno a Tokyo parte dei meriti per l’oro nella 4×100 sono stati attribuiti ad una grande ultima frazione di Tortu che sconfisse l’Inghilterra; anche questa volta i rivali del nostro velocista sui 200 erano tre atleti di oltremanica. Dopo la curva si presentano tre britannici nelle prime tre posizioni, Zharnel Hughes e Mitchell-Blake sono decisamente imprendibili ma l’ultimo sprint di Tortu gli permette di chiudere davanti a Dobson, è la prima medaglia europea per Filippo.

L’entusiasmo di Tokyo era stato spento soprattuto dall’infortunio di Marcell Jacobs che non gli ha permesso di essere al top nella fase più calda della stagione in cui avrebbe dovuto partecipare ad alcune tappe di Diamond League (tra cui il Golden Gala) e ai mondiali dai quali si è ritirato in semifinale.

Superato l’infortunio è partito per la Germania e si è presentato ai blocchi di partenza dei 100 metri con tempi sono lontani da quelli del titolo olimpico. Anche qui i rivali sono inglesi, ma l’unico avversario di altissimo livello è stato Zharnel Hughes. Sono loro due che per tutto il rettilineo si confrontano ma negli ultimi metri l’accelerazione di Marcell è devastante e con un tempo di 9.95, record dei campionati, diventa campione europeo!

Dalla pista arriva anche un grandissima sorpresa; se Tortu e Jacobs erano già degli atleti affermati, nessuno si sarebbe aspettato un risultato così esaltante da Yeman Crippa. Prima raggiunge un bronzo nei 5000 metri dove Jakob Ingebrigtsen ha vinto senza rivali, ma il norvegese non era al via della distanza doppia e li Yeman compie un capolavoro, negli ultimi 300 metri supera due avversari e riesce anche a distanziarli vincendo una medaglia d’oro memorabile. L’atleta ha già affermato di non volersi fermare e prepararsi per correre le prossime maratone con un occhio alle gare di Parigi 2024.

Oltre alla pista e alle pedane sono arrivate medaglie anche nei salti. Inaspettato il secondo posto di Andrea Dallavalle nel salto triplo, mezzo metro di distacco dal campione olimpico Pedro Pichardo, detentore del record nazionale portoghese e anche cubano poiché è stato naturalizzato europeo nel 2018.

Dopo l’oro di Amsterdam 2016 Gimbo Tamberi aveva posto come obiettivo il titolo olimpico di Rio, ormai tutti conosciamo la sua storia; infortunio che lo costrinse a saltare i giochi, poi il recupero, la pandemia e il trionfante viaggio a Tokyo dove ha condiviso l’oro con l’amico Barshim. Dopo quella vittoria è arrivato un bronzo ai mondiali indoor di Belgrado e un deludente quarto posto ai mondiali in Oregon. A Monaco si trovava contro dei validi avversari, in particolare Andriy Protsenko. L’ucraino invece non ha brillato come in America ed ha chiuso la gara al terzo posto, Tobias Potye padrone di casa era l’unico rimasto a contendere il titolo a Tamberi al quale basta la misura di 2,30 per vincere il suo secondo titolo europeo!

Le delusioni per l’Italia sono state poche ma importanti; ci si aspettava di più dalla staffetta 4×100, eliminata in semifinale per il ricorso della Turchia.

Nel salto con l’asta femminile Bruni non riesce a superare i 4.65 circa 20 centimetri in meno rispetto all’altezza che assegna la medaglia d’oro a Wilma Murto. Elena Vallortigara dopo la medaglia mondiale rientrava nel lotto delle favorite del salto in alto, invece non riesce ad andare oltre 1.90, mentre a Eugene aveva saltato 2 metri. Mahucich vince la seconda medaglia d’oro per l’Ucraina dopo quella di Bekh Romachuck nel triplo, la moglie del nuotatore Mychjlo Romanchuck campione europeo dei 1500 pochi giorni prima di lei. Poteva essere una grande gara quella dei 100 ostacoli femminili invece Luminosa Bogliolo deve ritirarsi prima del via mentre Elisa Di Lazzaro non riesce a centrare l’accesso in finale.

Il medagliere lo vince la Germania grazie alle vittorie di Ringer nella maratona e soprattuto alle due medaglie d’oro conquistate da Gina Luckenkemper: 100 metri e 4×100.

Non hanno deluso i grandi campioni come Karsten Warholm oro nei 400 ostacoli, Jakob Ingebrigtsen due ori nei 1500 e 5000, Miltiadis Tentoglu oro nel salto in lungo con record dei campionati a 8,52 come Armand Duplantis campione dell’asta stabilendo 6,06. Mujinga Kambundji dopo la sconfitta nei 100 metri contro la padrona di casa conquista il titolo nei 200 metri sconfiggendo la rivale inglese Asher Smith. Malika Mihambo dopo l’oro olimpico e mondiale nel salto in lungo saltava per la tripletta in casa ma viene superata sorprendentemente da Ivana Vuleta. Infine la regina dei giochi è stata senza dubbio la velocista olandese Famke Bol campionessa nei 400 metri piani con record nazionale, nei 400 metri ostacoli con record dei campionati e trascinatrice della staffetta femminile 4×400, è l’unica atleta di questi campionati a vincere tre medaglie d’oro, un talento puro di livello mondiale. A Eugene è stata sconfitta solo dall’ imprendibile Sydney McLaughlin che in quella finale vinse con il record del mondo e l’olandese aveva corso la sua miglior prestazione.

L’intensa stagione di atletica si concluderà con alcuni meeting valevoli per la Diamond League mentre le prossime rassegne internazionali sono i mondiali di Budapest del 2023 e gli europei allo Stadio Olimpico di Roma nel 2024 che saranno una preparazione per le Olimpiadi.

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