Achille Lauro, l’estate in cui è diventato un big della musica italiana: l’Amor dei fan è tutto per lui.

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Achille Lauro, ph.Ascanio Antolini Ossi

Dimmi cosa resterà, se mando tutto in fumo adesso, si chiede Achille Lauro nel ritornello della canzone che, almeno a Roma, lo ha trasformato in uno degli artisti più attesi del momento, più amati che in pochissimo tempo sono in grado di far registrare sold out in interi stadi anche a distanza di diversi mesi, di anni dal concerto. E’ esattamente quello che è successo ad Achille Lauro, ha ultimato la sua trasformazione da maestro della Trap in una pop star poliedrica che spazia dalla musica radiofonica volta al successo, al rap, fino anche ad una vena rock per infiammare i suoi concerti. E infatti ce ne siamo accorti da subito appena entrati all’Olimpico, per quello che è stato il suo primo stadio nella sua Città: Achille raduna fan di ogni generazione, con un background musicale che si rispecchia perfettamente nella playlist scelta per riscaldare i 60 mila e oltre accorsi al Foro Italico prima del suo show. Come è inevitabile la sua scaletta si apre con Amor, ormai un simbolo anche per via di quella meravigliosa coreografia che aveva messo in scena con i droni sopra al Centrale del tennis il giorno in cui si è presentato al power hits estate di RTL. Ci ha semrpe abituati a questo tipo di sorprese, dai mini concerti improvvisati nei punti simbolici di Roma, come Piazza di Spagna e Fontana di Trevi, fino alle comparse agli Internazionali e al Tim Summer Hits di Piazza del Popolo. Insomma non se ne fa mancare mai una, è semrpe presente per conferire una scarica di adrenalina agli amanti della musica e magari anche a conquistare nuovi adepti alla sua fanbase. E non è un caso che durante i suoi concerti si passa da Ballad come Amor, come Incoscienti Giovani e 16 marzo (all’Ariston cantata con Laura Pausini), a brani più energici quali Bam Bam Twist, 1969, Rolls Royce e Me Ne Frego. Un artista completo, che di fatto con qeusto suo primo tour negli Stadi è stato promosso a pieni voti entrando nell’élite della nuova generazione della musica italiana.

Achille Lauro, ph. Ascanio Antolini Ossi

Achille Lauro, dagli inizi nella Trap a padrone di Sanremo

Non ha mai vinto il Festival di Sanremo, ma ormai è diventato una presenza fissa in questo decennio tra le apparizioni come concorrente, co conduttore, ospite, tutti ruoli che ha dimostrato in carriera di saper interpretare magistralmente anche grazie all’esperienza come giudice di X Factor. Lauro De Marinis nasce a Verona, nel 1990 ma cresce a Roma, figlio di un magistrato e professore universitario con il quale però ha sempre affermato di avere un rapporto difficile. Lui sceglie il nome d’arte con un gioco di parole, una crasi tra il suo vero nome e quello del celebre armatore napoletano; ed è invece il fratello, Fet, a lanciarlo nell’industria musicale. Ha semrpe avuto un’anima ribelle, tant’è che quando i genitori abbandonano la capitale lui a 14 anni decide di restarci e si inserisce nella scena underground romana fino a che non inizia a pubblicare i suoi primi lavori nel 2012 e sorpattuo nel 2014 con l’album Achille Idol Immortale. Sono i primi passi nel panorama della Trap italiana, primi piccoli traguardi che raggiunge in autonomia e sceglie di continuare in solitario fondando una sua etichetta discografica la No Face Agency che ha portato alla pubblicazione di Ragazzi Madre, l’album cardine del genere, una sorta di manifesto del tempo in cui la Trap era all’apice della popolarità. In quel disco ci sono tutti gli elementi per farsi conoscere, collaborazioni di livello (con Gemitaiz e Coez ad esempio) e anche una frecciatina ai suoi rivali dell’industria trap, la Dark Polo Gang. Rivalità, contrasti, temi legati al disagio sociale delle periferie e dei bassifondi era ciò che il popolo della Trap italiana stava cercando, lui si esibisce in piccoli club, nei centri sociali conoscendo proprio i protagonisti dei suoi testi. Negli anni successivi la sua versatilità si fa conoscere però anche all’industria musicale, e le grandi etichette si accorgono di lui quando pubblica Thoiry RMX, una canzone che ancora oggi non manca mai nelle discoteche italiane. Un anno prima della pubblicazione del brano firmava un contratto con la Sony, nel frattempo compare anche a Pechino express insieme al suo collaboratore Boss Doms.

Achille Lauro, ph.Ascanio Antolini Ossi

Ha ottenuto una certa notorietà ormai e la sua carriera era quindi pronta per raggiungere una svolta anche divisiva per il pubblico e per la critica musicale: nel 2019 viene scelto tra i concorrenti di Sanremo con il brano Rolls Royce. Al contrario di quanto ci si aspettava la canzone abbandona le sonorità della Trap alle quali ci aveva abituato e viene catalogata nel genere del rock, viene diretto da Enrico Melozzi e si notano nel testo riferimenti ai Doors, Jimi Hendirx, Amy Winehouse, Elvis Presley e Axl Rose. Quel brano è un manifesto di Achille Lauro stesso, voleva esprimere e mostrare al mondo il vero se, raccontando tutte le sue passioni e il sogno del successo rock che ormai non poteva più essere nascosto. Lo stesso discorso vale quindi per il suo quinto album, 1969, in cui sono lampanti le nuove sonorità, Achille Lauro ha cambiato totalmente genere e quello fu il primo passo verso il successo negli Stadi che sta vivendo quest’estate. Ciò che non ha mai abbandonato però è il suo spirito anticonformista, fa sempre parlare di se anche al secondo Sanremo quando si presenta con Me Ne Frego e con degli outfit volti a far scalpore, tra tutine aderenti e vestiti di scena che citano direttamente lo Ziggy Stardust di David Bowie. Nel 2021 il progetto Sanremo continua e stavolta diventa ospite fisso con un compito preciso, ogni sera doveva rappresentare un quadro musicale e sceglie quindi la moda come vettore per la sua opera. Si presenta la prima sera con il brano Solo Noi e con un omaggio al Glam rock mentre il giorno dopo si sposta sul rock n roll con Bam Bam Twist e con un omaggio a Mina. Non trascura neanche il pop esibendosi insieme ad Emma Marrone e chiude prima con il punk con i suoi due brani presentati all’Ariston nei due anni precedenti e infine devia verso la musica classica nella serata finale con C’est La Vie. Arriva il 2022 ed è semrpe Sanremo il suo palco, ormai è di casa all’Ariston, dopo aver fatto cantare e ballare per tutta l’estate precedente con un mix curioso e variopinto nella collaborazione con Fedez e Orietta Berti con la canzone Mille. E’ il momento di Domenica che si classifica 14esimo, quello stesso anno è all’Eurovision Song Contest avendo vinto una canzone per San Marino e quindi rappresenta il piccolo stato alla rassegna. Come era inevitabile, si apre da li un periodo non eccelso, rischia quasi di scadere nell’oblio con il disco Lauro che non entusiasma il grande pubblico, ne tanto meno lo fanno le sperimentazioni Jazz. Deve aspettare il 2025, il ritorno a Sanremo con Incoscienti Giovani, per trasformarsi in uno dei protagonisti della nuova generazione della musica italiana. La canzone è diventata un classico del suo repertorio, l’ha cantata alla cerimonia di chiusura della Olimpiadi invernali di Milano Cortina all’Arena di Verona. Dedica poi ai ragazzi rimasti vittime della tragedia di Crans Montana a Capodanno 2026 il brano di Perdutamente e continua a cavalcare la cresta dell’onda fino a quest’estate quando rimane stabilmente in cima alleclassifica con il disco Comuni Immortali e con il brano Amor, una poesia per la sua città.