A primavera è Giappone mania.

Da Cosenza a Torino e Monza, con le opere dei grandi maestri.

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TORINO – I paesaggi stilizzati, i fiori delicati e il monte Fuji, le barche di pescatori e le architetture tradizionali, come elementi indispensabili alla costruzione di un’atmosfera sospesa e sognante; e poi il mistero delle leggende tradizionali popolate da mostri e creature spaventose, accanto a libri rari, spade, armature.

C’è tutto il fascino lontano del Sol Levante in tre interessanti progetti espositivi inaugurati in questa primavera, che portano in Italia i colori, il tratto e le suggestioni di alcuni dei più grandi artisti giapponesi. La poesia irreale e al tempo stesso quasi palpabile di 170 xilografie giapponesi firmate da maestri famosi come Hiroshige e Hasui, a cui si affiancano artisti meno noti ma di grande eleganza e talento, anima la mostra “Giappone a colori”, allestita dal 29 aprile al 4 giugno negli spazi della Galleria Elena Salamon di Torino.

Vario ed esaustivo, il percorso presenta accanto ai temi della natura e del paesaggio anche stampe di pattern per kimoni e paraventi in un incredibile caleidoscopio di forme e colori. Tra le opere di maggior valore, la rarissima ‘Cranes Flying over Waves’, il volo delle gru sopra la grande onda, di Hiroshige Utagawa I, uno dei massimi rappresentanti della corrente dell’Ukiyo-e. Oltre agli artisti dell’era Meiji (1868-1912) uno dei periodi più movimentati della storia giapponese, in mostra sono presenti anche quelli della corrente artistica dello Shin-hanga o delle ‘nuove stampe’ o neo Ukiyo-e, relativa al periodo Shōwa (1926 – 1989): Hasui, Yoshida, Koson e Koitsu furono veri protagonisti, capaci di creare uno stile che combinava soggetti tradizionali a un tratto moderno ispirato dall’impressionismo e dal realismo. Xilografie, rari libri antichi, e poi ancora abiti storici, armi tradizionali, un’armatura samurai e la preziosa collezione Bertocchi con 77 netsuke, piccole sculture in avorio, finora mai esposte al pubblico: è un viaggio fantastico, nel brivido e nel mistero di creature del folklore nipponico, quello proposto dalla mostra “Yōkai. Le antiche stampe dei mostri giapponesi”, a cura di Paolo Linetti, e allestita al Belvedere della Villa Reale a Monza fino al 21 agosto. Inaugurata il 30 aprile, l’esposizione presenta duecento opere del XVIII e XIX secolo e si ispira al rituale delle cento candele, una leggendaria prova di coraggio nel corso della quale i samurai si riunivano dopo il tramonto e a turno raccontavano una storia agli altri compagni con l’obiettivo di spaventarli rievocando i mostri appartenenti alla tradizione giapponese. Tra i lavori esposti, anche un importante nucleo di xilografie policrome, con grandi autori tra cui Tsukiyoka Yoshitoshi, ultimo grande maestro dell’Ukiyo-e, con l’Uccisione del vecchio Tanuki da parte di Naoyuki nel palazzo di Fukujima, o Kuniyoshi Utagawa, con il trittico La principessa strega Takiyasha e lo scheletro [del padre] da Storia di Utö Yasutaka. Una straordinaria selezione di oltre 100 opere, provenienti da collezioni private, compone infine la mostra “Japan”, in programma dal 2 maggio al 2 giugno alla Galleria Nazionale di Cosenza. Il progetto, curato da Alessandro Mario Toscano e Marco Toscano, ideato e prodotto da Associazione N.9, porta per la prima volta in Calabria le xilografie dei grandi maestri giapponesi dell’Ottocento, dai Manga e dai Gafu di Hokusai, alle Cento famose vedute di Edo di Hiroshige, dai ritratti degli attori Kabuki di Kunisada ai samurai di Shuntei, dalle Quarantotto celebri vedute di Edo di Hiroshige II ai racconti visionari di Kuniyoshi. L’esposizione dà l’opportunità al pubblico di immergersi nel momento più fertile della produzione artistica ottocentesca Ukiyo-e, meglio nota come “Immagini del Mondo Fluttuante”, quando le xilografie vennero realizzate in massa, ma con una qualità unica nella storia della stampa, raggiungendo un tale livello da riuscire a influenzare le avanguardie artistiche europee del tempo fino ad arrivare alla cultura pop contemporanea (manga, anime, tatuaggi). (ANSA).

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