I VOW TO THEE, MY COUNTRY

By on 1 Luglio 2016

Di Cristiano Ottaviani (*)

Razionalmente auspicavo la sconfitta del brexit, istintivamente no.

La permanenza del Regno Unito nell’Europa sarebbe stata utile soprattutto per noi perché avrebbe bilanciato lo strapotere tedesco e offerto un modello alternativo all’attuale.

Ma i sudditi di Sua Maestà hanno pensato diversamente.

Questa sconfitta è frutto dell’arrogante ministro Schäuble  e dell’alticcio presidente  Junker i quali incauti, pensando di trovarsi di fronte a Tsipras invece che agli eredi di Churchill, hanno minacciato gli inglesi.

Corsi e ricorsi storici direbbe qualcuno.

I tedeschi, sempre vincenti con i loro potenti macchinari entrano in difficoltà quando serve elasticità mentale, mentre gli inglesi, che al sopruso in oltre mille anni di storia non si sono mai arresi, si confermano in battaglia folli come i personaggi di Alice.

Appare paradossale che nell’Europa attuale, babele informe di conformismo e confusione mentale, possa esservi ancora un popolo capace di uscire dal politicamente corretto.

Hanno votato per il brexit l’Inghilterra profonda ed il Galles; britannici  non ancora distrutti dalla globalizzazione in territori dove persiste una piccola base industriale, tradizionalista e cristiana.E’un mondo diverso la cosmopolita Londra, capitale nevrotica del consumismo globale.Scozia e Irlanda del nord hanno scelto differentemente, non tanto per amore dell’Unione, ma per nazionalismo secessionista e calcolo economico.

I laburisti si sono mostrati, alla pari di tutta la disordinata sinistra europea e americana, turisti della storia non riuscendo a comprendere anche stavolta il legame tra patria e democrazia che invece loro, piu’ di ogni altro, un tempo avevano chiaro.Se il piccolo partito liberale vive di astrazioni, i conservatori, a causa del pasticcio Cameron, sono divisi.Ha vinto il coraggioso populista Farage, ma soprattutto il leader tory Boris Johnson un liberista nazionale, duttile e moderno.

Molte le forze negative in campo: la xenofobia odiosa, il buonismo cialtrone, la demagogia bipartisan, la morte della povera deputata laburista, i calcoli di finanzieri apolidi e speculatori, la presunzione dei radical chic.

La Germania ha goffamente bluffato minacciando sanzioni che non può permettersi.  Nonostante alcune dichiarazioni di facciata le cancellerie, su suggerimento neanche troppo velato di Berlino, pensano ad un piano che alla fine porterà il Regno Unito ad uno status simile a quello della Norvegia.

Ora però i tedeschi, i loro vassalli e i parassiti hanno paura.  Temono che il brexit sia uno shock in grado di incoraggiare l’indipendenza dei popoli

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Per quanto mi riguarda la lunga sera del 23 giugno, quando ad un tratto per una manciata di voti il  brexit è passato  avanti, ogni  calcolo è venuto meno e ho provato orgoglio per un popolo non mio.

Vedevo i loro giornalisti parlare più di criteri statistici sui difettosi sondaggi che di cosa stesse realmente avvenendo, e pensavo agli antichi gentilman che   per pudore guardavano le lancette dell’orologio mentre vincevano guerre, dichiaravano amore o incontravano morte.

Ho provato a immaginare cosa provasse l’anziana Regina, che aveva affrontato Hitler, i bombardamenti e la guerra, di fronte alle minacce di quattro crucchi  cafoni e  alla risposta di  quei voti che arrivavano dalle sue  fedeli contee chiamate per nome.

Certo, razionalmente sarebbe stato preferibile al  brexit una rivisitazione dell’Europa meno chiassosa, ma la storia è cosi e la patria di Shakespeare non poteva che ricordarlo.Il brexit infatti prima ancora che una scelta politica o economica, è un simbolo.

Gli inglesi vogliono essere padroni della loro vita. Decidere come spendere i loro soldi, quali stranieri fare entrare, che leggi darsi e scegliere se onorare o no Dio.

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Si, all’inizio gli stessi britannici avranno difficoltà a capire di aver vinto, ma i paventati effetti apocalittici non ci saranno. Il Regno si ricompatterà più forte di prima grazie al voto delle tante Miss Marple delle campagne e alle, speriamo, tante ragazze che avranno tenuti a casa i loro morosi degli Erasmus invece di mandarli alle urne.Del resto Agatha Christie ci ha insegnato come le vecchie signore britanniche abbiano talento nello scovare maggiordomi e assassini.

Sarà l’Europa, come confermano le scomposte reazioni di questi giorni, ad entrare in crisi, non l’isola. La solidità inglese smorzerà sempre più i balbettii alla fine anche dei Gozi e dei banalotti di casa nostra.

Quello che sta avvenendo non solo ci ricorda che un popolo che non sa lottare è morto, ma anche che una democrazia che non sa credere in se stessa non ha ragione di esistere.

Gli imperi autoritari, come l’Unione Europea dove occhialuti banchieri e tecnocrati hanno preso il posto dei feudatari, non possono che portare alla fame e al dominio delle prepotenza mentre solo gli stati nazionali possono essere democrazie.

Il degrado morale testimoniato dalla dichiarazione di un Monti o di un Saviano sono segni di un’ Europa bugiarda, anche nella sua presunta autorità e cultura,   proprio perché muta di democrazia e priva di lingua, incapace  cioè di  trasformare la parola in verità e poesia.

La xenofobia, il razzismo becero, il nazionalismo gretto e fanatico, le stesse tendenze autoritarie e il volersi rinchiudere in un egoismo sempre più spinto sono conseguenze antidemocratiche dell’euro e dell’astratto europeismo.

Non avremo mai vere integrazione con le paure, con il sopportarci grazie alle imposizioni delle sciagure o con i  piagnucolosi sensi di colpa della misericordia, ma solo, alla pari dei personaggi di Carroll, con il rispetto della dignità nella bellezza dell’altro.

Questa è la lezione data a settantasei anni di distanza dall’antica terra degli angli e della tribù perduta dove, come in un romanzo gotico, forze scure e di luce si sono combattute nei meandri fatati di antichi vetrate mentre il sole sorgeva all’alba della festa del Battista.

Ed e’ così che gli inglesi di nuovo hanno salvato la  libertà della loro terra e, forse anche sta volta, il mondo.  i vow to thee, my country.

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