Violenza contro le donne: la testimonianza di Adele

By on 25 Novembre 2013

di Marisa Nicolini (*)

25 novembre: Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Esistono le statistiche

Ci dicono che sono circa 7 milioni le donne da 16 a 70 anni vittime di

violenza fisica o sessuale nel corso della vita.

In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo e ogni 2 giorni circa una donna viene uccisa per mano, il più delle volte, del proprio attuale o ex-partner.

Sono, altresì, in aumento le violenze di gruppo, non di rado su minorenni.

Esistono le leggi

Ci dicono che con la recente conversione in legge della Convenzione di Istanbul, l’approvazione del Trattato di Lanzarote e l’inasprimento delle pene previste dalla legge sul cosiddetto “Femminicidio”, ormai sono previste pesanti sanzioni per chi si macchia dell’atroce delitto di violenza contro le donne e i minori.

Esiste un’incipiente forma di educazione

Le azioni positive in tema di educazione contro la violenza di genere sono ancora agli albori, nonostante quanto previsto dalle suddette normative e a dispetto di quanto dovrebbe essere stanziato dal Ministero delle Pari Opportunità e dalla Comunità Europea per la creazione di un Fondo contro la violenza alle donne.

Esistono bruti non denunciati e falsi orchi

Purtroppo, d’altra parte, permangono ancora tante, troppe paure a denunciare i veri casi di violenza/stalking contro le donne, mentre sono crescenti i casi di false denunce da parte di donne/madri malevole che intendono penalizzare il partner/padre dei propri figli accusandolo di inesistenti violenze e stupri a danno loro o della prole stessa (spesso in corso di separazione coniugale), sfruttando intenzionalmente e colpevolmente le leggi a tutela delle donne.

Ma, soprattutto,

esistono ancora donne violate più e più volte in forme diverse:

dal loro abusatore;

dalle troppe connivenze che ancora si potenziano a vicenda, specialmente in certi ambienti, tra reati sessuali e altri tipi di reati;

da una giustizia lenta e, a volte, troppo intrusiva nell’anima della vittima che continua, così, a perdere dignità e senso della propria integrità fisica e psicologica (vittimizzazione secondaria);

da una società che ancora fatica a capire la portata della violenza, che è tra noi, in tutti gli ambienti, in tutti i ceti sociali!

Sono, queste, donne che porteranno per tutti i giorni della loro vita i segni dell’abuso subito, che mai saranno restituite del tutto a una vera Salute nonostante i sostegni che si potranno loro fornire.

Lavorando con queste donne in ambito clinico e nell’Associazione DONNE PER LA SICUREZZA onlus, verifico costantemente che sono davvero poche quelle che riescono a denunciare l’uomo (o il gruppo) che le ha violentate e ad andare incontro alle infinite udienze necessarie in questi processi. Anni, spesso, in cui la donna deve ripetere – e quindi rivivere – quello che ha subito e, peggio, ascoltare e riascoltare le versioni dei fatti edulcorate o addirittura falsate dalla controparte.

In occasione dell’odierna GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE desidero dare voce ad una di queste vittime, che chiamo “Adele” perché non può essere rivelata la sua identità in quanto sono ancora in corso i processi che la riguardano, che a suo tempo ha trovato il coraggio di denunciare.

Per tutte le donne, che [in condizione di violenza/maltrattamento] ci sono.

E per quelle che non ci sono più!

Mi presento: sono “Adele”, ancora oggi per me è molto difficile raccontare momenti molto sofferti della mia vita trascorsa. Ma è la voglia di ricominciare e di aiutare le altre donne che come me si portano dentro il dolore e la vergogna dopo aver deciso di denunciare atti di violenza. O come altre donne che per paura non denunciano.

Ma oggi è il 25 novembre, Giornata Internazione contro la Violenza sulle Donne e ho deciso di essere qui con voi tramite questa mia lettera e raccontandovi la mia storia.

Avevo solo 13 anni quando ho subito la mia prima violenza di gruppo e fu un incubo che durò 3 anni, anni che sono sembrati una vita. Sembrava che non venivo più fuori da quell’incubo. Quando il branco si avvicinava a me, provavo disprezzo, mi sentivo indifesa, avevo paura, ma soprattutto – dopo la prima violenza – mi sono sentita sporca dentro di me.

Ho rifiutato il mio corpo per anni, rifiutavo il mio essere donna, ma poi un giorno ho deciso di dire BASTA!! E ho deciso di DENUNCIARE.

Il coraggio di fare la denuncia l’ho avuto grazie all’amore per un’altra donna, che era mia sorella più piccola di me.

Quando il branco mi aveva chiesto di portargli mia sorella, dentro di me sono cambiate tante cose. Mi sono detta: “Vi siete presi tutto di me, i miei sogni, la mia adolescenza e la mia vita. Non permetterò mai che vengano distrutti e rubati anche i sogni e la vita di mia sorella”.

E’ così che mi sono fatta forza e ho incominciato la mia lunga battaglia contro i miei aguzzini e ancora oggi mi trovo a testimoniare in un Tribunale, dopo 15 anni!

Donne, vi posso dire che sono stati momenti difficili, sia prendere a solo 15 anni la decisione di denunciare, che tutto il dopo. Ho sofferto tanto e ho pagato tanto per la scelta che ho fatto, e ancora oggi il passato è presente e le ferite sono ancora aperte. Ancora oggi è difficile accettare il mio corpo.

Sono passati tanti anni ma ancora lo sento rubato. Nei miei sogni sento le mani del branco che mi toccano, le loro voci che mi tormentano, e la paura di non farcela. Ma poi quando penso a tutto quello che ho sofferto e mi hanno fatto, le minacce, le botte che mi davano, tutto questo mi fa venire forza per andare avanti e riprendermi la mia vita in mano.

La cosa che oggi voglio dire a voi donne è di non avere mai paura o vergogna a denunciare qualsiasi atto di violenza.

Mi sento di dirvi questo perché so cosa si prova e quanto sia difficile, ma sono sicura che noi donne ce la possiamo fare. E’ unite che possiamo far cambiare le cose.

Io dopo anni sono ancora qui a parlarne e mi ritengo fortunata perché sono viva e posso lottare ancora, nonostante il dolore dentro di me mi uccida. Ma è la forza di dire BASTA che mi fa andare avanti e aiutare altre donne che come me sono state vittime di violenza.

Vorrei aggiungere di far capire ai vostri figli, mariti o fidanzati che non è con la violenza che si risolvono le cose, NON ESISTE CHI PICCHIA PER AMORE!

Grazie per avermi resa partecipe in questa Giornata. Spero che queste mie parole possano aiutarvi a capire che ce la possiamo fare.

Non abbiate mai paura o vergogna di parlare di una violenza subita!

Un abbraccio, un caro saluto,

“Adele”

Dott.ssa Marisa Nicolini

La Dott.ssa Marisa Nicolini è psicologa e psicoterapeuta, abilitata all’insegnamento della Psicologia Sociale e Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Viterbo.

Collabora, tra l’altro, con la Casa di Cura “Villa Rosa” di Viterbo e con la “Clinica Parioli” di Roma e riceve presso lo Studio di Psicologia Clinica e Giuridica in Via A. Polidori, 5 – Viterbo, cell. 3288727581, e-mail m_nicolini@virgilio.it

Collabora con le Associazioni AIAF (Avvocati di Famiglia e Minori) e Donne per la Sicurezza onlus.

Potete conoscere meglio le sue attività ai seguenti link:

www.marisanicolinipsicologaviterbo.freshcreator.com

http://psicologanicolini.oneminutesite.it

Inoltre potete seguire le sue attività consultando la pagina Facebook http://www.facebook.com/pages/Studio-di-Psicologia-Clinica-e-Giuridica-Drssa-Marisa-Nicolini/177076385739068?ref=ts&fref=ts

 

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