Vincenza Cavallaro presenta il suo libro “Maria non è un nome da donna”

By on 9 febbraio 2018

Vincenza Cavallaro presenta il suo libro “Maria non è un nome da donna”

Vincenza Cavallaro, classe 1984, crotonese di origine, una laurea con lode in Giurisprudenza, dopo aver abbandonato Scienze della Comunicazione, ma resta ferma nel suo sogno: scrivere di personaggi, di racconti e di vita.

Torna alla ribalta il tema della lotta alla globalizzazione, caratterizzato dalle vicende dei personaggi, i quali verranno raccontati nei capitoli del diario, una scelta di stile da parte dell’autrice, che non a caso si serve di un linguaggio diretto, mai metodico e scontato, seppure ricercato in alcuni tratti dell’opera.

Proprio a Crotone,paese natale di Vincenza Cavallaro, ci sarà la presentazione del libro alle ore 18.00 presso il Museo Giardini di Pitagora in via G. Falcone-Crotone: un’occasione di scambio culturale e di arricchimento letterario.

Ancora una volta Vincenza Cavallaro con “Maria non è un nome da donna”mostra di avere una certa sensibilità verso l’esterno, il mondo circostante, ricolmo di insidie ed ostacoli.

Un libro limpido, la cui visione risulta realisticamente vera, in ottemperanza all’estro vivo e foriero di sorprese della scrittrice, che ama i colori, i profumi, gli odori della terra, e li abbina in modo fluido ed incantato, quasi a convincersi di dare il sapore dell’eternità.

Una macchina che trasforma i pensieri in parole scritte, oggetto di analisi intima ed avvincente:si parla di Sicilia, di donne, di Maryam che  riuscirà a seguire la sua strada, piuttosto che smarrirsi nell’egocentrismo di un mondo asettico. La donna del diario si chiama Sofia, una protagonista in toto, anche  per la vita di Maryam  ( Sofia che attraversa  le varie fasi di insicurezza, di dubbio, di smarrimento dell’adolescenza, ma riesce a mantenere la sua integrità rispetto ad un mondo robotico, quasi disumano ed impersonale).

Per dirla con l’autrice: “Sofia, nonostante la sua testardaggine a rimanere immutabile, come ogni individuo al mondo, diventa una tela bianca su cui la vita imprime i suoi colori più accesi e vivi”; difatti la volontà di scrivere in prima persona racconta la bellezza dell’ estro umano, il cammino di ogni vita per imporsi sulle vicissitudini del quotidiano.

La vita stessa è uno specchio di anime, di incontri fugaci, di storie , di famiglie, di attimi e di giornate intere a pensare al nuovo, al bello, a quello che sarà in un “saliscendi” di opportunità, coincidenze, di ferite potenti, da far apparire tutto sin dalle prime righe uno spazio temporale di epoche vissute, o che vivremo, che pur nell’astratto momentaneo può condurre i protagonisti in un cerchio, in percorsi circolari, al centro dei quali scorre la vita, il mare, le fragranze fresche e legnose, pressoché indecifrabili.

Tutto soccombe, tutto esce e tutto riemerge, o risale all’ombra, in vista di tracciati e sentieri interiori, scevri da piaghe, ostacoli ed impedimenti di ogni tipo.

Di luce brillano i nomi, soprattutto “Maria”, che tralaltro  Maria non è un nome da Donna.

 

Matteo Spagnuolo

 

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