VILIPENDIO – STORACE: “SEI MESI CHE PROVOCANO RABBIA”

By on 22 Novembre 2014

VILIPENDIO – STORACE: “SEI MESI CHE PROVOCANO RABBIA. DENUNCEREMO NOI IL GUARDASIGILLI OGNI VOLTA CHE OMETTERA’ DI FAR APRIRE INCHIESTE SUGLI INSULTI AL COLLE”

“Si’, deluso. Deluso da morire. Perché quei sei mesi senza un giorno di galera li vivo come lo schiaffo finale. Sarebbe stato meglio trascorrere una notte a Rebibbia per far esplodere di vergogna un Paese in cui un deputato del Pd, Marco Di Stefano, sta ancora in circolazione nonostante le tangenti e i conti in Svizzera e i morti per eternit vengono umiliati dalla prescrizione. Siamo ai titoli di coda di un sistema politico marcio.

Sei mesi con la condizionale sembrano una beffa; mi raccomando, non lo fare più. E mi chiedo che cosa non devo fare più, se ad esempio fidarmi ancora del “chiarimento” col presidente della Repubblica. Insomma, mi dicevo allora, in fondo credo che avrà compreso la sincerità del mio gesto, la pronuncerà quella frase “non capisco perché si svolge questo processo…”. Macché, Giorgio Napolitano se ne è fregato.

Forti con i deboli e deboli con i forti. Il presidente della Repubblica e’ stato davvero abile nel farmi credere che quella stretta di mano al Colle fosse vera, che la lettera che gli inviai l’avesse sul serio apprezzata. Rischio di beccarmi una seconda accusa di vilipendio se dico quello che penso sul comportamento del Colle e degli uomini a lui più vicini. Si può essere indegni in molti modi, a partire da quelli più subdoli, con l’inganno. Ma ne riparleremo a mente più serena, raccontando se ne avrò voglia dettagli, incontri, falsità.

Qui, sul mio giornale, mi preme anzitutto ringraziare i miei avvocati, Giosuè Bruno Naso e Romolo Reboa, che in uno straordinario mix di competenza professionale e di passione amicale mi hanno dato l’onore della difesa sincera, sviscerando ogni aspetto del processo nella loro ora e mezza di arringa. Al pm sono bastati dieci noiosi minuti per sollecitare la pena poi inflitta dalla giudice Laura D’Alessandro: con la sua decisione finalmente il reato di vilipendio e’ applicato a me tantissimi anni dopo Guareschi. Almeno la compagnia e’ ottima, anche se pareva tutto già deciso.

Magari sarà contento proprio il Capo dello Stato, i cui pessimi consiglieri dovranno riflettere sul male che fanno ad una democrazia che sanziona con una pena detentiva il diritto di critica. Sarà felice quel servile ministro della giustizia di allora, Clemente Mastella, che autorizzo’ l’indagine contro di me. Spero che ora si vergogni di quello che ha provocato, al pari del suo successore che invece nega qualunque procedura di indagine sullo stesso reato: col risultato che si processa e punisce uno solo. Colpirne uno per educarne cento.

Vorrà dire che da domani denunceremo noi per omissione di atti di ufficio il guardasigilli che non autorizzerà i processi contro gli insulti al capo dello Stato. Qualche volta ci autodenunceremo. E voglio vedere che farà Andrea Orlando. Non si illudano che da oggi ci sarà meno gente a prendere a male parole il Quirinale: e’ la conseguenza inevitabile di una sentenza irricevibile.

Non so se farò appello: i miei avvocati dicono di si’, la mia coscienza dice di no. Non mi fido più di una giustizia così. Decideremo entro sessanta giorni. Caso mai, l’appello deve farlo il Parlamento cancellando o cambiando norme allucinanti”.

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