Terzo Rapporto Annuale (2012) del Consorzio Tiberin

By on 7 Maggio 2013

consorzio tiberina1IQ. 07/05/2013 – A Perugia, l’8 maggio, l’ultima delle presentazioni preliminari sul territorio per il Terzo Rapporto Annuale (2012) del Consorzio Tiberina, completato da un “capitolo partecipativo” redatto alla vigilia della stampa: già on-line da alcuni giorni su Presentazione 17 maggio (in revisione sugli impegni dei Presidenti di Regione) l’invito per l’occasione finale a Roma.

La “visione” del Consorzio Tiberina, all’Università di Perugia, si confronterà – in positivo – con un approccio ecoetico allo sviluppo del territorio, per una sintesi già trovata nelle sezioni di Saggi del Rapporto.

L’idea operativa, insita nel titolo stesso del Rapporto <<Per un futuro sostenibile della Tiberina – Coesione territoriale e sviluppo endogeno fra tradizione e innovazione>>, si riferisce evidentemente ad uno sviluppo coeso e sinergico della regione Tiberina (il Bacino idrografico del Tevere), compresa all’88% in Lazio e Umbria, territorio policentrico con caratteristiche, identità e vocazioni suscettibili di una forte cooperazione per risultati a breve, medio e lungo termine; essa interessa anche Abruzzo, Emilia Romagna, Marche e Toscana.

Il problema – peraltro di non agevole soluzione, e per il quale è fondamentale l’interazione fra una pluralità di conoscenze – è essenzialmente la costruzione di “reti” tra soggetti diversi e territorializzati (pubblici e privati). Se l’obiettivo del è la valorizzazione economica di un’area che contiene tuttora delle potenzialità rilevanti, lo strumento della condivisione è decisivo nel definire l’organizzazione (del sistema), l’identità (patrimoniale e ambientale), i confini (ovviamente non amministrativi): si tratta, in altre parole, di tre aspetti non separabili che erano rimasti largamente inespressi nella tradizione italiana.

La costruzione dell’Agenda Strategica già proposta dalla Società Geografica Italiana fin dall’Aprile 2011 in collaborazione con una pluralità di altri soggetti (senza peraltro trovare un’omogenea sensibilità, almeno all’epoca, nei livelli regionali di governo del territorio) sottende in primo luogo la definizione del progetto, fondato su uno scenario di riferimento complessivo e sull’individuazione dei così detti “diamanti della valorizzazione patrimoniale”, ovvero una combinazione di vantaggi geograficamente specifici, i quali potrebbero peraltro interagire e rafforzarsi reciprocamente in ambito interregionale. Il problema è anzitutto quello di individuarli, per il tramite delle conoscenze accumulate, del dialogo e della condivisione con chi i territori li conosce e li governa.

Lo stesso spazio turistico, ad esempio, ha teso ad evolvere dalle forme mononucleari fortemente specializzate del centro turistico “tradizionale” a forme regionali aperte, nelle quali si registrano fenomeni di integrazione territoriale; la competizione tra aree turistiche, diventando sempre più intensa, ha difatti spinto gli attori locali più avveduti a ricercare forme di aggregazione che superino le ripartizioni amministrative, anche attraverso una “strategia di immagine” che si connota sia come fattore di marketing sia come fattore di coagulazione delle forze locali: in questo il “nome Tevere”, conosciuto e riconoscibile in tutto il mondo, può risultare fattore decisivo. Si passa dunque dal centro turistico (che esaurisce al suo interno tutte le funzioni attrattive e ricettive) alle forme distrettuali dei sistemi turistici locali, ovvero aree geografiche in cui il turismo (nelle sue diverse forme) costituisce anche decisivo fattore di integrazione territoriale, in questo caso su base culturale.

Ma la questione abbraccia un gran numero di altri temi e di settori produttivi di beni e servizi, dall’agricoltura all’urbanistica, dal manifatturiero al recupero edilizio, dalla new-soft-green economy alle comunicazioni, e via dicendo, trattabili unitariamente in termini di coesione territoriale; e le politiche di coesione sono fra i principali assi della Programmazione U.E. 2014-2020 in elaborazione.

In tale contesto – ben consapevoli dell’importanza che riveste per il Paese, nell’attuale fase recessiva, l’utilizzo dei cospicui fondi destinati alla coesione economica che la Commissione metterà a disposizione nel prossimo periodo di Programmazione U.E. 2014-2020 – ci riproponiamo di fornire un sostegno alle Amministrazioni Pubbliche ricadenti nell’area della regione Tiberina, sia nella fase di preparazione degli Accordi di Partenariato sia nella costruzione dei Programmi da proporre all’approvazione della Commissione U.E. sia infine nella successiva fase di attuazione degli stessi in tali aree, mirando alla mobilitazione di risorse (direttamente riferibili a Bruxelles) aggiuntive rispetto a quelle gestite dalle singole Regioni. Detto sostegno, vista la natura no-profit del Consorzio e della menzionata Società Geografica Italiana (fra l’altro consorziata), potrà essere “graduato” anche fino al ruolo di “facilitatore inter-istituzionale”, del tutto innovativo nel panorama italiano, con l’interesse alle sorti del progetto come progetto d’interesse pubblico. Anche (ma non soltanto) in tale logica, il Consorzio Tiberina si è già reso promotore di vari programmi e progetti attuativi in un’ottica di sistema integrato interregionale, coinvolgendo risorse private a sostegno di una azione congiunta con quelle pubbliche, risorse provenienti sia dal tessuto produttivo endogeno sia attraendo imprese provenienti dall’esterno al fine di rendere coerente e sinergica l’attuazione dei progetti. Per il futuro, i progetti di maggior respiro strategico dovranno selezionarsi fra le aree tematiche individuate dall’Unione Europea per il riequilibrio economico e sociale delle aree interne, per avviarle verso un sostanziale e concreto sviluppo sostenibile attraverso la massima valorizzazione delle peculiarità culturali, paesaggistiche e produttive esistenti, di cui è ricco il territorio della regione Tiberina.

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