TAV, bocciatura dell’opera su tutta la linea

By on 10 Gennaio 2019

È una bocciatura dell’opera su tutta la linea quella contenuta nella famosa analisi costi-benefici sulla Tav, la linea ferroviaria ad Alta velocità fra Torino e Lione. Il documento è stato consegnato ieri al ministero delle Infrastrutture dal professor Marco Ponti, presidente del gruppo di esperti indicato sette mesi fa dallo stesso Danilo Toninelli. La decisione finale viene rimessa al governo, che ne discuterà al suo interno e farà tutte le valutazioni del caso. Ma dal punto di vista strettamente tecnico il completamento dell’opera, per la quale sono già stati scavati 21 chilometri di gallerie su un tracciato complessivo di 270, viene considerato non vantaggioso, inopportuno. Da scartare, insomma. Perché? Il ragionamento è lungo ma la sostanza è che, secondo il gruppo di esperti, gli effetti in termini di miglioramento dei tempi di percorrenza, di abbattimento delle emissioni per lo spostamento del traffico dalla gomma alla rotaia, di crescita dell’economia per i cantieri della stessa opera non giustificherebbero la spesa prevista. È stato lo stesso Ponti, in passato spesso critico con le grandi opere, a dare notizia di aver consegnato il documento, intervistato da Sky Tg24. Il professore non ha fatto alcun cenno sul suo contenuto.

Poco dopo, però, è arrivata la frenata del ministero delle Infrastrutture. «Il documento ricevuto dal professor Ponti e dalla sua task force — hanno fatto sapere fonti del ministero — è una bozza preliminare». Ed è «allo studio della Struttura tecnica di missione del ministero per un vaglio di conformità rispetto alle deleghe affidate». In ogni caso, sempre secondo il ministero, «l’analisi di carattere tecnico-economico e la parallela analisi giuridica andranno doverosamente condivise con la Francia, la commissione europea e in seno al governo, prima della loro pubblicazione». Una precisazione che non smonta la sostanza del documento ricevuto ieri. E che lascia filtrare un certo imbarazzo nella gestione del dossier. Il risultato dell’analisi costi-benefici rischia di ingabbiare un governo che sulla Tav non ha ancora deciso che strada prendere.

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