Storie di ordinaria povertà

By on 19 Maggio 2013

vecchia-cassonettodi Stefania Paradiso

IQ. 19/05/2013 – La povertà e il buon senso hanno un limite comune: la stupidità umana. A Trieste, al Despar in via Francesco,  una pensionata di 65 anni, ha rubato tre pezzi di pollo e uno  di parmigiano per il valore complessivo di 7 euro e 50 centesimi. La signora, dopo essere stata scoperta alla cassa, ha chiesto, invano e alla presenza della polizia, di poter saldare il conto dopo il 15 perché non aveva ancora ricevuto l’accredito della pensione. La signora affamata e senza soldi si trova ora ad essere indagata con l’accusa di furto aggravato.

Aggravato per aver tolto l’involucro dal formaggio, esercitando, secondo il codice violenza sulle cose.  “La mia pensione non arriva a 350 euro. Ho tante difficoltà, ma alla cassiera ho detto che avrei pagato non appena ricevuti i soldi. È la prima volta che mi capita una cosa del genere. Mi dispiace. Ma avevo bisogno di quel cibo” sono le parole della donna. Dalla direzione Nord Est della Despar hanno rettificato e detto che non è stata firmata nessuna denuncia e non lo faranno considerata l’entità modesta. Ora il problema è un altro e con questo non si intende dire che i furti sono giustificati. Il buon senso di fronte a certe situazioni dovrebbe essere più forte delle leggi e delle procedure. Se una donna ruba perché ha fame non si può denunciare per furto aggravato. La legge lo dice ma esiste anche una umana pietà e intelligenza. Se si vuole si trova un compromesso, un rimedio per evitare che si denunci una donna che ha fame che ruba un pezzo di formaggio. La povertà, la fame, la miseria non sono mostri così lontano da noi. E, forse, basterebbe pensare che sono lì, dietro la nostra porta, per far sì che venga utilizzata comprensione e ragione, cuore e intelligenza.

 

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