Selam Palace, “non luogo” dei diritti negati

By on 11 Marzo 2013

Selam Palacedi Vladimiro Modolo

IQ. 11/03/2013 – E’ il 2005, quando un centinaio di immigrati provenienti dal Corno D’Africa occupano uno stabile abbandonato alla periferia di Roma, in via Arrigo Cavaglieri 8.

Nasce così “Selam Palace”, il palazzo “della pace”, che oggi conta quasi 900 cittadini africani scappati dalla guerra, che hanno ottenuto la protezione umanitaria in Italia.

Selam Palace, è un edificio di otto piani con servizi igienici del tutto insufficienti. A decine utilizzano lo stesso bagno (ve ne è uno per piano), mancano riscaldamento e acqua calda e per lavarsi, gli occupanti sono costretti a riscaldare l’acqua su fornellini a gas, i quali vengono poi utilizzati anche per cucinare.

Provengono da Etiopia, Eritrea, Somalia e Sudan e qualche mese fa, sono saliti al centro dell’attenzione mediatica internazionale, dopo la visita di Nils Muižnieks, presidente commissione diritti umani del consiglio d’Europa e l’intervista rilasciata al Financial Times, con cui veniva criticato il sistema d’accoglienza e la mancanza di una legge organica sul diritto d’asilo in Italia.

Manca infatti un adeguato sistema di protezione sociale e di inserimento e molti rifugiati politici o richiedenti asilo, pur in regola con le norme sul soggiorno, finiscono col vivere in condizione di forte marginalità sociale.

La situazione di continua e grave emergenza vissuta dagli abitanti di Selam Palace, ha scosso l’opinione pubblica al punto da essere citata dal presidente Napolitano in occasione del discorso di fine anno.

Dal 2006, è attiva presso il palazzo, l’associazione Cittadini del Mondo che svolge un’attività sociale e sanitaria rivolta a tutti gli occupanti.

Agli immigrati che abitano nel palazzo vengono fornite, tra mille difficoltà linguistiche, indicazioni su come raggiungere la Questura più vicina, il centro per l’impiego, il Municipio, l’Asl o su le modalità per iscriversi al Sistema Sanitario Nazionale e per ottenere la residenza, ed effettuati anche veri e propri interventi sanitari in campagne di vaccinazione ma anche per emergenze medico-sanitarie.

La d.ssa Marta Mazza, che si occupa di coordinamento dei medici operanti, ci spiega come più volte siano intervenuti in casi di tubercolosi ed altre malattie infettive, trovandosi, soprattutto nel primo caso, con la difficoltà di individuazione della patologia, a volte facilmente confondibile con un problema di denutrizione, e di come sia stato avviato un progetto con lo Spallanzani tuttavia rilevatosi poco efficace.

La dottoressa, riferisce circa la totale assenza di intervento pubblico a tutti i livelli istituzionali, segnalando inoltre, di recente, le difficoltà per il rinnovo delle tessere sanitarie agli immigrati residenti a Selam Palace.

Il palazzo “della Pace”, come chiamato dagli ospiti, si è comunque dotato di una propria organizzazione, indispensabile per riuscire comunque ad andare avanti e garantire, seppur tra spifferi d’aria e condizioni non igieniche, un tetto a chi vi abita.

Un comitato rappresentativo costituito da 8 migranti, 2 per nazionalità, attraverso riunioni periodiche, controllano i dimoranti, assegnano loro stanze e tessere identificative, ed è permesso entrare solo se accompagnati da persone conosciute o dagli occupanti medesimi.

La convivenza all’interno è resa possibile dal fatto che tra le quattro comunità presenti, non manca una certa compatibilità ed il dovuto rispetto. Al fine di permettere l’esercizio delle funzioni religiose, all’interno del palazzo, si è costituita anche una piccola moschea.

L’associazione Cittadini del Mondo, ormai conosciuta, è a volte, in alcuni suoi volontari, fatta oggetto di una vera e propria “idealizzazione”, frutto del lavoro portato avanti dai volontari e del continuo bisogno di sostentamento e di assistenza che ha portato a superare fin da subito la diffidenza da parte degli ospiti.

Un cittadino etiope, intervistato, dice: “Da quando sono qui in Italia, nessuno si è mai interessato, c’è poca umanità, dobbiamo farcela da soli”.

 

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