ROMA- PARIGI, L’IMPOSSIBILE ALLEANZA?

By on 9 Ottobre 2014

di Cristiano Ottaviani (*)

La Francia sta facendo il suo dovere. L’antica  repubblica dei diritti dell’uomo  ha parlato chiaramente e ha detto che non intende rinunciare alla sua sovranità democratica a favore delle stralunate politiche imposte da Angela Merkel e dalla BCE.

Abbiamo un dato oggettivo: la politica di austerity sta distruggendo l’Europa. Tutti i provvedimenti richiesti dagli uomini delle banche e dalla cancelleria tedesca, non sono serviti a nulla se non che ad aggravare la crisi e a renderla sempre più ingestibile e  chi si ostina su questa politica è un idiota o in malafede.
Pareggio di bilancio, fiscal compact, contenimento del deficit pubblico e riduzione del debito sono stati provvedimenti sbagliati e ridicoli che l’Unione Europea, non essendo una democrazia e un sistema politico aperto, non è riuscita a correggere neanche di fronte agli eventi.
Obama, pessimo presidente, in economia, pur indebitando pericolosamente il suo paese e aumentando l’emissione di dollari , ha preso dei provvedimenti  contro la recessione attenuandola mentre l’area Euro,  mero  agglomerato di interessi finanziari, non è riuscita  a fare che  pasticci e  catastrofi.
La decisione della Francia di sforare i parametri europei, scelta a dire il vero non diversa da quella che fece la Germania poco più di dieci anni fa, è un segnale di speranza , se saprà essere  colto non nella sua specificità economica ma nella sua importanza politica.

Mario Draghi ha sbagliato strategia , i tassi di cambi euro così sproporzionati rispetto al dollaro sono un palla al piede da cui occorre liberarsi. Il sistema creditizio funziona male ed è più che sofferente. La gabbia degli euro parametri, che la più inetta classe dirigente della nostra storia, ha imposto all’Italia ci rende impossibile detassare o fare investimenti produttivi.

Renzi , fiera espressione dell’inconsistenza politica  fatta essere umano, è il trionfo della retorica e del paraculismo nostrano. Abilissimo tattico è un  premier  senza idee,  ma con slogan. Capisce che il vento sta per cambiare ed per restare al potere è pronto a virare nella maniera più opportuna che per tirare avanti è pronto a buttare nella fornace tutto e tutti. Siamo il popolo politicamente più cretino d’Europa e ne paghiamo  le conseguenze.

Il dibattito sull’art 18 e la riforma del lavoro, un autentica vergogna civile, fatta con una logica non riformista di cui ci sarebbe bisogno ma esclusivamente per dare qualcosa da mettere sotto i denti alla  Confindustria e a Berlino, è la prova di quanto oramai sia miope e provinciale la nostra visione di fondo. La responsabilità non è solo dei politici ma anche degli intellettuali, dei giornalisti e di tutta la classe dirigente che non fa il proprio dovere, preferendo tutelare le proprie rendite di posizione per non mettere in discussione il potere costituito. L’aumento della disoccupazione e della sottoccupazione che causerà la riforma di Renzi farà aumentare la spesa pubblica e il debito, ma pazienza porsi oggi queste domande non è “cool “.Le cose però stanno cambiando molto velocemente non dipendendo più solo dal nostro sgangherato popolo, ma dai grandi cambiamenti mondiali che stanno avvenendo.Renzi dice che l’Italia farà quello che ordina la Germania non per dovere ma per piacere e  per nostro interesse, poi dopo questa giaculatoria imbrogliona degna dell’ultimo Mussolini ,  con le sue squillanti   supercazzole non spiega i presunti vantaggi legati al preservare del masochismo economico degli ultimi anni. Parla di generici paradisi liberisti, smentiti anche dai più seri economisti conservatori, e,  un po’ Cicciolina, un po’ Federico Moccia,  parla di rivoluzione dell’amore, cuore europeo, e altri stucchevoli cretinerie degne  dei testi di Pupo a cui del resto somiglia sempre di più.

Il popolo tedesco  è convinto  che gli europei del mediterraneo vogliono vivergli alle spalle e, come le loro turiste  obese, di cui il loro capo del governo e’ ottimo esemplare, accelera il passo davanti ai venditori  nostrani di souvenir. Il loro atavico timore, che gli ometti greco latini siano pronti a imbrogliarli con le loro chiacchiere e a corrompere l’astratto romanticismo con cui concepiscono la purezza economica, è granitico.
Il problema non è da poco e andrebbe risolto rassicurandoli che una maggior libertà dei popoli è anche loro interesse. Bisogna  lavorare insieme per poter uscire concordemente e politicamente dall’euro e dai suoi inganni senza far finire l’europeismo.

L’euro, questa moneta maledetta e sbagliata, resterà nella memoria insieme ai suoi ridicoli parametri come simbolo della presunzione di chi è convinto che l’economia conti più della cultura e della natura degli uomini. Di fronte alla clownesca politica della bce  e di ciò che resta delle democrazie nazionali, il rischio della vittoria del nazionalismo più becero e retrivo cresce. Se le cose continueranno cosi nel 2017 Marine Le Pen potrebbe essere eletta presidente della repubblica francese, Hollande lo ha capito e cerca di correre ai ripari, mentre l’Italia dorme rassicurata dall’ inconsistente opposizione di Berlusconi e Grillo.

Nel 1938 Benito Mussolini scelse Berlino a Parigi. Se nel 1939 Roma fosse intervenuta in guerra insieme alla Francia e all’Inghilterra,  la Germania sarebbe stata travolta prima di prendere Varsavia  dai nostri in sé insufficienti,  ma uniti potenti eserciti, prima di prendere Varsavia e di dare inizio ad uno dei periodi più orridi della storia dell’umanità. Il duce fece questo errore perché era un pazzoide innamorato di sé e per tanti altri motivi in cui non mancarono anche tanti  errori francesi, ma soprattutto ciò avvenne perché non solo non eravamo una democrazia, ma perchè  dello spirito democratico non avevamo  capito nulla e non ne intuivamo la forza.  La Francia , malata di retorica, militarmente riuscì a fare peggio di noi, ma ebbe la dignità e la fortuna di non oltraggiare la sua bandiera, non vivendola come un  semplice stendardo, ma  come simbolo che nei tre colori aveva incisi i diritti del suo popolo  e, quando noi avemmo Badoglio e Salò, ebbe De Gaulle.
Recidivi nella nostra antica supponenza che la democrazia sia una bella parola da dire su tutto ma da non vivere mai,  la storia ci sta dando un’ altra opportunità. L’Italia è potente ancora a sufficienza da spostare, se alleata con Parigi, gli equilibri europei . Un asse tra Roma e Parigi  rassicurerebbe anche l’America perché bilancerebbe il nazionalismo velleitario e la pigrizia economica d’oltralpe e si offrirebbe come possibile garante di nuovi equilibri atlantici in un mediterraneo sempre più complesso.

Non la Grandeur, ma la visione degli “italiani liberi”,  con l’antica idea della fratellanza democratica d’Europa, che ritorna e attende.

(*) Giornalista Pubblicista – Vicecaporedattore IQ

http://cristianottaviani.tumblr.com/post/99577509388/roma-parigi-limpossibile-alleanza

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